FRA2Francesco Bettella ha 27 anni. Membro del Direttivo della Sezione UILDM di Padova e laureato in Ingegneria Meccanica da pochi mesi, ha una grandissima passione, il nuoto, che pratica da oltre 13 anni con l’ASPEA Padova. Una passione che Francesco ha saputo coltivare con tenacia e determinazione, fino al debutto in Nazionale nel 2009. La prima volta che lo abbiamo intervistato, per il nostro DM, era rientrato da pochi giorni dalle Paralimpiadi di Londra 2012, un’esperienza unica che ci aveva raccontato con gioia ed emozione.
Ora Francesco è a Rio De Janeiro, esponente di punta della spedizione Paralimpica italiana di nuoto, ed è tra gli atleti che hanno ottime possibilità di arrivare a medaglia per il nostro Paese. È per questo, e per quattro anni vissuti se non pericolosamente, certamente con grande intensità e soddisfazioni, che prima della partenza per Rio abbiamo voluto incontrarlo, per farci raccontare di persona le importanti tappe che hanno costellato lo straordinario viaggio con destinazione #Rio2016.
A Francesco, ragazzo disponibilissimo e solare, il più grande in bocca al lupo di tutta la UILDM, che durante le Paralimpiadi farà certamente un tifo sfrenato per lui!

Dopo Londra 2012, Francesco, hai vissuto 4 anni molto impegnativi, vero?
Devo ammettere di sì! Continuando a studiare e ad allenarmi, ho portato avanti una programmazione che mi permettesse di partecipare ai Mondiali del Canada, nel 2013, e a distanza di un mese di concludere il primo ciclo di studi con il conseguimento della Laurea triennale in Ingegneria Meccanica, dopo la quale mi sono subito iscritto alla Magistrale, per completare il percorso. A quel punto ho deciso di dare la massima priorità allo studio, per fare in modo di essere a un buon punto sotto questo aspetto, una volta che l’appuntamento con #Rio2016 fosse apparso all’orizzonte. Per tutto il 2014 e il 2015 ho continuato a nuotare, ma con ritmi più blandi, rinunciando alle gare internazionali. Questa scelta mi ha permesso di arrivare a settembre del 2015 con solo 3 esami da fare e la tesi, e mi ha dato l’opportunità di avviare quell’intensa preparazione necessaria per le Paralimpiadi.

Da quel momento, quindi, gli allenamenti sono tornati ad essere quotidiani?
Necessariamente, anche perché la partecipazione a un’Olimpiade, o Paralimpiade che dir si voglia, non è mai scontata, uno deve guadagnarsela, per cui ho iniziato a dare il massimo, con grande impegno, perché non volevo mancare questo appuntamento! A gennaio di quest’anno, poi, mi sono sottoposto a una visita di revisione della mia classificazione [una prassi, quando si parla di patologie progressive come quella di Francesco], a seguito della quale sono stato spostato nella categoria inferiore. A maggio, infine, ho potuto fare una sorta di test delle mie condizioni, partecipando agli Europei di Funchal, in Portogallo.

Dove nella nuova categoria hai vinto tre argenti, nei 200 stile libero, nei 50 dorso e nei 100 dorso, stabilendo anche tre Record Italiani Assoluti. Complimenti!
È stata davvero una grande soddisfazione, perché dopo due anni di attività più leggera, riprendere con allenamenti intensi è stato molto faticoso, come anche riprendere il ritmo della gara. Tutto il lavoro fatto e alcuni momenti di competizione sono stati però davvero utili, importanti, per prepararmi e per darmi la giusta carica e motivarmi, perché significa aver lavorato bene, anche se ho concentrato in pochi mesi l’attività più intensa. La convocazione ufficiale per Rio è arrivata ai primi di luglio, festeggiata dopo pochissimo tempo insieme al conseguimento della Laurea Magistrale!

Diciamo quindi che in particolare è stato l’ultimo, un anno veramente impegnativo…
Esatto! Da settembre 2015, con tre esami e la tesi, iniziata a novembre, ho dovuto seguire un programma di lavoro serrato e senza deroghe, cercando di conciliare studio e allenamenti. Non è stato facile ma ero, e lo sono ancor più oggi, molto carico per l’Olimpiade. Al rientro da Rio, però, prenderò un bel periodo di riposo, perché voglio festeggiare come si deve i bellissimi traguardi di quest’anno indimenticabile.

Spiegaci come ti stai preparando per Rio. Quante occasioni avremo per fare il tifo per te?
Disputerò due gare, i 100 metri dorso (9 settembre, ore 22.30) e i 50 metri dorso (15 settembre, ore 00.44), mentre i 200 metri stile libero non si disputeranno a causa del mancato raggiungimento del numero minimo di atleti. Si tratta della mia gara preferita quindi spero tanto che nei prossimi appuntamenti si riesca a metterla in programma. In questi mesi mi sto allenando un’ora e mezza tutti i giorni, in particolare ho iniziato gli allenamenti in vasca lunga per perfezionare il ritmo di gara sui 50 metri. In questa ultima fase stiamo puntando in particolare al miglioramento della velocità.

Da un punto di vista emotivo, come ti senti rispetto al 2012?
Beh, la pressione c’è sempre, avendo ottime opportunità di arrivare a medaglia il peso delle aspettative non lo posso negare. Diciamo che rispetto a Londra, forse la sto vivendo più serenamente. Man mano che le gare si avvicinano, però, cresce sicuramente una certa ansia. Anche perché in questi quattro anni è cresciuta molto la visibilità dello sport paralimpico. All’interno della nostra Federazione (FINP Federazione Italiana Nuoto Paralimpico) c’è stato un incremento davvero importante di partecipanti alle attività proposte, sia a livello di numeri che di qualità. Basti pensare che a Londra eravamo in undici a rappresentare l’Italia in vasca, mentre a Rio abbiamo ottenuto ben ventuno posti, quasi il doppio, e molti di noi possono ambire a una medaglia. In questi anni sono cresciuti tanti atleti giovani anche grazie a un grande lavoro in ambito di comunicazione della nostra Federazione, tra quelle più seguite e che destano maggiore interesse, anche a livello mediatico.

Raccontaci anche come si è sviluppato nel frattempo il tuo rapporto con UILDM, il tuo impegno al suo interno
Da un paio d’anni faccio parte del Direttivo della Sezione di Padova, una realtà che mi ha molto aiutato in questi anni, soprattutto nei periodi di maggiore bisogno da un punto di vista fisico e motorio. Fino al 2012 avevo meno acciacchi, ero più giovane. Dopo Londra, invece, e in particolare quest’anno, UILDM è stata fondamentale. Nutro profondo rispetto per il grandissimo lavoro svolto dall’associazione, non solo qui a Padova ma in tutte le Sezioni locali. Anno dopo anno riesco a capire con sempre maggiore chiarezza il valore delle molteplici attività svolte, da tante persone, giovani e più mature, che mettono a disposizione il loro tempo, le loro energie, per seguire un gran numero di persone e praticamente a 360 gradi. Mi rendo conto che si tratta di attività che richiedono tanto sostegno attivo, per portarle avanti al meglio, e se da un lato sento che vorrei far parte anche di questa squadra, dall’altro sono consapevole di avere ancora tanta strada da fare e tanto da imparare, quindi farò un passo alla volta e vedrò, in questo ambito, cosa mi riserverà il futuro.

E l’esperienza presso l’Ateneo padovano come è stata?
Mi sono trovato molto bene all’Università, in particolare in questi ultimi anni. L’accessibilità di alcuni locali ed edifici può senza dubbio essere migliorata, per esempio l’aula magna di Ingegneria dove mi sono laureato non è accessibile, a causa di una rampa di scale, e nonostante non fossi la prima persona in carrozzina a dover accedere a quell’aula, in questi anni non è stato previsto alcun intervento definitivo per risolvere il problema. In particolare nel mio Dipartimento mi sono sempre trovato davvero bene e anche il Servizio Disabilità dell’Università mi è stato di grande aiuto.

Raccontaci qualcosa anche sulla tua tesi!
Per la tesi della Magistrale ho scelto come argomento l’analisi della carrozzina utilizzata per il wheelchair rugby! Ho partecipato al Progetto Wheelchair Rugby, biennale, che coinvolge la Nazionale Italiana di questo sport. Il tutto è partito a ottobre del 2015, quindi l’ho seguito fin dall’inizio, andando anche con la squadra nei ritiri. Gli obiettivi del progetto sono la valutazione dei benefici psicofisici dell’attività sportiva negli atleti con disabilità, con l’introduzione di metodologie innovative per la valutazione funzionale e l’allenamento ottimale grazie all’utilizzo di strumentazioni all’avanguardia. Nello specifico, il mio studio ha interessato il telaio della carrozzina da gara, di cui ho fatto un’analisi strutturale. È stata un’esperienza molto bella. Il wheelchair rugby mi affascina molto, ho anche provato a giocare, prima di riprendere gli allenamenti in vasca, e mi sono proprio divertito. Anche perché, venendo da uno sport individuale, ho apprezzato tanto l’esperienza “di squadra”. Bellissima. Spero di riuscire a rimanere all’interno del progetto anche per il secondo anno. Dimenticavo, dopo #Rio2016 dovrò tornare a concentrarmi sullo studio anche per l’esame di stato!
Le mie sfide non finiscono MAI!

E conti di continuare con l’attività agonistica, o il nuoto diventerà un hobby e magari ti attiverai per la sua promozione?
Intendo proseguire almeno per un altro paio d’anni, poi vedremo! I Mondiali di Messico 2017 saranno il mio prossimo obiettivo sportivo. Credo poi che la migliore promozione per lo sport, il miglior modo per esserne ambasciatori, sia praticarlo con passione e in modo pulito, quindi proseguirò su questa strada! Ormai sono 13 anni che nuoto a livello agonistico, è una grande parte della mia vita, che grazie allo sport è sicuramente migliore. Lo sport ha contribuito a formarmi il carattere, aiutandomi moltissimo anche con la carriera universitaria perché mi ha insegnato a gestire la tensione, l’ansia, a organizzarmi nello studio, negli allenamenti, a trovare il giusto equilibrio, quindi è stato fondamentale per la mia crescita, il mio sviluppo, la mia maturazione. Non lo so se riuscirò mai a farne a meno! (C.N.)

Visita anche il sito di Francesco, www.francescobettella.com.
*Gli orari indicati si riferiscono all’ora italiana.