Secondo Manifesto donne disabilità

L’immagine di copertina del Secondo Manifesto con la campionessa di tiro con l’arco Santina Pertesana

Grazie al centro Informare un’h della Sezione UILDM di Pisa, è disponibile la traduzione italiana del “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea”. La traduzione è stata curata da Simona Lancioni, responsabile del centro Informare un’h, e da Mara Ruele.

L’esigenza di tradurre il Secondo Manifesto è scaturita dal fatto che nell’agosto 2016 l’Italia è stata richiamata dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità perché le politiche rivolte alle donne non tengono in considerazione le esigenze delle donne con disabilità, e quelle per la disabilità non si occupano di questioni di genere. Questa è una lacuna gravissima che impedisce di contrastare efficacemente la discriminazione multipla a cui sono soggette le donne con disabilità, e di cui si parla anche nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Il Secondo Manifesto spiega come integrare vicendevolmente queste due politiche. La circostanza che questo strumento non fosse disponibile in lingua italiana ne ha impedito la divulgazione. Esso è stato adottato a Budapest, il 28-29 maggio 2011 dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (European Disability Forum – EDF) in seguito ad una proposta avanzata dal Comitato delle Donne dell’EDF, ed è stato approvato anche dalla Lobby Europea delle Donne (European Women’s Lobby).
In Italia, pur avendo ratificato la Convenzione ONU, nessuno ha mai sentito fino a oggi l’esigenza di tradurre il Secondo Manifesto. Eppure si tratta di un documento fondamentale per contrastare le molteplici discriminazioni che incontrano le donne e le ragazze con disabilità per il semplice fatto di essere sia donne che disabili. Suddiviso in diciotto aree tematiche, il Secondo Manifesto ha un taglio operativo e di facile utilizzo, la sua flessibilità gli consente di adattarsi alle specificità territoriali, e di mettere in luce molti aspetti della discriminazione di genere ai quali, nel nostro Paese, non siamo abituati a prestare attenzione.

Passaggi storici
Il Secondo Manifesto non è una novità editoriale. Il primo “Manifesto delle Donne con Disabilità” fu adottato dal Forum Europeo sulla Disabilità il 22 febbraio 1997 con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla specifica condizione delle donne con disabilità; esso ebbe anche il merito di contribuire ad istituire un Comitato permanente di Donne all’interno del Forum stesso.
Nel 2006, quando venne approvata la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, che introduceva anche a livello normativo un nuovo paradigma basato sui diritti umani delle persone con disabilità, divenne evidente che tutte le politiche, le normative, le direttive programmatiche, e tutto quanto serve a definire gli interventi rivolti alle persone con disabilità avrebbe dovuto essere rivisto e modificato alla luce dei diritti e dei principi enunciati dalla Convenzione ONU. Il Secondo Manifesto nasce da questa esigenza di revisione.

Perché il Secondo Manifesto
Esso può contribuire a creare le condizioni culturali e materiali affinché il percorso di libertà delle donne con disabilità non sia più difficoltoso di quello delle donne senza disabilità, o degli uomini (con o senza disabilità). Per ottenere questo risultato è necessario supportare le donne con disabilità perché possano diventare protagoniste delle proprie vite. Pertanto è fondamentale che ognuna e ognuno, per quanto di propria competenza, e a tutti i livelli, si senta coinvolta/o nella realizzazione di questo progetto, e si adoperi per fare in modo che si concretizzi.

Il testo è scaricabile qui:
Forum Europeo sulla Disabilità, Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea. Uno strumento per attivisti e politici, adottato a Budapest il 28-29 maggio 2011 dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) in seguito ad una proposta del Comitato delle Donne dell’EDF, approvato dalla Lobby Europea delle Donne, revisione realizzata alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle Persone con Disabilità, versione in lingua italiana, traduzione a cura di Simona Lancioni e Mara Ruele, Peccioli (PI), Informare un’h, 2017, p. 71, in formato pdf.