di Paola Caporossi*
Siamo forse all'epilogo della tormentata vicenda del nuovo ponte sul Canal Grande di Venezia progettato da Santiago Calatrava, ma inizialmente non accessibile. Il Comune ammette gli errori: non resta che far tesoro dell'esperienza
«Mai più a Venezia opere pubbliche inaccessibili». Questa la promessa dell'Amministrazione Comunale lagunare al termine di un confronto con le associazioni rappresentative del mondo della disabilità, voluto dall'assessore ai Lavori Pubblici Mara Rumiz, per discutere la tormentata vicenda del nuovo ponte sul Canal Grande, ideato da Santiago Calatrava, già molte volte affrontata su queste colonne, anche con uno specifico dossier in DM 152 [Il quarto ponte di Venezia, N.d.R.].
In pratica, un'opera di straordinaria modernità, progettata da uno degli architetti più famosi del mondo, ma inaccessibile alle persone con difficoltà motorie e di difficile fruizione per chi ha problemi di vista.
Dopo numerose polemiche e accuse - che come noto hanno sollevato un fervente dibattito a livello nazionale e internazionale - l'Amministrazione veneziana sembra quindi aver voluto mettere un punto alla vicenda, invitando ad uno schietto confronto i diretti interessati.
Il risultato è stato il riconoscimento degli errori del passato e l'impegno formale per il futuro. «C'è stata una sottovalutazione del problema dell'accessibilità - ha ammesso l'assessore Rumiz - e si è sbagliato a non considerare in fase progettuale la necessità che il ponte dovesse essere superato da tutti. Si è persa quindi un'occasione importante di qualificazione della città, non solo per rispondere alle esigenze di coloro che hanno difficoltà motorie, ma anche perché il nuovo ponte avrebbe potuto essere lo straordinario veicolo di una diversa immagine di Venezia, città della contemporaneità, attenta alla qualità urbana e alla piena vivibilità. Ma d'ora in avanti l'accessibilità di un'opera costituirà certamente uno degli elementi prioritari per la sua realizzazione. Quando ci si è resi conto della situazione - ha concluso l'assessore - era ormai troppo tardi e l'unica strada percorribile è stata quella della "riduzione del danno", con la decisione di dotare il ponte di un sistema che ne consentisse il superamento anche alle persone con disabilità».
A quel punto, accantonata la prima ipotesi di realizzare un servoscala, le stesse associazioni delle persone con disabilità si sono impegnate attivamente per proporre alcune soluzioni.
Con il supporto di un gruppo di professionisti da anni impegnati nella promozione e nella pratica dell'Universal Design, sette diverse proposte vennero presentate nel febbraio del 2003 all'allora sindaco Paolo Costa, con la richiesta che le ipotesi venissero trasmesse e discusse con l'architetto Calatrava.
«Dopo un lungo studio di fattibilità - ha raccontato il direttore dei lavori Roberto Scibilia - anche su ispirazione di quelle idee si decise di realizzare la soluzione più praticabile: la nota "ovovia", un dispositivo traslante che consentirà alle persone con difficoltà motorie di passare da un'estremità all'altra del ponte». La cabina potrà trasportare una persona in carrozzina e l'eventuale accompagnatore, in un tempo stimato di circa sei minuti.
Oggi però, mentre la struttura in acciaio del quarto ponte è in via di ultimazione e il progetto per l'ovovia è in fase esecutiva, anche i rappresentanti dei disabili che hanno partecipato all'incontro con l'Amministrazione Comunale non hanno mancato di far sentire la loro voce.
«Il rammarico maggiore rispetto alla soluzione individuata - secondo Alberto Arenghi, portavoce del gruppo di progettisti che nel 2003 diede il proprio contributo per risolvere la questione - è che quest'opera non potrà essere vissuta dai disabili come spazio architettonico, ma solamente "attraversata". In particolare l'ovovia si configura come una sorta di "accanimento tecnologico" che restituisce una sorta di "servoscala cabinato"».
«A maggio del 2003 - ha ricordato Giampaolo Lavezzo, consigliere nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - l'ex sindaco Costa, in accordo con il progettista, si impegnò a realizzare una delle proposte formulate dalle nostre associazioni, in deroga al principio che gli ausili meccanici non debbano essere applicati alle nuove strutture che per legge devono essere accessibili. Soltanto nel corso di questo incontro però - ovvero nel luglio del 2005 - abbiamo appreso che è stato appaltato un meccanismo diverso del quale ci è stata consegnata ora la documentazione».
«Certo - ha concluso Lavezzo - sarebbe stato opportuno aspettare il nostro parere. E in ogni caso ci impegnamo ad esprimere le nostre considerazioni al più presto, auspicando per il futuro un costante coinvolgimento delle associazioni interessate».
Garanzie sui sistemi di sicurezza del dispositivo traslante e sulla facilità di utilizzo da parte degli utenti sono state richieste dal vicepresidente del Comitato Regionale UILDM Gianfranco Bastianello, mentre Graziella Zuccarato, presidente provinciale dell'UIC (Unione Italiana Ciechi) si è preoccupata che vengano prese tutte le precauzioni (segnali tattili, dispositivi acustici, contrasti cromatici) per permettere al disabile visivo di muoversi in sicurezza.
«Bisogna far tesoro - ha affermato in conclusione Giuseppe Toso, consigliere delegato del sindaco sui temi dell'accessibilità - di quanto è accaduto con il ponte di Calatrava perché non si presentino più problemi di questo tipo. L'unico merito di tutta questa amara vicenda è stato di aprire gli occhi agli amministratori sulle esigenze delle persone con disabilità. Non è un caso che negli ultimi anni il Comune abbia conseguito traguardi importanti come la costituzione di un ufficio per l'eliminazione delle barriere, l'adozione del PEBA (Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche) e l'avvio di progetti significativi che contribuiranno a dare una nuova immagine della città».
Della vicenda del quarto ponte sul Canal Grande di Venezia, DM si è occupato in:
*Progetto Lettura Agevolata del Comune di Venezia.