a cura di Elisabetta Gasparini e Barbara Pianca
Molti buoni film, alcuni divi e accessibilità decisamente in crescita. È il bilancio delle inviate di DM alla 62a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, con uno spazio particolare dedicato alla vicenda di Gil Rossellini
Incominciamo percorrendo con una rapida carrellata la 62a Mostra del Cinema di Venezia, una kermesse efficiente e blindata, punteggiata di metal detector, con star del calibro di George Clooney e Russell Crowe e molti buoni film. Il Leone d'Oro è andato ad una storia d'amore intensa e impossibile, raccontata con sapienza e passione. È l'ultima evoluzione del genere western, quella dell'amore proibito tra due cowboy, Brokeback Mountain di Ang Lee, con i bravi Jake Gyllenhaal e Heath Ledger.
Un'annotazione: mentre l'anno scorso saltava all'occhio la massiccia presenza di storie incentrate su temi "sociali" come l'AIDS, l'aborto, l'eutanasia, la disabilità psichica, la pedofilia, quest'anno si è avvertita una diffusa tensione verso il superamento della razionalità, con proposte di interpretazione del reale di tipo fantastico (la favola occidentale I fratelli Grimm di Terry Gilliam e quella esuberante e orientale Yokai Daisenso di Miike Takashi; il nonsense dell'autoreferenziale Takashi's di Takeshi Kitano) o di tipo mistico (Mary di Abel Ferrara, per me il più vibrante tra i film visti; Die Grosse Stille, un documentario "esperienziale" sulla vita monastica di Philip Groning; La passione di Giosuè l'ebreo di Pasquale Scimeca; Drawing Restraint 9 di Matthew Barney, marito di Bjork).
Emblematico, in questo senso, L'esorcismo di Emily Rose di Scott Derrickson, film notevole e spaventoso sulla morte, realmente accaduta, di una ragazza in seguito a un esorcismo. L'opera, che affronta la vicenda giudiziaria del sacerdote accusato di omicidio, è incentrata proprio sul dibattito tra razionalità e accettazione del mistero.
(B.P.)
Ma oltre ai film - come sempre - DM era presente al Lido di Venezia anche per verificare la situazione dell'accessibilità. Ebbene, non tutto è stato perfetto, ma questa volta ci siamo avvicinati, anche se nel nostro Paese le cose cambiano lente e solo grazie alla disponibilità dei singoli. Una fatica terribile!
Come UILDM e come redazione di DM, abbiamo organizzato in luglio l'abituale sopralluogo per verificare l'accessibilità della Mostra e abbiamo rilevato alcuni adeguamenti, specie nei bagni. Inoltre, per la prima volta abbiamo coinvolto il delegato del Sindaco di Venezia per l'accessibilità e il responsabile comunale dell'Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche. Grazie a loro, la Biennale ha ricevuto una lettera a firma del sindaco. Nella tabella in coda a questo servizio diamo conto dei risultati.
Accessibili inoltre le biglietterie (con acquisto anche tramite Internet) e quasi tutti gli spazi dell'Hotel Excelsior, del locale Beck'stage e della zona Giornate degli autori. Ingresso gratuito per gli accompagnatori.
Cosa manca ancora? Segnaletica e informazione, dalla brochure alla cartellonistica sui posti riservati. Sempre migliorabile infine la situazione dei parcheggi. Un'enorme nota di merito, per concludere, alla gentilezza e alla disponibilità degli addetti ai lavori.
(E.G.)
La Mostra del 2004 aveva raccontato la disabilità attraverso due film (Mare dentro di Alejandro Amenàbar e Le chiavi di casa di Gianni Amelio) che romanzando la condizione del protagonista disabile, avevano rischiato la retorica. Un pericolo che non sfiora il documentario Kill Gil del produttore e regista Gil Rossellini, evento speciale della sezione Orizzonti 2005.
Qui la retorica è evitata non solo per la peculiarità del linguaggio documentaristico (l'aveva evitata nel 2004 anche Un silenzio particolare di Stefano Rulli), ma soprattutto per l'originalità e l'intensità dell'approccio stilistico: quella che appare sullo schermo, infatti, non è l'analisi di un evento, ma lo svolgersi dello stesso, senza filtri.
Rossellini - figlio adottivo del celebre regista Roberto e fratello dell'altrettanto nota Isabella - ama videoriprendere e porta sempre una videocamera con sé. Per questo il documentario inizia con le immagini di Venezia 2004, dove egli aveva presentato, come produttore, il film malese La principessa del Monte Ledang di Saw Teong Hin e continua con altre immagini di repertorio personale.
È solo la voce del regista, invece, a raccontare il 19 novembre 2004, quando, a causa di un virus, Rossellini è entrato in coma per tre settimane. Le immagini tornano sul volto intubato e addormentato, testimoniandone poi il risveglio, le difficoltà dell'accettazione di essere diventato paraplegico e il successivo periodo di riabilitazione.
La forza del film - presentato in anteprima mondiale - è l'assenza di mediazione tra spettatore e stanza di ospedale, dove il nuovo corpo del regista disabile viene mostrato senza pudore, le gambe prive di strati di pelle, le piaghe da decubito, le tracce delle numerose operazioni chirurgiche. La riabilitazione - in un esclusivo e costoso centro svizzero - testimonia infine il percorso di conoscenza con il nuovo corpo.
Ecco cosa ha raccontato l'autore, con un fil di voce, ai giornalisti.
Il film: «Dopo il coma ci ho messo dieci giorni per capire cos'era successo: ero irrequieto e nervoso. Ho cominciato a girare appena ho potuto, per passare il tempo e vincere la paura. Ci ho lavorato molto, di giorno e di notte».
L'effetto: «Il film è stato una terapia e un gran divertimento. Fin dall'inizio l'ho pensato per un pubblico, anche se ora non mi è facile assimilare le prime reazioni degli spettatori, specie degli amici, mi sento turbato».
La paura: «Ne ho avuta molta e non tanto di non poter camminare. Avevo paura perché non sapevo cosa sarebbe successo».
L'ironia: «All'inizio il film si chiamava Videodiario da un coma profondo, ma era un titolo pesante. Ispirandomi a Kill Bill di Quentin Tarantino, ho ideato un titolo più ironico. L'ironia è da sempre il mio punto di forza».
Venezia: «Tornare qui dopo ciò che è accaduto è una bella emozione, è come tornare a casa».
Il pudore: «La malattia non si racconta attraverso le metafore, ma così com'è. Quando ti ammali, il pudore sparisce: quello che mostri non è il corpo ma la malattia».
(B.P.)
All the invisible children (Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Kátia Lund, Jordan e Ridley Scott, Stefano Veneruso e John Woo)
Sette storie di bambini "invisibili", dai bambini soldato africani ai figli dell'AIDS negli USA, da chi in Serbia è costretto al furto dal proprio padre allo scippatore napoletano Ciro, dalle favelas brasiliane alle immagini di guerra di un fotografo inglese, al meraviglioso episodio di due bimbe cinesi. I proventi dell'opera vanno all'Unicef e all'Associazione per la Fame nel Mondo.
The Constant Gardener (Fernando Meirelles)
Con Ralph Fiennes, diplomatico britannico a Nairobi, e la moglie Rachel Weisz che raccoglie le prove che una multinazionale farmaceutica sperimenta un medicinale sulla gente più povera del Kenya. C'è un po' di tutto: intrigo internazionale, amore e buoni sentimenti di solidarietà.
Everything is illuminated (Liev Schreiber)
Divertente e ironico viaggio in Ucraina di Elijah Wood, uno studente ebreo alla ricerca di una donna che salvò suo nonno dai nazisti. È simpatica l'idea che un americano ricerchi le proprie origini in un Paese come l'Ucraina. Altro segno di un'America meno arrogante?
Good Night, and Good Luck (George Clooney)
Trionfo annunciato per un film dal taglio documentaristico sul giornalismo TV e il maccartismo. Perfetto, forse troppo e, a parere di chi scrive, un po' scontato. Clooney è molto simpatico, bravi gli attori, grande successo di pubblico.
(E.G.)
Edmond (Stuart Gordon)
William H. Macy dà vita ad un personaggio insoddisfatto, che cerca alla cieca, tra prostitute e carcerati, il posto giusto per se stesso, fino a trovarlo nella sorprendente e delicata scena finale. Regia ritmata su una pièce di David Mamet. Una chicca.
Fragile (Jaume Balagueró)
Un horror che svolge un'idea interessante (un'infermiera ossessionata da una bimba con l'osteogenesi imperfetta le spezza le ossa per tenerla con lei) a suon di effetti sonori gridati e poco approfondimento per la figura della protagonista, Calista Flockhart.
Gabrielle (Patrice Chéreau)
Isabelle Huppert ha vinto un Leone Speciale per la sua incredibile recitazione. Solo che la donna autolesionista, cerebrale, incapace di uscire da un loop di dolore in cui si autocompiace è il personaggio ormai classico dell'attrice e un tema ormai trito del cinema intellettuale francese.
Mary (Abel Ferrara)
Juliette Binoche è un'attrice che interpreta Maria Maddalena e al termine delle riprese, sconvolta dal rivoluzionario messaggio di Gesù, attua l'unica conversione possibile, e cioè radicale. Premio speciale della Giuria a un film denso, spirituale, necessario. Bravissimo Forest Whitaker.
(B.P.)
Sala Grande: accesso tramite rampa esterna lato Casinò - posti dedicati per carrozzine e accompagnatori - bagno raggiungibile con rampa esterna in hall
Palagalileo: accesso da entrambi i lati, meglio dal lato Casinò - posti dedicati - bagno prefabbricato estereno
Sala Perla: accesso con ascensore e montacarichi dalla darsena - posti dedicati - montascale riparato (dopo quattro anni, finalmente!) - bagni al primo e al terzo piano, nuovi, per uomo e per donna
Sala Volpi: accesso dall'esterno
Pala Alice: tensostruttura accessibile - posti dedicati - bagni esterni prefabbricati
Sala Astra e Sala Video: accessibili
Sala Pasinetti e Sala Zorzi: non accessibili