DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Con tanta semplicità

di Romina Sgarra

 

A volte è più facile di quanto si pensi riuscire ad incontrare personalità ai vertici delle istituzioni. È capitato, qualche mese fa, ad un gruppo di persone della UILDM con il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati

 

Era il 19 giugno del 2005, ma non vale la pena di sforzare le meningi perché questa data non ricorda anniversari, ricorrenze particolari o festività. Allora perché iniziare un articolo indicando "un giorno qualunque"? Perché molte volte sono proprio quelli che rimangono maggiormente impressi, senza per forza di cose dover rappresentare "eventi da telegiornale".

Non amo la politica: sostantivo femminile poco singolare in cui poli sta ad indicare tante parole... e pochi fatti. È anche vero, però, che essendo una persona interessata ad ascoltare la gente, ho sempre cercato di crearmi un'opinione personale di chi conosco direttamente o attraverso i mass-media, senza dare adito alle critiche degli altri. In poche parole, né amo né disprezzo qualcuno per azione riflessa.

Lo so, continua ad essere incomprensibile il collegamento fra la data iniziale e quello che ho appena scritto, ma non sarei donna se non mi dilungassi un po'!...

Il primo tentativo

Nel 2004, in molti Comuni d'Italia, erano stati eletti dei nuovi sindaci. Pur non risiedendo a Bologna, ho sempre considerato il capoluogo emiliano come una mia seconda casa perché negli ultimi sedici anni - per motivi concernenti la mia malattia - ho inizialmente dovuto e poi voluto essere curata in alcuni ospedali e cliniche di questa che, non a caso, è definita "la città dotta".

In quello stesso giorno si svolgevano le votazioni per eleggere la Giunta Comunale nella mia città, ma i miei pensieri erano lontani ben quattrocento chilometri, perché fra i candidati per la nuova amministrazione bolognese figurava il nome di un uomo che stimo da quando era segretario della CGIL, il signor (è il caso di dirlo) Sergio Cofferati.

Nel luglio di quell'anno ero proprio a Bologna per il mio annuale ricovero. Chi mi conosce poteva immaginare che la prima cosa che avrei fatto appena messo piede (o ruota?) in città sarebbe stata cercare di contattare il neoeletto sindaco. Purtroppo non fu possibile a causa dei numerosi impegni che il nuovo incarico gli imponeva. Ovviamente non mi sono arresa - non fa parte del mio carattere - e l'anno successivo sono tornata alla carica.

In sole tre settimane!

E così, tre settimane prima del mio ricovero, nel 2005, ho scritto una lettera a Cofferati, sottolineando il mio desiderio di poterlo finalmente incontrare. Non nego che le mie speranze fossero poche, ancor meno quando alcuni amici bolognesi mi riferirono che c'erano liste d'attesa lunghe sei mesi per essere ricevuti dal sindaco, per ottenere, a volte, soltanto un appuntamento con il vice. Ricordo che dissi: «Mal che vada, ci ho provato».

Circa dieci giorni dopo il mio arrivo a Bologna, vidi però apparire sul display del mio cellulare un numero locale. Risposi, pensando di parlare con qualche mio conoscente residente in zona e invece era la segretaria del sindaco che mi comunicava che Sergio Cofferati avrebbe ricevuto me e i miei amici il giorno successivo.

Esprimere la mia gioia a penna non rende l'idea, perché poteva comprenderla soltanto chi ha osservato i miei occhi nel momento in cui ho comunicato la notizia. La notte che ha preceduto l'incontro ho dormito poco più di due ore e una volta tanto non per i dolori alla schiena!

Momenti da ricordare

Un brano del passato cantava «è finalmente domenica», l'unico giorno, tra l'altro, in cui possono uscire i pazienti dell'Ospedale Nigrisoli. Siamo in otto a recarci presso l'antico municipio, completamente accessibile alle carrozzine. Giusto l'attesa della fine di una cerimonia di nozze e vediamo Cofferati venirci incontro nel salotto adiacente la Sala Rossa, ancora gremita dagli invitati degli sposi.

Mi ha subito colpito la cordialità con cui è venuto a stringerci la mano: è proprio vero che signori si nasce! In quel momento il "primo cittadino" si è messo da parte, lasciando il posto all'"amico Sergio" che ci ha fatto visitare alcune sale (tra cui quella consiliare, dove la destra siede a sinistra e viceversa!), rispondendo al tempo stesso alle nostre domande e facendoci sentire a nostro agio in ogni istante. Prima di congedarci ci ha consigliato di visitare anche il piano superiore per ammirare soprattutto gli affreschi della Cappella Farnese.

Ho guardato l'orologio, erano trascorsi soltanto venti minuti, ma sono stati quelli che amo definire momenti che ti lasciano qualcosa da ricordare.

A Bologna c'è tanto da fare!

Ultimamente, devo dire, ho conosciuto ben poche persone interessanti: fra queste inserisco sicuramente Cofferati. In molti mi hanno chiesto: «Ma come hai fatto ad ottenere un appuntamento col sindaco di Bologna in sole tre settimane?». Adesso posso dare una risposta: è stato semplice, perché avevo di fronte una persona di una semplicità squisita e naturale.

Chi si aspettava da me un articolo politico sarà magari rimasto deluso, ma conosco i miei limiti e lascio questo compito ad esperti del settore come Bocca e Scalfari (miei miti del giornalismo). Non nego che avrei voluto porgli mille altre domande, ma mi è rimasto giusto il tempo di dirgli che i suoi ammiratori sperano che la carica di sindaco sia una parentesi che lo porti in futuro a ricoprire incarichi a livello nazionale. Mi ha risposto che c'è talmente tanto lavoro da sbrigare a Bologna che non pensa assolutamente di andare altrove!

A me non resta quindi che augurargli buon proseguimento, con la speranza che Bologna possa davvero diventare "una città per tutti". Il lavoro è lungo, lo so, ma ha la tenacia e la determinazione per riuscirci. Chi ha già criticato il suo lavoro probabilmente non ha mai conosciuto le vere persone "egoiste e incompetenti" (come è stato anche definito). Da parte mia avrei un lungo elenco da esibire...