DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Disabilità trattate diversamente

di Gennaro Palmieri*

 

Vorrei sollevare il problema del disuguale trattamento economico riservato nel nostro Paese alle persone con disabilità motoria e psichica, rispetto ai non vedenti. Infatti, analizzando con attenzione i diversi tipi di disabilità, si potrebbe dire che un disabile non vedente sia potenzialmente molto più autonomo di uno non deambulante o con difficoltà intellettive.

Pensiamo ad esempio alla dimora abituale, dove un non vedente, grazie alle sue spiccate caratteristiche sensoriali, può muoversi con la massima autonomia in tutto l'ambiente, ciò che è proibitivo, invece, per una persona che si muova in carrozzina. Oppure ai bisogni fisiologici, tranquillamente espletabili da un non vedente senza la necessità di alcun accompagnatore. Per non parlare di una trasferta "fuori sede", utilizzando un qualsiasi mezzo di comunicazione - dal pullman al treno all'aereo - che spesso, per un disabile non deambulante, può diventare una vera e propria odissea.

Perché quindi istituti come le pensioni o le indennità devono essere di importo superiore per la disabilità visiva? E perché ai non vedenti viene messa a disposizione un'unità del servizio civile per sei ore giornaliere, completamente a carico dello Stato, per dieci mesi, in veste di accompagnatore e lo stesso non viene concesso ad un invalido civile al 100% e con il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento?

Esiste infine un modo concreto per porre fine a queste sperequazioni o si tratta di un problema di maggiori "protezioni politiche" che assolutamente non si possono toccare?

 

*Presidente UILDM Trani (Bari).