di Tullio Boi
La resilienza, ovvero quel termine che in fisica indica la resistenza di un materiale ad una forza che vuole abbatterlo. Ma quando se ne parla in psicologia, può essere sinonimo di una bella storia di vita
Con il concetto di resilienza - termine che in fisica indica la resistenza di un materiale ad una forza che cerca di romperlo - ebbi l’occasione di imbattermi al tempo dei miei studi di ingegneria. Mai e poi mai, però, mi sarei aspettato che la psicologia se ne sarebbe appropriata, con significati differenti, ma inevitabilmente analoghi. E, in particolare, con riferimento alla malattia, alla capacità dell’individuo di reagire positivamente ad essa, di farne un punto di forza per godersi la vita più di come poteva farlo da “sano”.
Mi ci sono ritrovato, in questo concetto. Soffro di sclerosi multipla da ventidue anni e da quasi cinque mi muovo su una sedia a rotelle. «Che dramma!», mi sembra di intravedere nel pensiero di chi mi sta leggendo. E invece no, state sereni. Non si può definire dramma un evento - alludo alla disabilità nella malattia - che alla fine ti insegna a trascurare le sciocchezze, a gioire di cose enormi che prima ti sembravano minuscole, a riorganizzarti la vita per apprezzarla ancora di più.
A questo punto la voglio raccontare, la mia storia. Ho 46 anni, sono un ingegnere, ho una bimba di quattro anni, una discreta forza di volontà e tanta voglia di vivere, divertirmi e far divertire. Vivo nell’era di internet e questo mi aiuta nel lavoro (progetto da casa e un amico dirige i lavori da noi ideati); mi aiuta ad essere aggiornato su tutto in tempo reale; mi aiuta anche nel divertimento: ho da poco più di un anno l’hobby della satira e lo coltivo sul mio sito in cui pubblico costantemente i miei quadretti (le vignette in agrodolce, sulla disabilità in primis). Ho contatti con tantissime persone.
Posso lavorare da casa, dalla mia terrazza nel verde - quando il tempo lo consente - con il sistema Wi-Fi, posso stare sempre vicino alla mie adorate Ragazze, alias moglie e figlia. Posso, anche d’inverno, andarmene con loro al mare, se gli impegni e la giornata lo consentono. Posso permettermi di dire di no. Dalla carrozzina si può. Non è poco, pensateci... So con certezza, ora, quali sono i veri Amici e chi mi avrebbe invece potuto tradire.
Allora, Lettore, stai pensando ancora «Che dramma»? Leggendo la mia storia, rivivo Sliding doors, quel film che parlava di come poteva evolversi in modi diversi la vita di un individuo se semplicemente avesse imboccato, in un certo momento, una strada differente... E per me la strada differente è stata - mio malgrado - la sedia a rotelle. Seguendo l’altra strada - quella dell’essere “sano” - forse ora non sarei stato felice. Forse ora sarei un professionista sicuramente più ricco, ma anche più stressato, più infelice, meno allegro, meno partecipe della crescita di mia figlia.
Disabile sì, certo. Ma resiliente ancora di più. Sicuro.