Intervista a Giuseppe Romanò
Una struttura residenziale che ospiterà i pazienti del Centro NEMO di Milano e i loro familiari durante i periodi di cura: è il frutto di un accordo con la Fondazione Talamona, già impegnata in questo settore
Tra le ricadute positive conseguenti all’inaugurazione del Centro Clinico NEMO (NeuroMuscular Omnicentre), avvenuta a Milano il 30 novembre scorso, non ultimo vi è anche l’accordo del 6 febbraio tra la Fondazione Serena - che gestisce la struttura e di cui è responsabile il presidente nazionale UILDM Alberto Fontana - e la Fondazione Amici Ematologia Talamona di Cornaredo (Milano), per attuare un progetto che fa pensare a promettenti sviluppi futuri. Si tratta della cosiddetta Casa di NEMO, ovvero di una struttura destinata ad ospitare e ad accogliere i pazienti e i loro familiari, durante le fasi di diagnosi, riabilitazione e terapia presso il nuovo Centro dell’Ospedale Niguarda.
Ma proviamo a scoprire esattamente di cosa si tratta, parlandone con il presidente della Fondazione Talamona Giuseppe Romanò.
Com’è nata la Fondazione Amici Ematologia Talamona?
«Siamo una fondazione di partecipazione, non lucrativa, impegnata in attività a sostegno dei bisogni dei pazienti, tra cui il supporto e lo sviluppo dell’assistenza extraospedaliera alle persone malate e ai loro familiari, con l’ulteriore scopo di favorire la ricerca applicata in campo oncoematologico.
La Fondazione nasce dalla trasformazione dell’omonima Associazione - costituitasi nel 1985 presso la Divisione di Ematologia Talamona dell’Ospedale Niguarda di Milano - al fine di sostenere la ricerca in campo ematologico e di rafforzare le strutture ospedaliere in questo stesso ambito: la ristrutturazione dell’ambulatorio e del day hospital e il progetto esecutivo di ristrutturazione della Divisione stessa - finanziate e gestite interamente dall’Associazione nel 1994 - ne sono il più importante risultato.
Dal 2004 ci siamo dedicati al progetto di realizzazione di una struttura per l’ospitalità dei pazienti e dei loro familiari, provenienti da fuori provincia o regione, per necessità diagnostiche, terapeutiche o riabilitative presso i centri di eccellenza degli ospedali di Milano. La ricerca di una sistemazione logistica economicamente equa e al contempo piacevole e dignitosa in cui permanere durante il periodo della cura è infatti un importante bisogno, considerando che sono circa 200.000 le persone che ogni anno si spostano da tutto il territorio nazionale verso i maggiori centri ospedalieri di cui 80.000 pazienti e 120.000 accompagnatori (dati IULM, marzo 2007).
La Casa Talamona - da noi interamente finanziata e realizzata in soli due anni - è stata così inaugurata nel marzo del 2007: è una sorta di piccolo e innovativo villaggio a dimensione d’uomo, anzi “di famiglia”, pensato perché l’ospite possa ricreare la propria domestica quotidianità mentre è in terapia o mentre assiste il proprio caro. Per la sua capacità recettiva e per le sue qualità in termini di spazi offerti, sia abitativi (ventotto appartamenti completamente attrezzati) che accessori (parco privato di 16.000 mq, ampio parcheggio, auditorium per momenti di aggregazione), rappresenta un’importante risposta del privato sociale al bisogno di “residenzialità” generato dalla mobilità sanitaria, oggi così presente sul territorio milanese».
Perché avete ritenuto importante un accordo con NEMO e la Fondazione Serena?
«Siamo una fondazione di partecipazione, quindi per natura aperti verso quanti siano interessati a “partecipare” alla realizzazione della nostra missione. Con la Fondazione Serena è stato accordo “a prima vista”. Ho avuto modo di conoscere e stimare il suo presidente Alberto Fontana in occasione dell’inaugurazione di NEMO e ben presto ci si è resi conto di condividere l’importanza e il valore dell’assistenza alla persona colpita dalla malattia e ai suoi familiari, nell’arco di tempo trascorso al di fuori dell’ospedale, posto che la malattia coinvolge la persona non solo nella sua sfera psicofisica, ma anche in quella delle sue relazioni familiari e sociali.
Abbiamo perciò prontamente accolto questa proposta di collaborazione, onorati di poter avere un partner qualificato ed eccellente come la Fondazione Serena. Questo accordo è per noi la prima, concreta opportunità di metterci “in rete”, dopo i numerosi tentativi condotti verso altri soggetti istituzionali e non, dacché la Casa è operativa, per trovare collaborazioni e far sì che la nostra struttura possa pienamente assolvere il compito per cui è nata».
Ma in che modo questa collaborazione potrà essere utile e positiva per le due Fondazioni?
«Come dicevo, siamo ancora nella fase di avviamento della nostra struttura e abbiamo la necessità di farci conoscere, soprattutto fuori regione. La Fondazione Serena ci offre la possibilità di comunicare la nostra realtà attraverso la sua capillare rete nazionale e di promuovere i nostri servizi di ospitalità attraverso il centralino del Centro NEMO.
Per contro, la Fondazione Talamona può soddisfare il bisogno di “residenzialità” di quanti - da fuori Milano - si recheranno presso il Centro NEMO per ragioni terapeutiche o riabilitative e dunque offrire alla Fondazione Serena un servizio di qualità in termini di ospitalità e di equità per l’entità del contributo richiesto. In questo senso La Casa Talamona diventa anche La Casa di Nemo e cioè i nostri alloggi verranno messi a disposizione anche delle persone ospiti del Centro».
Quali saranno i prossimi passi?
«Ci siamo dati un anno di tempo per verificare gli esiti di questa collaborazione, in base ai quali valuteremo le possibili evoluzioni. È stato fatto, ad esempio, un cenno alla possibilità di organizzare presso la nostra struttura i cosiddetti “periodi di sollievo” per le famiglie, ma ne riparleremo cammin facendo. Certo, siamo entrambi ottimisti».
Quali, invece, quelli che interesseranno strettamente la vostra Fondazione?
«Nella reciproca libertà di azione che ci siamo lasciati, continueremo a lavorare affinché La Casa Talamona adempia pienamente al proprio scopo, come bene sociale a disposizione delle persone per cui è nata, auspicandoci di poter realizzare altre collaborazioni analoghe a quella siglata con Fondazione Serena, anche con le istituzioni pubbliche od ospedaliere, per agevolare il contatto tra la nostra struttura e chi ne ha il reale bisogno».