DM 165 - marzo 2008 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Il contatto tra due mondi

di Cira Solimene

 

Una giornata dedicata a Telethon in un luogo diverso dal solito, come il carcere di Benevento, dove anche chi entra per parlare di distrofie e di altre malattie genetiche, sente di avere «ricevuto più che dato»

 

«Stavolta abbiamo veramente ricevuto più che dato». Con queste parole Vincenzo Nigro commentava l’esperienza appena vissuta, mentre andavamo verso l’auto parcheggiata nello spazio antistante il carcere di Benevento, dopo che alle nostre spalle più porte si erano chiuse... dopo che eravamo ritornati in possesso dei nostri “preziosi” cellulari ritirati all’ingresso qualche ora prima...

Un invito diverso dagli altri

Da molti anni, come volontaria della UILDM di Napoli, vivo attivamente l’evento Telethon con energia ed entusiasmo, impegnandomi essenzialmente per la raccolta fondi. Quest’anno, come vicepresidente nazionale UILDM, mi è stato chiesto di rappresentare l’associazione in occasione di più eventi (tavole rotonde, spettacoli teatrali, serate di gala), organizzati spesso in collaborazione con la BNL.

E proprio dalla BNL, qualche giorno prima della maratona di dicembre, arrivò un invito in qualche modo “atipico” rispetto a quelli delle settimane precedenti: mi veniva chiesto, infatti, di partecipare insieme a Vincenzo Nigro ad una manifestazione organizzata dai detenuti della casa circondariale di Benevento. Istintivamente accettammo subito, pur non essendo ben chiaro il contesto in cui i nostri eventuali interventi si sarebbero collocati.

Per giunta, erano i giorni del blocco dei TIR in autostrada! La mancanza di rifornimento di carburante, il giorno prima, ci aveva quindi fatto pensare di desistere, ma poi la situazione si sbloccò. E del resto non avremmo mai potuto fare un torto simile all’amico Gennaro Stroppolatini (capitano della squadra dei volontari BNL per Telethon - Area Campania 2) che ci aveva invitato...

Oggi si abbatte quel muro...

«Occorrerà il PC? Sarà il caso di proiettare slides? Taglio scientifico-divulgativo o messaggio di solidarietà? Si tratta forse di una raccolta fondi organizzata all’interno del carcere?». Con questa miriade di dubbi siamo arrivati al carcere di Benevento, dove ad attenderci c’erano Giuseppe Lamparelli, capodistretto della BNL di Benevento, Antonio Ferragamo e Stefano Discetti, volontari della squadra capeggiata dall’impareggiabile Gennaro.

Svolte tutte le procedure di autorizzazione all’ingresso (documenti, consegna dei telefoni cellulari, metal detector), la direttrice del carcere, Luisa Palma, ci ha accompagnato nella palestra della struttura, dove si sarebbe svolta la manifestazione.

Poche file di sedie... Alle loro spalle, sbarre di ferro che delimitavano due aree ancora semivuote, destinate agli ospiti della casa circondariale: uno spazio per i detenuti di massima sicurezza, uno per quelli comuni... Un grande palco con diversi strumenti musicali (per lo più percussioni) e sullo sfondo un grande striscione verde con i loghi di Telethon e della BNL. Sulle pareti della palestra, una mostra di prodotti artigianali creati dai detenuti…

Solo quando la direttrice ha aperto lo spettacolo, abbiamo cominciato a renderci conto di quale sarebbe stato il senso di quel pomeriggio. Le sue parole recitavano pressappoco così: «Con Telethon oggi si abbatte quel muro lì fuori, consentendo alla società civile di avvicinarsi a quella parte di persone che, per i loro errori, sono qui proprio per essere tenuti lontani da essa, ma anche per potervi ritornare con il minor rischio possibile di ricadere negli stessi errori».

Lo spettacolo era stato sì allestito in occasione di Telethon, ma in realtà era il frutto del Corso di Musica inserito nel programma delle attività di recupero organizzate dalla casa circondariale a favore dei detenuti.

La disabilità e i detenuti

Fu quasi automatico, quando venni invitata a portare il saluto della UILDM, riallacciarmi a quanto detto dalla direttrice e sostenere che in quel momento qualcosa ci accomunava: entrambe rappresentavamo infatti istituzioni che lottano per l’integrazione di persone che soffrono e che, sebbene per differenti motivi, sono “diversi” da un gruppo di riferimento precostituito. I disabili sono diversi dalle persone cosiddette “sane”; i devianti, o meglio gli ex detenuti, una volta reinseriti nella società, sono diversi dalle persone cosiddette “civili”.

Per ridurre i rischi che il senso di diversità comporta sia sul piano psichico che su quello comportamentale, ci sono più possibilità. Nel campo della disabilità le chiamiamo attività socio-riabilitative, in quello delle condotte devianti si parla di attività di recupero. In realtà un obiettivo fondamentale è comune ad entrambi: dimostrare che, in ogni caso, è solo una parte dell’intera persona ad essere malata (quindi diversa) e che esistono strumenti capaci di stimolare e di far emergere abilità e sensibilità che nonostante tutto restano indenni. Ed è proprio attraverso tali strumenti che è possibile entrare in contatto con quella parte sana che ognuno conserva anche nei momenti di malattia più acuta, organica, psichica o sociale che sia.

Quel senso di pienezza

A Benevento, quel pomeriggio, è stata la musica a realizzare questo contatto. Il contatto tra quei giovani e il proprio mondo interiore, ma soprattutto il contatto tra i due mondi: da un lato quello della devianza, dall’altro quello cosiddetto “civile”, rappresentato dal Telethon e quindi da noi tutti operatori impegnati nella lotta alle distrofie muscolari e alle altre malattie genetiche.

Ricordo l’emozione di uno di quei giovani “cantanti” quando ringraziò il Telethon per avergli fatto spostare l’attenzione su un mondo di sofferenza che non avrebbe potuto dimenticare una volta fuori di lì, ma ricordo ancor di più le mie emozioni, quel senso di pienezza con cui andammo via da lì e che ben si sintetizza nelle parole iniziali pronunciate da Vincenzo Nigro.

Probabilmente questo mio articolo avrebbe dovuto essere un omaggio a Telethon e alla visibilità che tale evento ha ormai acquisito in ogni ambito e contesto. Mi sono sentita in dovere, invece, di descrivere unicamente quello che realmente è successo in termini di vissuti interiori e di emotività.

Ringrazio quindi Telethon per l’opportunità offertaci, ma ancor più ringrazio tutti gli operatori della casa circondariale per il loro encomiabile lavoro e i giovani detenuti, senza i quali, naturalmente, quanto descritto non si sarebbe mai potuto realizzare.