Intervista a Javier Romañach Cabrero
Nato nel 2001 in Spagna, il Foro de Vida Independiente è contraddistinto dalla libertà e dalla gratuità di chi vi partecipa. Un modello non ancora imitato, ma vincente, cui ha fatto riferimento anche il Parlamento iberico
Il mondo dell’associazionismo delle persone con disabilità è certamente in continua evoluzione e quella che a noi sembra l’ultima frontiera è un’esperienza spagnola, attiva dal 2001, ma a quanto sembra non ancora mai “clonata” al mondo.
Si tratta del Foro de Vida Independiente, una comunità virtuale presente in internet che non possiede una struttura direttiva né cariche retribuite. A contraddistinguere tale esperienza sono i caratteri della libertà e della gratuità che nel corso di questi sette anni di vita si sono mostrati vincenti, tanto che il Foro è stato consultato dallo stesso Parlamento Spagnolo nella redazione della legislazione nazionale sulla disabilità, termine che tra l’altro quelli del Foro - in accordo con i dettami della recente Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità - chiamano “funzionalità diversa”.
Delle caratteristiche di questo organismo innovativo, che sfrutta le potenzialità di internet, abbiamo parlato con Javier Romañach Cabrero, uno dei suoi fondatori, specializzato in bioetica e diritti umani.
Che cos’è esattamente il Foro de Vida Independiente e quando è nato?
«Il Foro è sostanzialmente un gruppo di cittadini che lottano per i diritti e la dignità delle persone con disabilità, cioè con funzionalità diverse. Il gruppo - nato nel giugno del 2001 - è coordinato attraverso una comunità virtuale in internet, che promuove e utilizza la partecipazione diretta dei cittadini nella politica e nelle azioni. Non ha alcuna struttura formale, alcun presidente, alcun comitato direttivo né un fondo cassa. Tutti i membri sono uguali nella partecipazione».
Chi ha avuto l’idea di far partire questa esperienza e come è nato il progetto?
«Il Foro è stato fondato da me, Manuel Lobato e Juan Antonio Rodríguez Lorenzo allo scopo di fornire sia una strada alternativa al dibattito e alla riflessione, sia i concetti chiave relativi all’ideologia e alla realtà delle persone con disabilità, rimanendo però al di fuori delle strutture organizzate tradizionali, come le fondazioni e le organizzazioni non governative, perché le si è ritenute incapaci di fornire soluzioni sufficienti.
L’ispirazione ci è venuta da idee simili, come la creazione del sistema operativo libero Linux e di software ad accesso gratuito che sono stati in grado di offrire potenti sentieri alternativi alle modalità di azione tradizionale».
Quali sono i vostri scopi principali?
«Soprattutto sviluppare e creare dibattito attorno all’ideologia relativa alle persone con disabilità, nata dalla loro esperienza personale di vita e pensiero, e trasformare queste idee in azioni attraverso una forma di lotta per i diritti. Ci proponiamo inoltre di influenzare le politiche e i progetti e di diffondere ovunque sia possibile il nostro pensiero, a partire dalla nostra gente».
Chi sono i componenti del Foro?
«Lo può essere chiunque. I requisiti minimi necessari sono infatti quelli di intervenire in qualità di persone fisiche e non di istituzioni e di essere interessati alla lotta per i nostri diritti. Attualmente contiamo circa 800 iscritti tra persone con disabilità, loro parenti e persone semplicemente interessate all’argomento».
Il Foro de Vida Independiente è un esempio di organizzazione moderna diversa da quelle tradizionali: quali sono i benefìci?
«I benefìci sono molti e sono stati provati in questi anni: a parer nostro, infatti, il Foro è molto più efficiente di un’organizzazione tradizionale perché non dedica tempo ad esempio alle riunioni, all’organizzazione interna e alla raccolta fondi.
Inoltre le persone non possono guadagnare soldi o potere e perciò perseguono gli obiettivi comuni in modo egualitario, con l’unica ricompensa di aver fatto un buon lavoro. Anche la mancanza di ruoli e titoli è un vantaggio perché non comporta incarichi preassegnati. Ognuno contribuisce nella misura in cui vuole e quando se la sente. Il risultato è che gli incarichi vengono assunti e portati avanti con migliore qualità e idee più originali di quanto non accada in un’organizzazione standard. Infine, ognuno può partecipare indipendentemente dalle proprie idee politiche e dalla propria formazione».
Che voi sappiate, esistono realtà simili in Europa o altrove?
«Per quello che ne so, questo tipo di organizzazione è unica al mondo nell’ambiente degli affari sociali».
Come è stato coinvolto il Foro nella realizzazione della più recente legislazione spagnola sulla disabilità?
«Il Foro è stato un agente chiave nello sviluppo della nuova legge sulla promozione dell’autonomia, approvata nel dicembre del 2006. Il Parlamento Nazionale e alcune autonomie parlamentari (Catalogna, Valencia e Castiglia-León) ci hanno ricevuto e grazie al nostro contributo, nella legge è stata inserita la regolamentazione dell’assistenza personale, offerta come diritto a tutti coloro che ne abbiano bisogno secondo determinate caratteristiche e che lo desiderino».
Com’è attualmente la situazione riguardante la disabilità in Spagna?
«Il discorso è abbastanza complesso e la situazione effettivamente un po’ “strana”. Nel nostro Paese disponiamo infatti delle più potenti organizzazioni non governative al mondo e anche di una serie di buone leggi, ma nella realtà viene ancora promossa l’istituzionalizzazione ed esistono situazioni altamente discriminatorie per tutte le diversità. Le stesse organizzazioni non governative spesso ragionano ancora secondo il modello medico della disabilità, modello oggi cancellato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che propone il concetto di “diversità funzionale”.
Gli indirizzi in internet del Foro de Vida Independiente sono: