DM 166 luglio 2008 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

L’università più antica

a cura di Barbara Pianca

 

Dopo aver parlato delle principali città italiane e di alcune regioni del Sud, puntiamo questa volta su Bologna, per continuare la nostra indagine sulle università italiane del XXI secolo e sulla loro accessibilità

 

Continua il dialogo di DM con gli studenti delle università italiane per sondarne il livello di accessibilità, intesa in senso ampio. Lo abbiamo fatto, finora, con Roma (www.uildm.org/dm/161/societa/03universita.shtml), Milano (www.uildm.org/dm/162/societa/19universitweb.shtml) e Torino (www.uildm.org/dm/163/societa/08universita.shtml), oltre che con alcune università della Campania (www.uildm.org/dm/164/societa/03universita.shtml), della Calabria e della Sicilia (www.uildm.org/dm/165/societa/04universitaweb.shtml). Questa volta ci dedichiamo a Bologna, ovvero a quello che è considerato il più antico ateneo del mondo occidentale (1088).

Due le testimonianze raccolte, da parte di studenti con disabilità diverse tra loro: motoria e sensoriale della vista.

Accogliente, ma non sempre accessibile

Laureatosi qualche mese fa in Lingua, Società e Comunicazione - corso specialistico biennale della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - Antonio Riza è contento del suo percorso di studi e ora cerca lavoro in un’azienda per il commercio con l’estero.

Dell’Ufficio Disabili ci dice che «è specializzato nel dare informazioni di orientamento e nell’intermediazione con i professori». Secondo lui, però, «dovrebbe avere un rapporto un po’ più personale con gli studenti disabili: durante gli studi, infatti, a volte ci si sente un po’ abbandonati a se stessi». Ci racconta anche che, nella Facoltà di Lingue, «quando mi sono iscritto c’era una “responsabile disabili” che dopo qualche anno è andata via, senza avvertire nessuno e non è stata sostituita».

 

Ci sono stati cambiamenti nel corso degli anni della tua permanenza all’Università?

«La situazione è rimasta stabile da quando mi sono iscritto a quando ho terminato e l’accoglienza è stata molto buona, così come il servizio di orientamento».

 

Gli edifici che hai frequentato sono accessibili?

«No, non tutti sono predisposti ad accogliere carrozzine».

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare?

«Proprio quelle di tipo logistico, legate a problemi di accessibilità ai luoghi dove si svolgevano le lezioni».

 

Ritieni di aver subito delle limitazioni rispetto alla socializzazione?

«No, direi che non ho avuto nessun tipo di problema in questo senso».

 

Quali sono i punti di merito della tua università nell’accoglienza degli studenti con disabilità?

«Vorrei certamente valorizzare la capacità che l’ateneo ha mostrato nell’incoraggiare gli studenti in difficoltà e nello stimolarli a proseguire gli studi».

 

Come ti immagini, infine, un servizio completo che metta tutti in grado di accedere alle possibilità offerte agli studenti della tua facoltà?

«Secondo me sarebbero necessarie aule completamente accessibili e ogni studente con disabilità dovrebbe poter usufruire di un accompagnatore retribuito dall’università».

 

Come fare senza libri?

E veniamo a Domenico Ietto, ventiseienne iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università bolognese dal 2001-2002, non vedente. Domenico conta di laurearsi quest’anno ed è soddisfatto del percorso di studi intrapreso. Sta facendo un tirocinio al Servizio Lavoro della Regione Emilia Romagna e spera di inserirsi nella Pubblica Amministrazione.

Dell’Ufficio Disabili ci dice innanzitutto che si rivolge, da poco, anche alle persone con dislessia e ci racconta che la struttura «mette dei tutor a disposizione degli studenti, allo scopo di seguirli nelle fasi dell’apprendimento, di aiutarli a registrare le lezioni, a leggere gli appunti e ad accompagnarli alle lezioni stesse, se non sono autonomi. Inoltre, l’Ufficio propone laboratori e approfondimenti, fa da filtro nel dialogo con i docenti e dimostra abbastanza elasticità a seconda delle esigenze del singolo utente».

 

Individui anche delle carenze nelle offerte dell’Ufficio Disabili?

«Non per responsabilità diretta, però. Dal mio punto di vista, la difficoltà principale è legata alla ricerca di libri in formato digitale, perché le case editrici ostacolano il procedimento, temendo violazioni di copyright, anche se dopo il recente decreto di Rutelli questo non dovrebbe più succedere. Per ora, però, devo farmi scannerizzare i libri, dopo averli reperiti e corretti. Un lavoraccio per il quale vengo aiutato dall’Ufficio Disabili».

 

Com’era la situazione quando ti sei iscritto?

«L’accoglienza è stata buona fin da subito, ma la situazione dei libri era terribile perché sono arrivato nell’anno della sperimentazione della riforma dell’iter di studi “tre più due” e tutti i testi erano in fase di riscrittura: non se ne trovava uno!».

 

Ritieni che gli edifici universitari siano accessibili per le tue esigenze? 

«Per me il problema non sono le scale, ma piuttosto le piccole porte socchiuse, i passaggi stretti, gli ostacoli non segnalati lungo il percorso. E siccome i palazzi vecchi che ospitano molte aule non sono stati progettati pensando all’accessibilità, a volte ho incontrato qualche difficoltà. Per il resto mi sono arrangiato, anche se, in generale, non esiste segnaletica dedicata ai non vedenti».

 

Quali difficoltà incontri nella vita studentesca?

«Devo parlare ancora una volta dei libri e del mio problema a reperirli in tempi brevi. La ricerca dei testi ha spesso causato rallentamenti nel mio ciclo di studi e così non sono riuscito a dare esami sufficienti per rimanere in graduatoria nella casa studentesca per un motivo estraneo alla mia volontà: quello, appunto, di non avere accesso ai libri con cui preparare in tempo gli esami obbligatori. Questa situazione è stata per me discriminante».

 

Ritieni di aver vissuto delle limitazioni rispetto alla socializzazione?

«No, la socializzazione dipende dal carattere di ognuno e da come si affronta la propria disabilità».

 

Come immagini un servizio completo che metta tutti in grado di accedere alle possibilità offerte agli studenti della tua facoltà?

«Vorrei obbligare i professori a dichiarare con anticipo i libri che intendono utilizzare e vorrei istituire una banca dati aggiornata a questo scopo, in modo che i testi siano a disposizione degli studenti prima ancora che ne facciano richiesta. E se i libri non sono reperibili, toglierei almeno la regola degli esami obbligatori a scadenza: come faccio a sostenerli se non ho accesso ai testi necessari per prepararmi?».