DM 166 luglio 2008 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Da dove nasce l’insicurezza

di Enrico Lombardi

 

Se vengono messi in discussione il diritto al lavoro, alla casa, al formarsi una famiglia, allo studio, alla salute, ad un’adeguata assistenza, forse l’insicurezza sociale non è dovuta solo all’immigrazione...

 

Un nuovo Governo e un nuovo Parlamento sono ormai da tre mesi alla guida del nostro Paese. Dalle urne è uscita una maggioranza netta, precisa, che potrà governare, almeno così ci dicono gli esperti, senza troppi problemi. Al di là delle simpatie politiche e delle convenienze di parte, è un po’ quello che ci auguriamo tutti quanti. Infatti è ancora fresco il ricordo degli ultimi due anni di legislatura, caratterizzati per lo più da lotte intestine e liti fratricide che hanno portato al risultato elettorale che tutti conosciamo.

Come hanno detto in molti, è stata una campagna elettorale senza grossi scossoni, per qualcuno addirittura noiosa, neanche si trattasse di una partita di calcio o di uno show televisivo. Chissà, forse siamo talmente abituati a “subire” un certo tipo di spettacoli che se non ci sono insulti, schiamazzi e rimestamenti nel torbido vari, non ci divertiamo. Addirittura si è parlato di “nuova era” della politica italiana. Perfino il Papa si è detto compiaciuto per il nuovo clima di rispetto reciproco che si è instaurato nel nostro Paese. Un’era che, visti gli eventi di queste ultime settimane, a dire il vero sembra essere durata molto, ma molto poco...

Com’è stato più volte detto, il centrodestra ha vinto le elezioni basando la propria campagna elettorale sulla sicurezza. Abbastanza normale, quindi, che i primi provvedimenti, o almeno alcuni di essi, riguardassero proprio questo tema. Certo, il concetto è stato un po’ “allargato” e così, oltre all’immigrazione clandestina, si è voluto anche mettere mano alla tutela della privacy e alle intercettazioni telefoniche, all’esercito con funzioni di polizia e a qualche norma qua e là a salvaguardia delle istituzioni. Del resto la sicurezza è sicurezza per tutti.

Sul tema dell’immigrazione, clandestina e non, ci sono stati mostrati i più svariati sondaggi e tutti avevano un denominatore comune. Il problema della sicurezza, che ormai viene associato a quello dei flussi migratori, è più un fatto di percezione che altro. Insomma, la maggior parte di noi, pur non avendo subito direttamente degli episodi di violenza - che beninteso in alcuni casi comunque ci sono stati - si sente in qualche modo minacciata dalla crescente presenza nelle nostre città di persone extracomunitarie.

Per qualcuno questo fatto è sufficiente per parlare di “deriva razzista”. In effetti è qualcosa che gli assomiglia molto, anche se riteniamo che comunque la società italiana sia ormai sufficientemente matura per una convivenza pacifica, basata sulla tolleranza, con persone provenienti da culture e Paesi molto lontani dalla nostra. Anche in questo caso, però, bisogna ammettere che alcuni odiosi episodi di vero e proprio razzismo ci sono stati.

Quello che forse non ci si è chiesto è dove nasce allora questa insicurezza nei nostri connazionali. Probabilmente per avere una risposta dovremmo allargare ancora di più l’idea di sicurezza, per arrivare a uno dei cardini fondanti di tutte le democrazie occidentali. Ci riferiamo cioè al concetto di “sicurezza sociale”, che non riguarda soltanto l’ordine pubblico, ma piuttosto la condizione di vita che in qualche modo lo Stato in quanto tale deve assicurare ai suoi cittadini. Una nozione che è stata introdotta nel nostro ordinamento addirittura alla fine dell’Ottocento (Legge Crispi del 1890) e che poi è stata ripresa e ampliata nella Costituzione Repubblicana.

Concetti come il diritto al lavoro, alla casa, al formarsi una famiglia, allo studio, alla salute, al ricevere un’adeguata assistenza e altri ancora rappresentano il cardine del nostro sistema giuridico e sociale. A tal punto che quando sono messi in discussione abbiamo paura. Non riusciamo più a fare progetti per il futuro, viviamo in uno stato di ansia. In altre parole ci sentiamo insicuri.

Allora, forse, la percezione di insicurezza non è dovuta semplicemente alla presenza di persone extracomunitarie. C’è qualcosa di più profondo che si è rotto e che va in qualche modo riaggiustato. Magari partendo proprio dalle esigenze e dai bisogni di chi praticamente da sempre vive la propria esistenza in modo precario.