Il 29 novembre - dopo alcuni mesi di iniziative e manifestazioni volte a sensibilizzare i cittadini alla donazione nell’ambito del Progetto Fondo Marco Sonaglia - Marcello Sonaglia e la mamma Bianca, insieme alla presidente dell’ANFFAS locale Giovanna Bevilacqua Scagliotti, alla cittadinanza e all’amministrazione di Casale Monferrato (Alessandria), hanno consegnato quanto fin qui raccolto ad Alberto Fontana, presidente della UILDM e della Fondazione Serena che gestisce il Centro Clinico NEMO di Milano.
Dopo la scomparsa nei mesi scorsi di Marco, giovane casalese con distrofia di Duchenne, il fratello Marcello - anche lui con la Duchenne - aveva deciso di istituire il Fondo Marco Sonaglia, per sostenere la ricerca su questa malattia attraverso il Centro NEMO di Milano. Un’idea subito accolta dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) - da sempre vicina alla famiglia - che ha accettato di aprire una sottoscrizione (con versamenti sul c.c.p. n. 15125156, intestato all’ANFFAS, causale: «Fondo Marco Sonaglia»).
«Marco - spiegano Bianca e Marcello - era buono, intelligente, con capacità organizzative tali da gestire una malattia terribile che gli portava via ogni giorno un pezzetto di autonomia e che sapeva sopportare con grande coraggio senza lamentarsi mai, felice di quello che poteva fare ogni giorno con i suoi amici. Per colmare il grande vuoto che ha lasciato, tutti vogliamo che il suo nome sia ricordato con questo progetto concreto, che non si conclude con la consegna di questi primi 5.000 euro: infatti il fondo rimarrà aperto e per incrementarlo continueremo a organizzare eventi e manifestazioni rivolti soprattutto ai più giovani».
«A nome di NEMO e della Fondazione Serena - ha dichiarato Fontana - voglio ringraziare Marcello e Bianca della generosità e dell’altruismo, ma soprattutto dell’impegno a mantenere vivo il ricordo di Marco che, nel tempo, è riuscito a diventare per loro un riferimento e ad arricchire con determinazione la quotidianità di tutti quelli che lo circondavano, anche abbattendo tante barriere, fisiche e psicologiche».
(Crizia Narduzzo)