Lo conosciamo da vent’anni, Valter Nicoletti. Ci incrociamo a tutte le iniziative più rilevanti e spesso anche a quelle meno riuscite. È l’occasione buona per gli sfottò, per qualche polemica sempre in punta di fioretto e spesso per confrontarci su questioni pratiche, molto pratiche, che riguardano le persone con disabilità.
Ha trovato il tempo e la volontà, nonostante i tanti impegni, di raccontare la sua storia in un libro (Così diverso, così uguale. La vita dà la vita toglie, Camposampiero - Padova - Edizioni del noce, 2008, prefazione di Luca Pancalli). I risvolti meno piacevoli sono narrati in modo asciutto, mai peloso. Nei successi, nelle sfide, nel modo di maturare con le esperienze quotidiane, c’è tutto il Valter che conosciamo: «Io non mi sento disabile, ma per fortuna o purtroppo lo sono». Una frase volutamente ad effetto che Nicoletti usa spesso, ma che fa ben capire come, a un certo punto, la disabilità finisca e inizi l’uomo con le sue capacità e le debolezze. Che può comunque riuscire: questo è il messaggio più forte.
Lo stile asciutto, affabulatorio, a tratti anche divertente, rende il libro piacevole, specie per chi, disabile, soffre di malinconie o di timori sulle proprie capacità. Ma è consigliato anche a chi ha sempre pensato che la disabilità si accompagni alla negatività, al rimpianto, alla tristezza.
Valter Nicoletti è, o è stato, giornalista free lance, opinionista, sindacalista, molto impegnato nell’associazionismo, ma è anche una persona con passioni più leggere (o forse no!) e dal libro lo si capisce bene.
(Carlo Giacobini)