a cura di Barbara Pianca
E alla fine il quarto ponte sul Canal Grande di Venezia è stato inaugurato. Ma la sua sostanziale inaccessibilità, cui nemmeno l’ovovia di prossima installazione potrà rimediare, resta una ferita aperta per tutti
La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) minaccia un’azione legale nei confronti del Comune di Venezia rispetto alla costruzione del Ponte della Costituzione - più noto come “ponte di Calatrava” - vale a dire il quarto ponte che attraversa il Canal Grande, voluto dalla municipalità per salutare il nuovo millennio con un’opera d’arte moderna.
Infatti, la struttura, delle cui vicende DM si è occupato fin dall’inizio, è di per sé inaccessibile. Per ovviare a questo difetto di progettazione, dopo lunghe (e assai tormentate) analisi, si è deciso di costruire un’ovovia, sorta di navicella che corre lungo la schiena del ponte e che, in poco meno di venti minuti, è in grado di trasportare carrozzine e persone con mobilità ridotta da una sponda all’altra del canale.
«Ovovie con quasi venti minuti di percorrenza, sollevatori, biglietti gratuiti sui trasporti pubblici a mo’ di indennizzo - è stato scritto in una nota della FISH - non rappresentano affatto un accomodamento ragionevole. L’inaccessibilità del ponte costituisce infatti un grave pregiudizio alla libertà di movimento per gli anziani, per le persone con problemi visivi, per quelle con difficoltà a deambulare e per quelle in carrozzina. Il ponte, finanziato da fondi pubblici, doveva essere progettato e realizzato con la logica della progettazione universale, cioè tenendo in considerazione le difficoltà di una parte significativa dei cittadini e dei turisti».
Inoltre, dopo l’inaugurazione della struttura - avvenuta nel settembre scorso in assenza della suddetta ovovia, che si trovava ancora in cantiere - la questione dell’inaccessibilità è diventata davvero “un problema di tutti”, non solo delle persone con difficoltà motoria o di quelle non vedenti e ipovedenti per le quali, fino al momento dell’inaugurazione, non era stato realizzato alcun intervento. Infatti, il ponte si è dimostrato pericoloso, “democraticamente”, per tutti, dal momento che la sua struttura a gradini irregolari crea delle barriere percettive che ingannano anche l’occhio di chi ci vede bene e la gamba di chi ha mobilità buona...
Dopo quindi che alcune persone sono finite in ospedale, il Comune si è visto costretto a rivolgersi allo stesso Santiago Calatrava, chiedendogli un ripensamento del progetto. In una nota ufficiale, l’architetto ha risposto, suggerendo, in particolare, la sostituzione delle trentadue pedate di vetro con analoghe pedate di pietra.
Ora, dalla fine di ottobre, si sta lavorando all’installazione dell’ovovia e alla posa delle strisce fluo anticaduta che dovranno segnalare il cambio di passo dei gradini. Infatti, l’Amministrazione, al suggerimento di Calatrava, ha preferito l’idea più semplice e meno costosa della segnalazione del passo tramite strisce fluorescenti larghe due centimetri. L’ultimo obiettivo è di concludere tutto prima di Natale. Per quanto riguarda l’ovovia, però, trattandosi di un prototipo, bisogna tenere conto anche dei successivi tempi necessari per il collaudo del sistema traslante e del fatto che il collaudo verrà effettuato da una commissione esterna al Comune, sulla cui tempistica non è dato sapere.
Per concludere, facciamo notare che nonostante rappresenti l’unica attenzione nei confronti delle persone con disabilità all’interno della vicenda del ponte, l’ovovia non è in grado comunque di ovviare al problema centrale, che è quello dell’inaccessibilità in sé di una struttura pubblica costruita nel nuovo millennio. Sono infatti molti i rappresentanti del mondo della disabilità a mostrare insoddisfazione nei confronti della soluzione da essa rappresentata, anche indipendentemente dai lunghi tempi necessari alla sua realizzazione e al recente aumento dei costi iniziali.
Il punto centrale è che tale apparecchiatura non permette un vero godimento dell’opera d’arte, obbligando i suoi passeggeri a stare separati dagli altri, sotto e non sopra al ponte. Inoltre, l’attraversamento dello stesso dura circa diciassette minuti e, nel caso in cui la navicella si trovi sulla sponda opposta rispetto alla persona che intende utilizzarla, comporterà un impiego di tempo superiore alla mezz’ora. In questo senso, da Franco Bomprezzi, nostro direttore responsabile, al vicepresidente del Comitato Regionale UILDM del Veneto Gianfranco Bastianello, fino al blogger Roberto Scano, sono stati in molti a sollevare perplessità in merito.
Secondo la FISH, «il ponte, ancor più in una città dal rilievo universale come Venezia, assume una valenza fortemente simbolica, storica ed epocale, tanto che l’Amministrazione Comunale lo ha intitolato alla Costituzione Repubblicana. Ma da quello stesso ponte spicca fastidiosamente l’esplicita violazione dell’articolo 3 della stessa Costituzione. Ed è una ferita che supera i confini ai quali si applicano le leggi del nostro Paese e che ci riguarda come cittadini del mondo e come esseri umani: il principio della non discriminazione contenuto nell’articolo 3 della Costituzione è infatti l’anticipazione della tutela espressa dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla più recente e celebrata Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».