di Cira Solimene
Questa volta anche distrofici e giovani volontari hanno partecipato all’incontro dedicato a Telethon nel carcere di Benevento. E ben presto quel «mondo a parte» è diventato semplicemente «una parte del mondo»!
Come ormai consuetudine da qualche anno, il Corso di Educazione Musicale tenuto dagli operatori Franco e Nadia Capozzi presso la Casa Circondariale di Benevento, si conclude con uno spettacolo offerto dai detenuti, che viene inserito nelle attività svolte dalla BNL locale a favore di Telethon. Come per l’edizione del 2007 - di cui avevo raccontato in DM 165 - sono stata invitata a rappresentare la UILDM.
L’anno scorso quell’incontro con una realtà così lontana da noi, ma allo stesso tempo così vicina in termini di sofferenza ed emarginazione, era stato talmente ricco di emozioni che ho sentito forte il bisogno, questa volta, di offrire un’opportunità così unica anche a coloro da cui attingo ogni giorno la forza, le energie e l’entusiasmo per mantenere vivo il mio impegno a favore della UILDM: le persone con distrofia e i giovani volontari.
E così, chieste le necessarie autorizzazioni, grazie alla disponibilità della dottoressa Luisa Palma, direttrice del carcere, ho ottenuto l’invito anche per Roberto e Giuseppe con le loro carrozzine, oltre che per Mattia, Valentina, Enzo e Nunzia, ex volontari di Servizio Civile della UILDM di Napoli, che per la loro spiccata sensibilità e i tre anni di esperienza e formazione nella nostra associazione, ero certa avrebbero sicuramente sfruttato al meglio il potenziale emotivo insito nell’evento. Non poteva mancare poi Salvatore Leonardo, “cuore e motore” della Sezione.
L’appuntamento è stato per il 9 febbraio, direttamente al Carcere. Come al solito sono arrivata in anticipo sull’orario prestabilito e nell’attesa sono stata a riflettere, avvertendo uno stato d’animo diverso dalla volta precedente… E mi sono sorpresa nel non sentirmi in ansia, così come quando, giunti i ragazzi e gli amici della BNL, abbiamo oltrepassato assieme l’ingresso del carcere: la consegna dei documenti, il deposito dei telefonini, il passaggio attraverso il metal detector… nulla mi generava tensione. Quanto avevano inciso, l’anno scorso, i miei pregiudizi nel modo in cui mi ero approcciata a quella ignota realtà?
I pregiudizi… ne costruiamo talmente tanti per difenderci dalla paura di ciò che non conosciamo, fino a farli diventare barriere ben più insormontabili delle mura di un carcere o di una rampa di scale senza scivolo per una carrozzina…
L’anno scorso avevo scritto che quella comunicazione empatica attivata dalla musica aveva consentito “il contatto tra due mondi”, quello fuori e quello dentro il carcere… Alla luce di questa seconda volta mi chiedo: « perché mai considerarli due mondi?». Non è forse uno solo il mondo? Erano stati dunque i miei pregiudizi a farmi percepire il carcere come un mondo a parte, piuttosto che una parte del mondo? Quanto è comodo considerare minaccioso ciò che è diverso da noi, ciò che non conosciamo? Se mi incute ansia, lo terrò lontano, lo emarginerò e non sarò costretto ad affrontare la mia paura dell’ignoto…
Stavolta, invece, libera dall’ansia perché libera dai pregiudizi, mi sento di poter dire che non c’erano due mondi, no, ma un’unica realtà, dove l’interazione emotiva tra le parti in gioco (tutte indistintamente) è stata tale e tanto inattesa da condurre uno dei cantanti ad affermare di aver realizzato un sogno!
Lo spettacolo è cominciato con delle bellissime parole tratte dal testo della canzone di Gianni Morandi Uno su mille: «Stasera ho messo a nudo la mia anima… ho perso tutto, ma ho ritrovato me». Proprio in questo modo il presentatore ha introdotto il gruppo “Nuova vita” di cui egli stesso fa parte insieme agli altri sette detenuti ed è in esse che è racchiuso il significato più profondo di quel pomeriggio.
Il carcere ti fa perdere tutto, è vero, ma se ti viene offerta la possibilità di “mettere a nudo la tua anima” (così come avviene attraverso il Corso di Educazione Musicale), puoi ritrovare te stesso e, nel farlo, scoprire che c’è una cosa che niente e nessuno potrà mai toglierti: la libertà di sognare e ancor più di credere che i sogni si possano anche realizzare. Quel pomeriggio il sogno realizzato è stato quello di sentirsi parte di un unico grande mondo e se su quel palco c’erano uomini che mettevano a nudo la propria anima concedendosi di sognare, altrettanto è riuscito a fare chi, in platea, si è spogliato dei propri pregiudizi, mettendo a nudo, appunto, la sua anima.
Noi della UILDM ce l’abbiamo fatta. Senza avere avuto neanche il tempo di concordarlo, unanime è stata l’idea di proporre agli operatori del carcere - per il prossimo anno e sempre nell’ambito di questa bellissima manifestazione - un momento di spettacolo che veda protagonisti insieme detenuti e distrofici. E grande è stato il loro entusiasmo nell’accettare una proposta che sembra avere quasi il sapore di una sfida.
Un anonimo proverbio brasiliano dice: «Se sogno da solo, sogno soltanto; se sognamo insieme, questo è il principio della realtà».