di Romina Sgarra
Entrando nel pianeta virtuale di internet, abbiamo uno sviscerato bisogno di crederci «onnipotenti», ma nel mondo reale non esistono «procedure di riavvio» che permettano di riaccendere la vita su un altro canale!
Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino e di scoprire che state vivendo in un’epoca ben lontana dal 21° secolo in cui pensavate di trovarvi? Personalmente sono convinta che quello che ha provato ET durante il suo soggiorno sulla Terra, nel celebre film di Spielberg, sia del tutto paragonabile alla sensazione di estraneità al “pianeta hi-tech” in cui vivo. Infatti, pare ormai che la soluzione di qualunque problema si trovi in Internet; la Rete e le nuove tecnologie sembrano proporre se stessi come artefici di un miglioramento globale della qualità della vita. Non a caso, i colossi del settore sottolineano spesso quanto il Web sia fruibile da ogni settore: dalla politica all’economia, dall’ambiente al diritto, dall’intrattenimento alle relazioni sociali.
Ma siamo davvero quel popolo di “internauti” che vogliono farci credere? Dati ben precisi dimostrano come - nonostante la crescente diffusione di computer e cellulari di terza generazione - complessivamente nel nostro Paese più della metà della popolazione non abbia alcuna dimestichezza con la Rete. Un dato che ci colloca al 18° posto nell’Unione Europea, appena sopra alla Polonia e lontanissimi non solo da Paesi tradizionalmente hi-tech come Finlandia e Svezia, ma anche da Stati economicamente più arretrati come l’Estonia.
È vero che c’è chi ha incontrato l’amore della vita su Match o su Meetic e chi ha risolto un momento di crisi economica familiare vendendo quello che aveva in soffitta su eBay, ma da quanto risulta da fonti attendibili, sono prevalentemente i videogiochi (le cui vendite, nel 2007, sono cresciute del 37% rispetto al 2006) ad attrarre gli appassionati di PC e console. Una buona parte dell’umanità li considera “divertimenti idioti” che ti mangiano il cervello trasformandoti in un “asociale rimbambito” o un “investitore di vecchiette”. C’è però un’altra metà che è cresciuta “videogiocando” e quindi ne ha un’idea leggermente diversa.
I due fronti vanno via via mescolandosi e fraternizzando, forse perché i videogiochi sono cambiati e stanno entrando nella vita quotidiana di ciascuno, senza che nemmeno ce ne accorgiamo: presto saremo tutti videogamers, come siamo stati in passato tutti telespettatori e, in tempi più recenti, “cellulare-dipendenti”. Si riscontra soprattutto un boom dei giochi con finalità che un tempo non si sarebbero mai mescolate con questo mondo, tipo smettere di fumare, ridurre il girovita, imparare a ballare il tango, migliorare la propria fluidità con l’inglese, tenere la mente allenata, guarire dall’ansia e dalla depressione.
Questa diffusione al mondo adulto del gioco è anche una conseguenza del fatto che ormai va affacciandosi alle professioni una generazione cresciuta negli anni Novanta e che quindi ha già strutturato il proprio apparato cognitivo non solo sui libri o sulla TV, ma anche su esperienze interattive fatte appunto di Web, giochi elettronici e tecnologie mobili. In passato il cinema e la TV avevano introdotto nuove modalità di gestione delle informazioni, linguaggi, abitudini e forme narrative: adesso è il turno di Internet e dei videogiochi. Basti pensare all’iPhone, a cui già vediamo attaccati i manager a Fiumicino o Linate e chissà se con i polpastrelli stanno spedendo mail di lavoro o giocando a Brain Training! Esiste addirittura un gioco - Spore - che è una simulazione in cui ci si immedesima nella parte di un non meglio specificato “demiurgo”, creando forme di vita che partono dagli organismi unicellulari più semplici fino a un’intera civiltà in grado di scoprire nuove galassie. “Facendosi Dio”, dunque, la persona al computer impara non solo a far proprio in modo ludico il concetto di biodiversità, ma anche ad affrontare i difficili equilibri delle società degli esseri viventi.
Dalla Genesi possiamo poi “tranquillamente” passare all’Apocalisse: nel meraviglioso mondo del Web, migliaia di siti, blog e forum raccontano in quali fantasiose proiezioni si possano scaricare, e in parte esorcizzare, le varie paure quotidiane e le crescenti insicurezze sociali. Viene profetizzata una spaventosa sciagura in arrivo o un complotto globale del quale i “normali cittadini” sono tenuti all’oscuro perché i mass media, complici dei poteri forti, si rifiutano di darne notizia; per fortuna, però, la Rete è libera e quindi lì si può divulgare tutta la verità!
L’“apocalisse” più quotata, recentemente, è quella del 23 dicembre 2012, con tsunami, uragani e terremoti, ma anche l’arrivo degli alieni o l’inizio di un nuovo mondo in cui l’intera popolazione terrestre riscoprirà l’amore per la natura e per il prossimo, abbandonando l’attuale esistenza materialista e superficiale! In ogni caso niente panico, perché sul sito How to Survive 2012 vengono mappati i luoghi della Terra considerati sicuri: le montagne di Spagna, Etiopia e Turchia, il Madagascar e la catena montuosa del Marocco…
Ma allora è proprio vero che davanti a un computer diventiamo “onnipotenti”? O forse abbiamo soltanto uno sviscerato bisogno di crederlo? Senza il potere che teniamo in mano sotto forma di mouse, torniamo infatti ad essere fragili e insicuri. Gli studenti leggono sempre meno, tanto su Internet trovi i compiti già svolti! Amiamo ricevere e-mail perché ci danno più tempo per rispondere “come si deve” e non con la spontaneità con cui saresti obbligato al telefono o a un ancor più immediato faccia a faccia.
E forse è proprio questa sensazione di fragilità che ha generato nella nostra società il bisogno assillante di una sicurezza in ogni forma, che però non raggiungiamo mai. Siamo sempre più convinti, invece, di trovarla davanti allo schermo di un PC, che non trasmette la tua immagine (se non usi una webcam!), ma soltanto quel che vuoi che appaia, chattando con chi si sceglie di comunicare, guardando ciò che si vuol vedere. Perché confrontarsi con qualcuno che può farti sentire “spento”, se, per primo, con un semplice clic, hai il potere di dichiarare “chiuso l’incontro”? Nel mondo interattivo c’è poco spazio per gli ormai obsoleti contatti umani, quelli che ti mettono, ogni giorno, davanti alla realtà nuda e cruda; peccato che non esiste nessuna “procedura di riavvio” che ti permetta di riaccendere la vita su un altro canale!
E dunque, dopo questo breve e insoddisfacente viaggio in Tempi moderni, torno nel mio Jurassic Park a far compagnia ai miei amici dinosauri: hanno sicuramente più storia da raccontare… Game over!