a cura di Stefano Borgato
Ci sono tanti fiori colorati, in una scuola vicino a Lecco e c’è Fabrizio, coraggioso testimonial di Telethon, che in tanti, come Caterina, hanno visto crescere, anno dopo anno, a fianco dei suoi genitori…
Centinaia di crochi sono fioriti nel giardino della scuola di Valgreghentino (Lecco)! Li avevano piantati, per Telethon 2008, i bimbi delle elementari di quel paese, durante una delle tante iniziative della “vulcanica” UILDM di Lecco.
E mentre ammiriamo quei meravigliosi “colori della solidarietà”, ascoltiamo Caterina, vigilessa di Monte Marenzo, e i suoi “pensieri a voce alta” su Fabrizio, testimonial di Telethon a Lecco, insieme all’olimpionico Antonio Rossi.
«Dopo tanti anni passati davanti all’entrata e all’uscita della scuola elementare, mi capita ancora di fermarmi ad osservare le espressioni dei bimbi, ad ascoltarne le voci, cercando di immaginare l’uomo, la donna che diventeranno. Nella memoria ho un groviglio di visi felici, capricciosi, arrabbiati, indispettiti, scherzosi, in quella giostra di vita quotidiana e tranquilla, visi e voci proiettati in un futuro tutto da costruire e da colorare».
«Ricordo invece il mio sentire e lo sguardo triste, seguendo Fabrizio, che solo per pochi anni avrebbe potuto camminare, rincorrere, saltare e abbracciare i compagni. Minuto e silenzioso, timido e gentile, giocava e correva con i compagni nell’atrio pieno di urla e di frastuono. Quando cadeva, si rialzava coraggioso e deciso, salendo poi con attenzione e serietà i gradini alti come montagne dello scuolabus comunale, afferrando le mani amiche con sincera e stupita gratitudine».
«Anno dopo anno, lo abbiamo visto crescere e l’indebolirsi delle sue gambette si specchiava nelle nostre angosciose paure, tipiche di adulti che non vogliono riconoscerle e che hanno solo tanta paura di sapere. Eppure, in quel domani incerto e fragile, abbiamo visto il coraggio e la determinazione, nei visi dei suoi genitori, profondamente addolorati e preoccupati, dove la disperazione e la rabbia si alternavano con la speranza e l’amore, quel particolare, unico amore che riconosce sempre il proprio figlio come un grande e irripetibile dono di vita. E loro - forse inconsapevoli - armati di quella strana forza e determinazione, sono stati per tutti noi un monito alla facile e fatalista rassegnazione che spesso caratterizza l’animo umano provato dal dolore».
«Ho visto sbocciare tanta solidarietà intorno alla famiglia di Fabrizio, fatta di piccoli gesti e semplici parole, ma importanti perché l’insegnamento alla lotta per una vita difficile non può avere confini né arrendersi mai».