UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

L'accessibilità dei siti, dei cataloghi on line e dei servizi bibliotecari in genere

Vanni Bertini - WAI-IT (Gruppo di studio sull'uguaglianza d'accesso ai servizi delle biblioteche) dell'AIB (Associazione Italiana Biblioteche), Palinsesto s.n.c. (Firenze)

L’ACCESSO UNIVERSALE

Le biblioteche sono dei centri informativi a tutto tondo orientati all'utente. Per dirlo con le parole del Manifesto IFLA-Unesco sulle biblioteche pubbliche, esse "rendono prontamente disponibile per i loro utenti ogni genere di conoscenza e informazione".

Le biblioteche cioè sono quei centri che rendono accessibile la conoscenza e la ricchezza dell'espressione umana, e organizzano i propri servizi a partire da un principio fondamentale: l'accesso universale.

All'interno di una società democratica, i servizi bibliotecari sono forniti sulla base dell'uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità o condizione sociale.

I servizi delle biblioteche dovrebbero essere accessibili a tutti i membri della comunità di riferimento. Questa affermazione è particolarmente vera, e anzi fondante, per le biblioteche pubbliche, ma è valida anche per le altre tipologie.

Questo stessi concetti li ritroviamo nella frase di Tim Berners Lee che fa da epigrafe all'iniziativa WAI (Web Accessibility Initiative) del W3C [World Wide Web Consortium, N.d.R.]:

"The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect." ["La forza del Web consiste nella sua universalità. L'accesso da parte di chiunque, indipendentemente dalle disabilità, ne è un aspetto essenziale", N.d.R.]

Se il principio dell'accessibilità dei siti web è dunque fondamentale per tutti gli enti pubblici, nelle biblioteche questo lo è ancora di più.

Possiamo anzi dire che la biblioteca che non rende accessibile il proprio sito Web viene meno a uno dei requisiti essenziali che stanno alla base del proprio funzionamento e del proprio servizio.

Credo che sia per questo i bibliotecari, anche in Italia, siano stati fra le prime categorie che si sono poste il problema dell'accessibilità. Non è quindi neppure casuale il fatto che la prima e più diffusa traduzione italiana delle Linee guida per l'accessibilità dei siti web (WCAG 1.0) sia stata opera, nel 1999, di un gruppo di bibliotecari, che partivano dalla propria esperienza in progetti che miravano a ridurre l'esclusione da tutti i punti di vista.

Questa traduzione venne anzi concepita proprio a partire da alcuni interventi nel Convegno delle Stelline del 1999, e fu presentata nel 2000 in una sessione parallela.

IN CONCRETO

Tutto questo non significa che i siti web delle biblioteche siano necessariamente esempi di buone pratiche. Anzi possiamo dire che, adesso come 8 anni fa, la maggioranza siano ancora largamente inaccessibili, in particolare in quelle sezioni che costituiscono il cuore stesso del servizio, e che sono particolarmente delicate per le loro caratteristiche di interattività, ossia gli OPAC (cataloghi on line).

E' vero che alcuni produttori (Nexus, Bookmarkweb - l'OPAC della biblioteca UILDM) hanno fatto grossi sforzi e sono ormai a buon punto se non a conclusione; altri invece (come per es. Sebina) si sono fermati a mezza strada; alcuni infine sono ampiamente inaccessibili: è per esempio il caso di applicazioni che vanno per la maggiore come Aquabrowser.

Anche molte biblioteche che riscuotono i più ampi consensi per l'eccellenza e modernità dei propri servizi, come per es. la Biblioteca Sala Borsa [di Bologna, N.d.R] o la San Giovanni di Pesaro, non hanno dei siti web del tutto accessibili. E' quindi ancora più importante non abbassare la guardia, appoggiandosi e ispirandosi alle esperienze più positive come quelle della Biblioteca Nazionale Marciana [di Venezia, N.d.R] e del CABI [Campagna per l’accessibilità delle biblioteche in rete, N.d.R.], o quelle del Progetto Minerva.