Stefano Mano
Sviluppatore interfaccia web del catalogo della Biblioteca UILDM
Rendere accessibile il catalogo on line di una biblioteca non richiede né giustifica percorsi “speciali” rispetto ad un tradizionale sito internet, benché sia un oggetto inevitabilmente più complesso.
Le regole sono esposte con grande chiarezza nella normativa che definisce le modalità di sviluppo e verifica dell’accessibilità di siti e applicazioni web della Pubblica Amministrazione, la Legge 4/2004.
Il nostro principale riferimento è stato il manuale di Roberto Scano edito nel 2005 per International Webmasters Association Italy, scelto in particolar modo per la partecipazione dell’autore alle attività di definizione delle raccomandazioni del W3C ed ai gruppi di lavoro che hanno prodotto gli allegati al D.M. 8 luglio 2005.
I contorni della materia sono stati meglio definiti attraverso la consultazione del Manuale per la qualità dei siti web pubblici culturali pubblicato nel 2005 dal Progetto Minerva del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Riscrivere il codice di un OPAC (Catalogo On line di Pubblico Accesso) secondo i requisiti della legge sull’accessibilità non richiede un impegno particolarmente gravoso: è questione di qualche giorno di buon lavoro.
Ma l’accessibilità non è solo codice; e lo sanno bene i validatori automatici, che si devono arrendere dopo la Priorità 2 delle WCAG (ovvero, di fronte al testo).
Quando si decide di separare completamente il contenuto dalla presentazione (quest’ultima affidata in toto ai fogli di stile), l’accessibilità rivela a mio parere il suo vero significato: rendere accessibile una struttura di contenuti significa fare in modo che essa sia in grado di “dare senso” ad ogni sua parte.
Un OPAC accessibile deve quindi fornire introduzioni chiare alle sue singole sezioni e, soprattutto, alle sue funzionalità più tipiche (le modalità di ricerca per campi e per liste); ciascun elenco di occorrenze estratte (una lista di soggetti come una serie di notizie bibliografiche) deve fornire informazioni sulla sua utilità, sul suo scopo.
E lo scopo – val la pena dirlo - è solamente quello di rintracciare la scheda di un libro e le relative informazioni sulla sua disponibilità.
Un OPAC accessibile è quindi uno strumento che cerca di rendere più visibili e più "interessanti" i tanti possibili accessi alle notizie e di mettere in maggior luce le funzionalità di gestione delle ricerche e di richiesta del prestito.
A questo riguardo, il ruolo del catalogatore è quello di attore principale nel continuo processo dell’accessibilità dell’informazione: la catalogazione semantica assume una dimensione estremamente importante perché mette a disposizione dell’utente molteplici percorsi di accesso all’informazione.
Il catalogo della Biblioteca UILDM è strutturato per canali di ricerca indipendenti, configurati sulla base delle informazioni contenute nelle notizie.
Presenta accessi per Soggetto (definiti in tre liste separate che dalle parole del soggetto giungono alle stringhe complesse attraverso un processo di progressiva specificazione della ricerca, come indicato dal Gruppo di Ricerca sull’Indicizzazione per Soggetto - GRIS - dell’AIB), per Classificazione Decimale Dewey (il cui codice è sempre accompagnato dal relativo equivalente verbale), per Parole Chiave (che nel caso di cataloghi specialistici come quello della UILDM hanno un ruolo fondamentale e appaiono tutt’altro che ridondanti accanto ai tradizionali Soggetti; nel caso specifico, è stato definito un piccolo thesaurus ad hoc), oltre ad una ricca notazione.
Adeguato risalto è stato dato alla ricca collezione di periodici attraverso un canale di ricerca specifico, corredato da liste filtrate per la specifica natura delle notizie.
Alcuni periodici sono stati descritti con un dettagliato spoglio degli articoli contenuti: è il caso della rivista DM, i cui articoli possono essere rintracciati attraverso ricerche per titolo, autore, soggetto, classificazione e parole chiave.
Interpretata in questo senso, l’accessibilità è un percorso complesso e per certi versi difficile, sicuramente impegnativo per lo sviluppatore di software web-based.
Ma appare anche - senza alcun dubbio - come una potenzialità da sfruttare per mettere a disposizione di tutti uno strumento rinnovato e pensato in favore dell'utente, non solamente dell'utente disabile.