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Le distrofie congenitea cura di Angela Berardinelli Come già si può dedurre dal nome, quando si parla di distrofie muscolari congenite (DMC), non si è tanto in presenza di una malattia, quanto di un gruppo di patologie che hanno come caratteristiche comuni l'esordio alla nascita o nei primi mesi di vita, con ipotonia, debolezza muscolare, retrazioni articolari e un quadro istopatologico di tipo distrofico. Al di là di queste caratteristiche comuni, le DMC sono tra loro eterogenee. Dal 1994 ad oggi la classificazione è stata modificata tre volte, in relazione alle nuove conoscenze. La prima classificazione individuava tre forme con alterazioni strutturali cerebrali rispetto alla forma "classica" o "pura", senza alterazioni cerebrali. Successivamente si scoprì che parte di queste forme erano legate all'assenza di una proteina, detta merosina, e quindi la forma classica venne distinta in due gruppi, a seconda della presenza o assenza di tale proteina. L'ultima classificazione distingue infine tra le forme mappate (per le quali cioè si è individuata una localizzazione genetica) e quelle ancora non mappate. Le forme mappate sono esattamente sei: con deficit di merosina (cromosoma 6, regione 6q2); DMC tipo Fukuyama (9q3); con deficit di integrina alfa-7 (12q); Muscle-Eye-Brain Disease (1p3); DMC spina rigida (1p3); DMC / ipertrofia muscolare (1p4). Una classificazione clinica aggiornata si basa invece su un elemento fondamentale utile ad inquadrare le varie forme di distrofia congenita, come l'interessamento del sistema nervoso centrale: esso può essere rilevato solo con esami strumentali (NMR encefalo) oppure essere evidente clinicamente (deficit cognitivo, crisi epilettiche). Possiamo infatti distinguere tra forme con deficit cognitivo e senza deficit cognitivo. Nel primo gruppo possiamo poi individuare forme con difetto di merosina (in alcune delle quali quest'ultimo è primitivo, cioè effettivamente dovuto ad un'alterazione nel gene della merosina, in altre secondario, cioè dovuto ad altre alterazioni) e forme con merosina normale (che a loro volta vanno distinte in forme con rachide rigido, nelle quali l'aspetto principale è la rigidità della spina dorsale oppure con lassità legamentosa distale, nelle quali le articolazioni distali sono esageratamente lasse). Tra le forme con deficit cognitivo, vanno individuate la Fukuyama (presente solo nella popolazione giapponese), la Muscle-Eye-Brain Disease (MEB), la sindrome di Walker-Waarburg (WWS), la distrofia muscolare congenita con ipoplasia cerebellare, la forma con microcefalia-ipertrofia muscolare-ipoplasia cerebellare. E' importante notare che la distinzione viene fatta in base alla presenza/assenza di deficit cognitivo e non di interessamento del sistema nervoso centrale. Infatti - ad esempio nelle forme con difetto primitivo di merosina - il sistema nervoso centrale è coinvolto, se si eseguono esami specifici (come la risonanza magnetica nucleare), tramite i quali si osservano alterazioni della sostanza bianca dell'encefalo, che tuttavia non sono associate a deficit cognitivo. Nelle forme invece con deficit cognitivo, le alterazioni del sistema nervoso centrale sono grossolane, importanti e la gravità clinica è naturalmente molto maggiore. Ogni forma presenta poi caratteristiche specifiche e sarebbe complicato parlarne in dettaglio in questa sede. La diagnosi di distrofia congenita richiede una raccolta anamnestica e una visita neurologica accurate, il dosaggio degli enzimi muscolari (che possono essere molto elevati o anche ai limiti della norma/poco elevati), l'esame elettromiografico ed elettroneurografico, la biopsia muscolare (con determinazione della merosina, del collagene tipo VI, dell'integrina alfa-7 e dell'alfa-distroglicano) e un accurato esame neuroradiologico dell'encefalo (risonanza magnetica). Altri esami utili all'inquadramento clinico sono i potenziali evocati, le valutazioni cognitive e neuropsicologiche, la valutazione cardiologica e respiratoria, l'elettroencefalogramma. Per seguire un paziente nel tempo, ci si regolerà naturalmente in base al quadro clinico e alla diagnosi, ma in linea di massima, nelle forme senza coinvolgimento clinico del sistema nervoso centrale, si controlleranno periodicamente l'assetto posturale, l'eventuale necessità di ausili, la funzionalità cardiaca e respiratoria. Nelle forme invece con coinvolgimento clinico del sistema nervoso centrale, sarà opportuna sia un'attenta presa in carico degli aspetti cognitivi-scolastici, sia la verifica di eventuali crisi epilettiche (con l'impostazione della necessaria terapia), sia procedere come sopra indicato. L'andamento clinico è di solito abbastanza stabile nel tempo, sebbene soprattutto nelle forme più gravi possano esserci seri problemi di suzione e deglutizione (fino a richiedere interventi di PEG per garantire la normale nutrizione), insufficienza respiratoria e naturalmente impossibilità a deambulare e ad acquisire il linguaggio. Non esiste terapia causale. La presa in carico di questi pazienti passa invece attraverso l'accurata valutazione di tutti gli aspetti sopra elencati e l'attento supporto alle famiglie.
Figura 1: proteine associate alla membrana muscolare. Tra le altre, l' integrina 7 e la laminina 2 (o merosina), deficitarie in alcune forme di distrofia muscolare congenita.
Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |