DM 145 Aprile 2002 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Mai più Istituti

Due testimonianze parallele per un unico messaggio: "Mai più Istituti d'Assistenza"! Del libro citato dai due lettori (E. De Rienzo, C. De Figueiredo, Anni senza vita al Cottolengo) si è occupato anche DM 140.

Il treno corre e porta con sé gli umori di tanta gente diversa; mi lascio andare ai ricordi di questi ultimi due giorni trascorsi a Torino e mi sento contenta per aver conosciuto due persone che hanno preso la loro vita in mano e hanno deciso di cambiarla, con fatica, "andando contro", rischiando. Tutto questo dopo aver trascorso moltissimi anni in Istituto, in un cosiddetto luogo "neutro". Poi, circa vent'anni fa, hanno deciso per la Vita Indipendente, con moltissime difficoltà.

Sono due uomini disabili che vivono nella propria casa finalmente liberi di agire e di pensare e che hanno fondato l'associazione "Mai più Istituti d'Assistenza" che si prefigge lo scopo di abolire tutti gli Istituti e di richiedere alle Regioni e ai Comuni una serie di servizi alternativi. Innanzitutto l'assistenza economica e domiciliare che garantisca la possibilità alle persone disabili e anziane di vivere autonomamente in casa propria; l'inserimento di persone handicappate adulte in famiglie affidatarie o in Comunità alloggio da otto-dieci persone che per la loro grave disabilità non possono vivere autonomamente in casa propria; l'istituzione di servizi diurni per persone disabili intellettive; miniappartamenti per le convivenze guidate per coloro che non hanno sufficiente autonomia; l'assegnazione di alloggi per le persone disabili fisiche che scelgono di vivere in modo autonomo; la previsione di piccole strutture residenziali per persone disabili e anziane in stato di non autosufficienza e che necessitano di cure sanitarie; il riconoscimento dei danni morali per tutte le persone ricoverate durante la minore età.

Roberto e Piero hanno fornito la loro testimonianza nel libro Anni senza vita al Cottolengo, dove rendono immagine il proprio vissuto e ribadiscono un concetto fondamentale: "Mai più Istituti d'Assistenza". Ci sono infatti ancora molti bambini che "vivono" in Istituto in attesa di una famiglia che li accolga, molti anziani parcheggiati in attesa della morte e molti disabili nascosti agli occhi del mondo.

Un po' di strada è stata fatta, ma finché rimarranno aperte queste strutture che impediscono lo scorrere della vita e causano danni irreversibili alla persona, ci si dovrà impegnare concretamente e si dovrà rendere testimonianza, affinché tutti si rendano conto della realtà degli Istituti e in modo che questi ultimi vengano chiusi definitivamente.

Patrizia Vanin

 

Nell'ottobre scorso si è tenuto un convegno presso l'ex Istituto San Paolo di Vicenza, sul tema dell'istituzionalizzazione, ovvero sulle storie di neonati e bambini dentro ai cosiddetti "Istituti di Accoglienza" (ove dicevano di donarci cura e amore, sostenendo che "erano state mandate da Dio"; noi dovevamo ascoltare ed eseguire...).

Io sono stato invitato a portare la mia testimonianza, a raccontare la storia di come vivevamo, di ciò che accadeva, una vicenda parallela a quella di Roberto e Piero. E' stato importante, emozionante vedere che delle persone ascoltavano e seguivano con interesse, con attenzione, i visi arrossati, qualche lacrima agli occhi e tanti sorrisi, quando raccontavo qualcosa di bello. Tutte emozioni che negli anni trascorsi in Istituto mi erano state negate, non le provavo, non le sentivo. In particolare mi è piaciuto come il giorno del mio matrimonio quando ho letto agli invitati un piccolo pensiero scritto da me e un brano del saggio Gibran Kahlil. Io non metto in dubbio che molte cose nel mondo siano dolci e buone, ma quel che vorrei è che al di là di un convegno o di una singola manifestazione, ci fosse più comunicazione, più amore, per combattere l'indifferenza che spesso ci avvolge.

Vorrei che tutti pensassero per cinque minuti del proprio tempo e riflettessero su che cosa vale di più, se non la vita e non solo la nostra, ma anche le altre, qualsiasi esse siano. Uno sguardo, un sorriso, una parola, una carezza, un abbraccio, un aiuto, non scordarsi dell'altro. E' il caso di rifletterci!

Luciano Fasolo

 

Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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