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Quel ponte della discordia

a cura di Stefano Borgato

A rendere nota la storia al grande pubblico è stato Gian Antonio Stella, apprezzato opinionista e autore di saggi di successo sul Nord-Est come Schei e Tribù, che sul "Corriere della Sera" del 25 gennaio, ha titolato: Venezia, uno stupendo ponte di vetro. Vietato ai disabili. Ma di che cosa si parlava? "Passi per il ponte di Rialto - scriveva Stella - 412 anni fa neanche a quel bastian contrario di Marcantonio Barbaro, che pignoleggiava su tutto, sarebbe venuto in mente di piantar grane sugli scalini. Passi per quelli dell'Accademia e degli Scalzi: neppure gli austriaci un secolo e mezzo fa erano sensibili ai problemi dei disabili. Ma oggi? Possibile che neppure nel Terzo Millennio il Canal Grande possa essere scavalcato da un ponte alla portata dei disabili in carrozzina? Ecco il tema: conta più l'estetica della dignità umana?".

Un nuovo ponte, quindi, a Venezia, per collegare Piazzale Roma - terminal della città lagunare per gli autoveicoli - alla Stazione Ferroviaria. Il progettista è un vero genio del settore, quel Santiago Calatrava che proprio sui ponti ha costruito gran parte della sua celebrità mondiale: dal "Miraflores" sul Guadalquivir all'"East London" sul Tamigi, dall'"Oberbaum" di Berlino al "Puerto Madero" di Buenos Ayres. E questa volta sembra aver fatto davvero "un miracolo", se, come racconta ancora Stella, è riuscito a disegnare per Venezia un progetto "che piace non solo alla giunta di centrosinistra, ma perfino a Vittorio Sgarbi". Un nuovo ponte tutto di vetro, con rifiniture in pietra d'Istria e ottone che secondo i suoi "cantori", "lascerà un segno forte, ma allo stesso tempo leggero e quasi inoffensivo nella cultura storica tradizionale".

E così - ecco il problema - la Commissione Comunale di Salvaguardia approva il progetto, accettando tra l'altro anche il no ai servoscala, perché "senza quegli infissi metallici così poco estetici, l'opera offre un impatto visivo certamente migliore"! Qui la riflessione di Stella si fa pungente: "Mettetevi nei panni di un disabile in carrozzina. Arrivate a Venezia, siete alle prese con la città più bella e più inaccessibile del pianeta, costruita con migliaia di barriere a causa dell'urbanistica assolutamente unica. Una città spezzettata da 434 ponti dei quali solo 4 dotati di attrezzature che vi consentono di passare da una parte all'altra (quando non sono state abbandonate all'incuria) senza aiuto. Pretendereste o no che almeno il quarto ponte sul Canal Grande fosse alla vostra portata? Che almeno una parte dei 9 miliardi e 990 milioni di lire destinati all'opera finissero nel progetto di un tapis roulant o di un servoscala? Niente. Paolo Costa, il sindaco, ammette che sì, la frase usata per motivare il no è `davvero molto infelice' e che il Comune non accetta lezioni sul tema perché `ha fatto mille cose' e `sta proprio ora destinando ai disabili venticinque posti gratis nel garage comunale', però `da Piazzale Roma alla Stazione un disabile prenderà sempre il vaporetto'. Può essere, ma la questione di principio? Meglio quindi che i disabili vadano in vaporetto! Tanto più - spiega la Commissione - che "i servoscala sono spesso rotti da teppisti, creando nei portatori d'handicap malumori e frustrazioni".

Le reazioni non si fanno attendere e sono tante: centinaia di messaggi di protesta - dai toni più o meno civili, dai contenuti più o meno documentati - inviati alla Segreteria del Sindaco di Venezia, provenienti dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), dal Consiglio Nazionale sulla Disabilità, dall'European Disability Forum, dall'Unitalsi, da tecnici, da semplici cittadini e anche dall'estero. Eclatante la dichiarazione del Sottosegretario alla Salute Antonio Guidi, che definisce "illegale" il progettato ponte, di particolare prestigio la voce di Tullio Regge, celebre fisico del Politecnico di Torino, anch'egli disabile: "Incredulità, costernazione, delusione, rabbia e disprezzo sono i sentimenti che mi agitano. Il Sindaco afferma papale papale che la Giunta fa `mille cose per i disabili'. Mille cose ma la trasformazione della Stazione Ferroviaria (accessibile) in un lager per disabili non me l'aspettavo. Stento a credere ad una simile enormità, anni di lotta sono stati cancellati da chi più di ogni altro doveva essere sensibile ai nostri problemi. Spero in un intervento forte che ponga fine a una pagliacciata crudele e incivile. Venezia è meta di folle di turisti di tutte le nazionalità, chi avrà con sé un disabile tornerà a casa con il sapore salato e amaro dell'umiliazione. Non arrendiamoci alla disperazione e ricominciamo a lottare per i nostri diritti. Ho incontrato architetti valentissimi e sensibili ai nostri problemi che non solamente hanno inserito vie d'accesso per i disabili ma le hanno anche usate come elemento costitutivo e di alta valenza estetica nei loro progetti. Moltissimi edifici storici di alta nobiltà e sparsi in tutta l'Italia sono dotati di servoscala, sarebbe molto più offensiva esteticamente un comitiva di turisti ubriachi che cantano Sole mio (li ho visti) oppure vestiti in modo volgare e sgargiante. Non mi arrendo".

Lucida e documentata l'analisi di Carlo Giacobini, del Centro per la Documentazione Legislativa UILDM, che individua ragioni giuridiche, culturali e simboliche, per dichiarare molto grave il fatto. "Giuridiche perché non si era forse detto che lo Stato e gli enti pubblici non possono erogare contributi o agevolazioni per la realizzazione di progetti che non prevedono l'accessibilità per le persone disabili? Culturali perché Venezia non è stata forse dichiarata un patrimonio artistico appartenente all'umanità? E le persone anziane e disabili non fanno forse parte dell'umanità? Simboliche perché il ponte è il simbolo dell'unione tra popoli, culture e realtà, tanto da essere scelto come motivo conduttore delle banconote Euro. Non può quindi essere il simbolo di un'esclusione".

Dal canto suo, l'architetto svizzero Luca Bertoni tocca forse il punto centrale della vicenda ("Si può giungere ad una piena accessibilità della struttura con altri mezzi che non con i servoscala)", affiancato da Alberto Arenghi, ingegnere ben noto ai lettori di DM, per le sue acute analisi sulla gestione dell'accessibilità nelle città d'arte, il quale afferma: "Non riesco a capire perché il progetto abbia dovuto contemplare come soluzione l'adozione del servoscala, meccanismo che è una vera e propria `denuncia' dell'incapacità di risolvere il problema del superamento di un dislivello ovvero del fatto che solo alla fine si è pensato alla tematica e si è cercato di mettervi una `toppa' che capisco possa stonare con l'architettura progettata. Perché non rimettere mano al progetto per risolvere l'accessibilità del nuovo ponte senza ricorrere ai poco originali e funzionali servoscala?".

A questo punto il Comune di Venezia fa letteralmente marcia indietro e il Sindaco Costa dichiara: "Il progetto originario del ponte sul Canal Grande, tra Piazzale Roma e il Piazzale della Stazione ferroviaria, predisposto da Santiago Calatrava, prevedeva la presenza di servoscala. Successivamente, il progetto era stato modificato, e il servoscala è stato tolto, accogliendo il suggerimento in tal senso espresso da esperti vicini al mondo dei disabili. Poiché tale modifica - che si era ritenuta rispondente all'interesse dei disabili - viene invece recepita con manifesta contrarietà, l'Amministrazione comunale non ha alcuna difficoltà a proseguire con il progetto originario. Pertanto nei prossimi giorni, la costruzione del ponte sarà oggetto di gara d'appalto nella versione di progetto che comprende il servoscala".

Soddisfazione, quindi? Tutt'altro e lasciamo ancora il commento alle parole di Alberto Arenghi, che condividiamo completamente: "Innanzitutto il fatto che la scelta di non applicare i servoscala fosse un desiderio di rispondere alle esigenze dei disabili mi sembra un paradosso inaccettabile e un voler stravolgere la realtà dei fatti a mo' di `gioco delle tre carte': se qualche `esperto vicino al mondo dei disabili' bocciava il servoscala, la bocciatura era di carattere tecnico-funzionale rispetto alla soluzione servoscala che non è l'unica possibile. L'accessibilità andrebbe perseguita attraverso un'altra soluzione che lo stesso Calatrava dovrebbe studiare. L'adozione dei servoscala è, alla fine, il compromesso che scontenta tutti, la `soluzione politica', il trionfo dell'incapacità progettuale, la soluzione antiestetica e poco funzionale che rimarrà inutilizzata e che fra qualche anno farà dire hanno fatto tanto rumore per nulla".

Questi i fatti e le opinioni, attendiamo ora altri sviluppi. E' una vicenda che non abbandoneremo di certo, carica com'è di grandi risvolti simbolici e politici. Oltre a pubblicare altri pareri, cercheremo lo stesso Calatrava. Per il momento, però, lasciamo il giudizio ai nostri lettori.

 

Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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