DM 145 Aprile 2002 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

I diritti e i doveri

"Rivendicare il rispetto dei propri diritti significa fare pietismo?", scriveva Gianfranco Bastianello in DM 143/144, nel commentare un paio di episodi di cronaca riguardanti persone disabili. E' stato il Presidente dell'ADDHA (Associazione Difesa Diritti Handicappati) a cogliere per primo il messaggio ed è lo stesso Bastianello a rispondere alla sua provocazione.

Nel corso del lavoro con l'ADDHA, abbiamo maturato l'idea che non sia più percorribile la sola strada del rispetto dei diritti, ma che si debba percorrere anche quella dei doveri. Un unico esempio: per anni abbiamo lottato, tutti, per ottenere trasporti pubblici accessibili. Io abito e vivo prevalentemente a Roma e in questa città abbiamo oggi un discreto parco di mezzi pubblici accessibili. Ebbene, il sottoscritto, e molti altri cittadini, non abbiamo mai, dico mai, visto una carrozzina usufruire di detti mezzi; i disabili, specialmente motori, preferiscono chiedere buoni taxi o i finanziamenti per l'acquisto di pulmini per la propria associazione o pretendere di accedere alla zona a traffico limitato con l'auto munita di contrassegno, anziché usufruire del mezzo pubblico accessibile.

Noi pensiamo in sostanza che la giusta lotta per l'affermazione dei diritti, combattuta negli anni scorsi, non vada interrotta, perché i risultati non sono ancora completi, anzi vanno confermati e ampliati, ma crediamo che oggi, in parallelo, si debba condurre anche una lotta per l'affermazione dei doveri che noi abbiamo nei confronti della società. Se vogliamo uscire dalla definizione a vita di "handicappato" e di "non normale", dobbiamo pretendere di affermare, in noi stessi e nel corpo sociale, la "diversa normalità". Dobbiamo voler essere e fare ciò che sono e fanno tutti i "normali" cittadini, seppure ciascuno a suo modo e secondo le proprie capacità, iniziando dal rispetto delle regole stabilite per tutti. Dobbiamo poter salire sull'autobus, ma anche pretendere di pagare il biglietto, rinunciando a quelli che stanno diventando privilegi non più motivati da una giusta causa e che cominciano ad essere velati di pietismo o, peggio, di "pietà pelosa".

Giuseppe Franco
Presidente ADDHA
(Associazione Difesa Diritti Handicappati)

 

Caro Giuseppe, chissà perché siamo sempre noi (etichettati come "parte debole della società") a dover percorrere la strada dei doveri, mentre chi di doveri ne ha a bizzeffe, non l'ha mai percorsa finora. Ogni tanto leggo di qualche disabile che scrive: "Io per andare al lavoro devo prendere l'autobus e non mi danno la tessera gratuita...". Sa cosa rispondo? Tu vai al lavoro ed è giusto che paghi, i diritti che dobbiamo richiedere sono altri: autobus e uffici accessibili, marciapiedi liberi e accessibili, non certo la tessera gratuita. Io non pretendo nulla, il mio abbonamento lo pago come tutti i pendolari e però ho bisogno del pulmino perché le pensiline dei bus non sono accessibili, perché non so mai quale sarà il bus con la pedana o meno. Ho bisogno dell'accompagnatore perché, nonostante le leggi vigenti, quando si ristruttura, anche negli uffici pubblici, si continuano a "ripristinare" pure le barriere.

Lei dice che "i risultati non sono ancora completi"? Caro amico, io di risultati tangibili non ne vedo ancora! Se a distanza di ormai quattordici anni dalla Legge 13 dell'89 siamo ancora ad elemosinare fondi per l'abbattimento delle barriere, se siamo ancora a richiedere la "bella presenza" negli annunci che cercano segretari o centralinisti, senza guardare alle effettive capacità, se si fanno delle leggi per la tutela dei disabili senza prevedere sanzioni per chi non le rispetta, mi dovrebbe dire quali sono i risultati ottenuti! Veda poi l'ultima Legge Finanziaria, dove nulla di ciò che era stato richiesto dalla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap è stato accolto, oltre al mancato finanziamento della Legge 13. I doveri che ogni cittadino, disabile e non, ha nei confronti della società, sono rapportati al rispetto dei diritti che la società stessa deve avere nei suoi confronti.

È inconfutabile che a fronte del mancato rispetto di un diritto ci sia la pretesa di un dovere: "se tu non mi dai il bus accessibile, io pretendo il pulmino o il pass per entrare in zone limitate..."! Molti disabili sono diventati "piagnoni" perché non hanno trovato una società "accessibile" nel termine più ampio della parola, cioè fisicamente e psicologicamente. Quando mi arrabbio con qualche "normodotato" non gli auguro certo del male, ma soltanto di provare almeno per un giorno ciò che noi disabili passiamo per tutto l'anno. Non so se lei sia o meno disabile, ma penso che la nostra sarà una lotta che durerà tutta la vita, solo per un motivo: perché siamo in minoranza! Certo, è una battuta, ma noi siamo una "minoranza etnica" e come tale dovremo continuare a lottare per i nostri diritti; i nostri doveri verranno di conseguenza.

Chissà, se ci fosse un mondo come il mio hutopiland o come la contea dei ruotanti di cui parla Franco Bomprezzi nel suo libro, forse ci sarebbe Raul Bova a chiedere il rispetto dei diritti...

Gianfranco Bastianello

 

Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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