DM 145 Aprile 2002 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

La lotta silenziosa

di Gianni Minasso

Incomincia con questo numero di DM una diversa gestione degli editoriali, la cui stesura coinvolgerà di volta in volta i componenti del nuovo Comitato di Redazione.

Sarà per la tempesta che sta sconvolgendo il Medio Oriente e che al momento assorbe ampi spazi dell'informazione, ma la cronaca recente ha offerto pochi spunti folcloristici relativi al pianeta handicap. Né disabili "prigionieri" di un pugno di scalini, né sedie a rotelle cacciate da alberghi perché "rendevano triste l'ambiente" hanno occupato le pagine dei quotidiani o costernato le platee televisive. Dovremmo essere contenti di questo fatto, ma chissà come mai, c'è qualcosa che stona, traspare lo stesso un filo di apprensione che non ci lascia tranquilli.

Intendiamoci: il nostro è un rilievo che non nasce da un'illogica smania di protagonismo. Ultimamente i disabili non sono stati sbattuti sotto la luce dei riflettori, eppure ciò non vuol dire che tutto vada bene. Basta immaginare un poco, magari sforzarsi di varcare l'apparenza ed ecco giungono subito alle orecchie gli echi di una quotidiana e gigantesca lotta silenziosa.

Mentre le fila degli handicappati di tutto il mondo vengono ingrossate dalle sconsiderate gesta dei terroristi e dalle feroci rappresaglie susseguenti, in Italia migliaia di disabili combattono, come spesso testimonia anche DM, la loro faticosa battaglia contro una selva di leggi spesso lacunose o addirittura applicate in maniera ahimè "creativa". Il Servizio Sanitario Nazionale alterna poi chiaroscuri da brivido, rimescolando le carte di un gioco già di per sé di ardua comprensione. Simili alle Città-Stato dell'antica Grecia, le ASL offrono un'assistenza discontinua con punte di qualità notevoli, ma anche indecorose carenze che piombano come mannaie sul capo di chi cerca disperatamente di stare a galla (e magari maledice a questo proposito la posizione geografica della propria zona di residenza). La burocrazia continua a mietere con impressionante regolarità le sue vittime e i politici... beh, lasciamo perdere: meglio rassegnarsi aspettando con inquietudine i nuovi (e "sanguinosi") tagli preannunciati! Inutile consumare le residue illusioni: la nostra è una democrazia non ancora matura, in cui la buona volontà dei singoli - di alcuni singoli - supplisce talvolta alle insufficienze di un sistema spesso farraginoso e disattento alle esigenze delle fasce sociali più deboli.

In questo clima deleterio ogni "persona socialmente svantaggiata" continua così la propria lotta silenziosa per arrivare alla fine della giornata, cercando in tal modo di garantirsi un'esistenza dignitosa. A tutti quelli che non si sono schiantati con l'aereo contro un grattacielo, che non hanno affamato il prossimo con ciniche speculazioni economiche, che non hanno accoltellato i propri genitori o i propri figli, che non hanno sacrificato la vita altrui sull'altare del proprio egoismo, a ognuno di essi, a parenti, amici e volontari che aiutano i disabili, vorrei perciò dedicare queste scarne riflessioni.

Se ci voltiamo a osservare la strada percorsa fin qui, scorgiamo ancora gli sfolgoranti bagliori delle conquiste sociali ottenute nel corso degli ultimi anni. Ma non basta, resta ancora molto da fare. Non possiamo permetterci di consacrare il nostro impegno soltanto alla lotta silenziosa in cui siamo personalmente coinvolti ogni giorno. Né possiamo perennemente attendere la miopia di un assessore retrogrado o l'isteria di un cliente d'albergo per sferrare l'ennesimo contrattacco a chi permette tuttora l'esistenza delle barriere architettonico-mentali.

Dobbiamo diventare caparbi, uscire di casa, farci valere, impegnarci anche fino allo spasimo, magari accumulando ancora altre sofferenze e altre ferite, ma la nostra lotta silenziosa deve arrivare a produrre più baccano possibile. E, detto per inciso, questo è anche lo scopo principale della rivista che state leggendo e dell'associazione di cui essa è portabandiera. Se non altro lo dobbiamo a chi ci ha preceduto nel "combattimento", affinché l'impegno già prodigato possa fruttare e conseguire nuovi, importanti risultati.

Solo allora potremo essere finalmente orgogliosi di aver condotto una guerra senza mitra né carri armati, senza esserci imbottiti di esplosivo né aver scagliato missili contro abitazioni civili. Saremo fieri perché la nostra straordinaria guerra avrà mietuto come uniche vittime l'emarginazione, la disuguaglianza e il dolore.

 

Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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