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Solo due paroleHo perso mia madre in dicembre e questa mia vuol essere una dedica a lei, ma anche a tutte le altre mamme, creature meravigliose, che per metterci al mondo soffrono con tanto amore e dopo averci dato alla luce, se non siamo perfetti, ci amano ancora di più. Ci allevano e ci coccolano con un trasporto di gesti e sentimenti unico, irripetibile e anche quando siamo adulti ci proteggono come fossimo dei bambini/e piccoli. Stanno al nostro fianco in ogni momento: di giorno, di notte, quando stiamo bene e quando stiamo male. La nostra sofferenza diventa la loro silenziosa sofferenza. La nostra serenità è la loro serenità. La nostra battaglia per la vita diventa la loro bandiera. Le nostre piccole grandi conquiste quotidiane diventano le loro gioie più vere. Dicono che tutti abbiamo un angelo che ci veglia e ci protegge, anche se non lo vediamo... noi l'abbiamo accanto ogni attimo che respiriamo e non ce ne rendiamo conto, perché diamo per scontato che loro ci siano sempre. Sono loro che ci sostengono, ci incitano ad andare avanti e sperano in un futuro migliore per noi figli/e che di fortuna ne abbiamo avuta ben poca nella vita. Passano i loro anni più belli di giovani mamme vivendo a volte momenti di grande solitudine, perché un figlio con handicap, anche se per loro è uguale agli altri, da "altri" non è considerato tale. I loro capelli si imbiancano, i visi lasciano vedere a volte la loro grande stanchezza, gli occhi, seppure attenti e sempre dolci, hanno le tracce delle lacrime versate e anche di quelle che non c'è stato tempo di versare. Si parla poco di loro quando si affronta il tema della disabilità o non-abilità, eppure vivono il problema in prima persona, al fianco dei loro figli, in ogni istante della loro esistenza. Se quelle loro esistenze fossero delle bilance, credo che i pesi più grandi e difficili da sopportare sarebbero l'ingiustizia e l'indifferenza, che purtroppo in molti contesti si trovano. Ma sono sorrette dal quel sentimento grandioso, chiamato "amore materno", che nasce non so da dove, ma che so per certo non ha mai fine, neanche quando lasciano la vita terrena. E quando sono loro a precederci, nell'immensità dell'infinito, è come se una parte di noi se ne fosse andata per sempre. Sono mamme, sì, ma anche amiche per noi, compagne di scuola e di gioco, infermiere, confidenti. Spose per scelta di un destino fatto sì di piccole gioie, che con il nostro affetto possiamo dar loro, ma prigioniere di una costante preoccupazione per noi, che le accompagna per tutta la vita. Senza di loro ci sentiamo smarriti, ancor più indifesi ed è così che io mi sento oggi, né c'è la possibilità di descrivere questo dolore così pungente che mi devasta il corpo più della malattia contro la quale, da sempre, ho combattuto insieme a lei. Ho una strada più difficile ora, da percorrere, perché senza di lei, senza la mia cara mamma Rosa, lo è già. Non c'è consolazione, non ci sono parole o gesti che possano in questo momento lenire la sofferenza. Restano solo due parole da dire: grazie, mamma. Simonetta Sirtori Schio (Vicenza)
Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |