DM 145 Aprile 2002 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

La macchina del tempo

di Enrico Lombardi

Sono giorni particolari, questi che stiamo attraversando, per i mezzi di informazione nel nostro Paese. Giorni concitati. In cui l'attenzione dei media sembra calamitata da eventi tragici come il rigurgito del terrorismo, la questione mediorientale, lo scontro tra governo e parti sociali, il delitto di Cogne. Soprattutto attorno a quest'ultima vicenda si è scatenato un vero e proprio corto circuito mediatico, fatto di morbosità e quanto di peggio il giornalismo italiano (ma forse non è una peculiarità del nostro Paese) abbia mai saputo offrire.

Sarà proprio per questi motivi, oppure più concretamente per l'apatia che sembra ormai caratterizzare l'associazionismo legato al mondo della disabilità, che sta passando quasi senza essere notato un disegno di legge che, se dovesse essere approvato, riporterebbe la politica destinata alle persone con disabilità indietro di qualche decennio. Mi riferisco al disegno di legge presentato da alcuni autorevoli esponenti della maggioranza di governo, volto alla totale cancellazione di tutte le associazioni di categoria, tranne le cosiddette "associazioni storiche". Già, su questa definizione ci sarebbe molto da dire... come se non fossero "storia" i quaranta e passa anni della UILDM (tanto per fare un esempio a noi caro) oppure i quasi cinquanta di attività di associazioni come l'AIAS o l'ANFFAS. Come se poi fossero gli anni ad indicare l'importanza del ruolo svolto da un'associazione, e non la progettualità, i servizi offerti oppure le proposte fatte e i risultati raggiunti.

Una proposta, tra l'altro, dall'indubbio sapore anticostituzionale. Infatti proprio l'articolo 18 della Costituzione (citato nell'introduzione dello stesso disegno di legge) garantisce la libertà di associazione quale fondamento di una piena e completa partecipazione democratica e per la libera esplicazione, da parte di gruppi portatori di interessi, di attività a rilevanza sociale. Certo, nel testo non si dice esplicitamente che le altre associazioni non devono esistere, e ci mancherebbe anche questo. Però di fatto se ne chiede la morte civile. Infatti, sempre nell'introduzione, si afferma che solo e soltanto le "associazioni storiche" dovrebbero agire come interlocutori degli organi politici amministrativi. Addirittura si chiede la rappresentanza anche dei non iscritti e come ciliegina sulla torta l'ammissione ai finanziamenti dell'8 per 1.000 sull'IRPEF!

La ragione del provvedimento starebbe nel fatto che ormai esistono troppe associazioni, definite di scarsa o nessuna esponenzialità, le quali, anziché portare giovamento alla causa delle categorie di riferimento, generano confusione nella rappresentazione delle istanze. Difficile riuscire ad argomentare ad un'affermazione del genere. Non perché mancano gli argomenti, ma perché ci appare un'affermazione che non possiamo che definire assurda, paradossale. In un momento storico in cui le persone con disabilità richiedono con forza il loro diritto ad essere protagonisti delle proprie istanze, di fatto della propria vita, una proposta come quella presentata non può che lasciare perplessi. Credevamo che concetti come la rappresentanza e la tutela fossero ormai superati. Evidentemente ci eravamo sbagliati. È chiaro che lo Stato, nelle sue varie articolazioni, ha bisogno di interlocutori certi. Ma, e qui sta il nocciolo di tutta la questione, chi decide quali devono essere?

Eppure, non più di tre anni fa, un notevole sforzo fu compiuto. Mi riferisco alla Conferenza Nazionale sull'Handicap del 1999, voluta dall'allora ministro Livia Turco. Malgrado la presenza di molte sigle e di varie associazioni, si arrivò ad un documento dalla grande valenza politica (il Piano di Azione del Governo sull'Handicap), ma soprattutto fu un evento che coinvolse, da protagoniste, proprio le persone con disabilità. Un documento dov'erano contenute molte, se non tutte, quelle indicazioni che se applicate avrebbero veramente reso migliore la qualità della vita delle persone con disabilità. Perché allora non ripartire da lì? Tra l'altro, proprio la Legge 104 del '92 prevedeva che ogni tre anni si dovesse tenere una conferenza del genere.

Certo, a pensar male e a vedere proposte di questo tipo non può non venire in mente il divide et impera di machiavellica memoria... oppure, e forse è ancora peggio, ad un colossale intrallazzo postelettorale...

 

Articolo tratto da DM 145 - aprile 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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