DM 146/147 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Fermate quel ponte!

a cura di Stefano Borgato

Non si sono certo placate le polemiche legate al progetto di un nuovo ponte a Venezia, non accessibile alle persone disabili, disegnato dal celebre architetto Santiago Calatrava, di cui abbiamo reso ampiamente conto in DM 145 (Quel ponte della discordia). Anzi, "il caso" - come l'avevamo presentato allora e come torniamo a fare questa volta - si è allargato a dismisura, portando a numerose prese di posizione da una parte e dall'altra, in televisione, sui giornali, in Internet.

Particolare l'impegno di www.superabile.it, il portale Internet dell'INAIL diretto da Franco Bomprezzi, che da molti mesi segue la vicenda con aggiornamenti quasi quotidiani.

Al momento la situazione appare fluida e aperta forse agli esiti più svariati. Merita però di essere ripreso integralmente l'importante appello firmato nel novembre scorso da oltre venti progettisti esperti del settore, un mix di professionisti uniti in un medesimo documento, come mai, forse, era successo prima (sono gli architetti Francesco Agliardi, Maurizio Antoninetti, Luigi Biocca, Paola Bucciarelli, Concetta Cocco, Sophie Corbetta, Piero Cosulich, Giovanni Del Zanna, Tommaso Empler, Lucia Folco Zambelli, Lucia Lancerin, Fabrizio Mezzalana, Michele Pezzagno, Adriano Piffer, Salvatore Sbacchis, Gaetano Venturelli, Fabrizio Vescovo e Silvia Volpi; gli ingegneri Alberto Arenghi, Annalisa Morini e Luigi Moruzzi; i designer Gianni Arduini e Leris Fantini). E il titolo dell'appello (Fermate il ponte di Calatrava!) parla da sé!

La costruzione del nuovo ponte per Venezia di Santiago Calatrava - il quarto sul Canal Grande dopo quello di Rialto (1588), dell'Accademia (1932) e degli Scalzi (1934) - entrerà a far parte della storia della città, del nostro Paese, della cultura e del patrimonio mondiale.

Il progetto di questa opera è stato redatto, le opere appaltate. Di recente è stato dato avvio ai lavori. In mezzo a molte polemiche, visto che il nuovo ponte non è accessibile.

Progettare per Venezia è sicuramente una sfida avvincente e temibile, in bilico tra la storia passata e quella futura, in una realtà urbana che è ancora a misura d'uomo, della sua pedonalità (e non dell'automobile). Queste cose ben le conosce Santiago Calatrava - ingegnere, architetto e scultore - che di ponti ne ha realizzati molti, la maggior parte dei quali accessibili, riuscendo a coniugare in modo sapiente funzionalità ed estetica. Peraltro l'accessibilità non risulta estranea al progetto di questo quarto ponte: rampe affiancano i gradini alle estremità del ponte e un'ipotesi di utilizzo di un servoscala è stata considerata fin dagli inizi. Ma l'Amministrazione decide di abbandonare queste soluzioni e ritiene di soddisfare l'accessibilità garantendo un servizio gratuito di vaporetti. Solo a seguito delle polemiche apparse sui giornali l'Amministrazione decide di rimandare ad un secondo tempo - a ponte finito! - la progettazione e l'appalto di servoscala per l'accessibilità.

Ma questo ponte non può essere considerato accessibile e come tale - così com'è - non si deve realizzare, per questioni simboliche, etiche, estetiche, di principio e di cogenza normativa:

- per la cultura progettuale del terzo millennio l'accessibilità è un requisito funzionale dell'architettura: e un progetto esemplare come questo non può permettersi di eludere tale tema;

- non può essere accettata una deroga ai principi base della normativa per l'accessibilità - giustificata adducendo come sensata la motivazione connessa all'unicità del luogo in cui si opera. Il territorio italiano è diffusamente connotato da valenze storico-artistiche e monumentali e tale atteggiamento potrebbe costituire un pericoloso precedente a cui fare riferimento per successivi interventi a Venezia o nelle molte città storiche del nostro Paese;

- deve essere superato un approccio che vede nel servoscala una soluzione di utilizzo semplice e immediato. Il servoscala non è una soluzione tecnicamente valida (l'esperienza stessa dell'adeguamento di alcuni ponti esistenti a Venezia ha dimostrato come queste apparecchiature, installate all'aperto, in presenza di un ambiente salmastro, non siano in grado di garantire la necessaria affidabilità, autonomia e sicurezza), oltre ad essere stigmatizzante ed emarginante sotto il profilo psicologico;

- la rilevanza dell'opera e del suo progettista sono tali da fare del nuovo ponte un riferimento per tutti i progettisti, soprattutto i più giovani, che potrebbero intendere che il requisito dell'accessibilità possa essere quanto meno opzionale se anche "un grande" l'ha elusa (si ricorda che in settembre Calatrava è stato insignito della "Leonardo Da Vinci Medal" con motivazioni che includono, fra le altre, l'alto valore educativo delle sue realizzazioni);

- è infine banale ricordare, ma forse sfugge ai più, che si tratta di un ponte pedonale (ovvero un'opera che sottende un'"intimità" con l'utente, la possibilità che possa essere vissuta ed interpretata come luogo d'incontro, punto panoramico ecc.).

A supporto di quanto esposto, è possibile portare circostanziate argomentazioni normative:

1) Tutte le opere pubbliche devono essere accessibili (DPR 503/96); il progettista è obbligato a certificare la conformità degli elaborati alle disposizioni di norma (DPR 503/96 e Legge 104/92, art. 24.5). Gli elaborati tecnici devono chiaramente evidenziare le soluzioni progettuali e gli accorgimenti tecnici adottati per garantire il rispetto della norma e devono essere accompagnati da una specifica relazione.

2) Un'opera pubblica non accessibile non può essere finanziata (Legge 41/86 e DPR 503/96).

3) Un'opera pubblica non accessibile in cui "le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera" da parte delle persone con disabilità è dichiarata inagibile. In questi casi "il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità e il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l'ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi (Legge 104/92, art. 24.7).

4) Il vaporetto non può essere considerato una corretta "soluzione alternativa" anche perché in contrasto con il DPR 503/96, art. 26: è l'opera in sé che deve essere accessibile in quanto spazio, monumento, opera d'arte vissuta dai cittadini. Là dove la norma (DM 236/89, art. 7) prevede che possano "essere proposte soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche", chiarisce che queste debbano rispondere "alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione". In ogni caso è evidente che la soluzione di progetto può essere alternativa rispetto ai dettami della norma, non che il progetto possa trovare fuori del suo ambito (in questo caso in un servizio) soluzioni alternative.

5) Il servoscala è consentito dalla normativa solo "negli interventi di adeguamento" (DM 236/89, art. 4.1.13) e pertanto non può essere considerata una soluzione proponibile per realizzare l'accessibilità di un ponte di nuova costruzione.

6) Il servoscala è consentito dalla normativa solo "per superare differenze di quota contenute"(DM 236/89, art. 4.1.13) e non è quindi adeguato per superare un dislivello notevole (indicato in circa dieci metri).

Per le ragioni sopra richiamate, i sottoscritti progettisti che da tempo si dedicano alla promozione di una Progettazione Accessibile che sappia includere e non escludere le persone, rivolgono un appello alle Istituzioni, agli Enti e alle Associazioni che rappresentano nella società civile le persone con disabilità affinché, nel pieno dei loro diritti:

- prendano posizione pubblicamente a favore della necessità di rendere accessibile questo ponte;

- intraprendano ogni possibile azione legale prevista per il rispetto delle norme vigenti sull'accessibilità al fine di ottenere, prima dell'esecuzione, una variante al progetto rispettosa delle norme tecniche vigenti.

 

Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

torna su