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La UILDM, quella dei cartoni!

Sonnecchiando davanti alla TV di pomeriggio a luglio, su Canale 5, ho visto un paio di volte una "strana" pubblicità che mi ha colpito. La prima volta ho notato solo un insolito cartone animato nel quale un allenatore infiamma la sua squadra a giocare per vincere. La seconda volta ho notato le mazze da hockey, poi un flash: la squadra che si avvia sul campo è in carrozzina elettrica, poi l'acronimo della UILDM!

Il cartone animato è splendido, l'allenatore è un duro, ma sa farsi amare dalla sua squadra che si ricarica di un'energia vincente; in quel momento i ragazzi sono come una forza della natura, ce la faranno a superare qualsiasi difficoltà, costituiscono un forte messaggio positivo, sono vitali, anche se sono distrofici in carrozzina elettrica. Sono i campioni del wheelchair-hockey, l'unico sport che persone affette da patologie neuromuscolari possono praticare, grazie alla costosa, agile e veloce carrozzina elettrica, pilotata con il joystick da un cervello vitale, intelligente, innamorato della gioia di vivere e di vincere non solo la partita, ma anche la partita della vita.

Ma come fa uno spettatore sonnacchioso a recepire questo messaggio pubblicitario? Credo infatti che il messaggio voglia essere: questi campioni disabili sono sponsorizzati dalla UILDM. Lo spot è originale e positivo, ma quante persone sono in grado di capirlo? Per capire bisogna conoscere l'esistenza di questo sport, la particolare disabilità, la UILDM; ma se tutti e tre questi elementi sono delle incognite, è molto difficile per uno spettatore distratto risolvere l'equazione, capire il messaggio.

La pubblicità è costruita molto bene, secondo la tecnica psicologica di destare la curiosità. Tutti sappiamo però che questa tecnica ha effetto solo se la pubblicità è martellante. Ma come può la UILDM sostenere i costi di una pubblicità così sofisticata e... incompleta?

La UILDM non è una ditta produttrice di beni commerciali: è un'associazione ONLUS (senza fini di lucro) che persegue la finalità sociale di migliorare la qualità della vita di persone disabili con patologie altamente invalidanti. La UILDM ha bisogno del sostegno di tutti, anche per sostenere i suoi campioni.

Vincenza Bianco
Presidente dei Thunder Roma
di wheelchair-hockey

Cara Vincenza, ringraziandola per le belle parole dedicate al nostro lavoro, devo dire innanzitutto che trovo perfetto il suo rilievo sul tentativo di "catturare" la curiosità dello spettatore "sonnacchioso" e giusto anche quello della necessità di un messaggio "martellante" per ottenere gli effetti sperati.

Per quanto poi riguarda il messaggio, c'è sì quello relativo alla UILDM (e che può ovviamente portare entrate all'Associazione, alla luce anche del conto corrente che chiude il cartone animato), ma c'è anche il tentativo di un messaggio culturale un po' più ampio che faccia passare proprio in quello spettatore di cui sopra l'idea di uno "sport possibile" anche per persone con gravi problemi di mobilità (con la speranza che il discorso venga recepito anche al di là dello sport). E infine, che esso sia "sport vero", con le sue "botte in faccia", con i suoi allenatori "burberi ma benefici", con quello spirito "di spogliatoio" che tutti gli sport veri contraddistingue.

Credo che lei - se segue un po' DM, il sito Internet della UILDM www.uildm.org, il nostro lavoro - sappia già che Sport è in realtà solo una delle tre componenti dei Muscoli di cartone, una campagna di comunicazione che abbiamo avviato nel 2001 e che comprende anche Decide chi progetta (dedicato agli autobus) e La mosca (riguardante i problemi della quotidianità di una persona gravemente disabile).

Il tentativo è stato ambizioso, eppure sentire di essere riconosciuti da più parti come "Ah, la UILDM... quella dei cartoni animati!", beh, credo che ci abbia portato a ottenere un primo risultato importante.

Dal punto di vista della diffusione poi, come logicamente lei intuisce, la "parola d'ordine" dell'associazione è stata quella di muoversi esclusivamente all'insegna del "tutto gratis". E proprio in questo senso ci siamo attivati a tutti i livelli: ogni TV possibile, le radio (con una versione ad hoc in sola voce che non ha riguardato Sport, ma solamente gli altri due cartoni), i quotidiani (con spazi coperti da immagini significative tratte dai cartoni), i periodici, addirittura le metropolitane (con i video che hanno girato nelle vetture di quella di Milano), i siti Internet e così via.

Abbiamo proposto ovunque i Muscoli di cartone (anche all'estero, dando la disponibilità a curare noi stessi la versione in lingua, per altro senza successo), il tutto con la forze di due persone, chiedendo per altro collaborazione alle Sezioni UILDM sul territorio, nel segnalarci emittenti e giornali "amici". Alcune hanno collaborato al massimo, altre meno.

Insomma, uno sforzo enorme, non certo esaurito, che per quanto riguarda le principali emittenti nazionali ci ha portato a "strappare" gratuitamente due settimane nelle reti Mediaset (luglio 2001 e luglio 2002) e una settimana in RAI (senza però conto corrente, secondo le regole dell'emittente pubblica, nell'agosto del 2001).

Ho notato poi che il messaggio gratuito martellante si può ovviamente ottenere con maggior facilità in certe piccole TV private, viste poco, in quanto a numeri, ma molto capillarizzate sul territorio locale (e in numerose di queste, tutti e tre i Muscoli di cartone stanno ormai girando a qualunque orario da parecchi mesi).

Questa è la breve storia dei Muscoli di cartone, una campagna partita da un incontro casuale del sottoscritto (che ha collaborato all'elaborazione dei testi), con professionisti del settore (i creatori del film La gabbianella e il gatto), che fino ad oggi ci ha portato, senza dimenticare le già numerose selezioni a finali di Festival dell'Animazione (Genzano, Lecco e altri).

Stefano Borgato

"Ma come fa uno spettatore sonnacchioso a recepire questo messaggio pubblicitario?", si chiede Vincenza Bianco. Ebbene, Le teorie sull'assorbimento intellettivo più o meno efficace dei messaggi propagandistici sono svariate e, oltretutto, il mondo della pubblicità è alla perenne ricerca della maniera più adatta per "entrare" nella mente dello spettatore. Gli spot della campagna Muscoli di cartone non fanno eccezione e, come lei ha giustamente rilevato, fanno appello a diverse emozioni di chi li osserva. Credo inoltre che la sonnolenza degli utenti davanti alla pubblicità sia una costante di ogni fascia di telespettatori e rappresenti il grosso problema comune a chi deve vendere gelati e pannolini.

Personalmente sono pienamente d'accordo sulla (purtroppo) scarsa conoscenza dell'hockey in carrozzina, della distrofia muscolare e della UILDM in generale, ma da qualche parte bisogna pur muoversi e non credo che spot apparentemente più impegnati (questi sì, noiosi) o patetici (del tipo "mano tesa verso chi soffre") avrebbero incontrato un successo maggiore.

Sul fatto della necessaria ripetitività degli spot, quest'ultima - quando si è riusciti a ottenerla - ha senza dubbio contribuito al risveglio di qualche interesse verso il nostro mondo. In quanto ai costi, la UILDM non ha speso alcunché, visto che gli spazi sono stati offerti dalle emittenti e dalle riviste.

Nessun dubbio, poi, che - come lei conclude - la nostra Associazione abbia bisogno del sostegno di tutti anche per sostenere i suoi campioni. Ma per raccogliere bisogna anche seminare e comunque è indispensabile che tutti diano una mano. Ad esempio, quanti passaggi e quanti contatti con televisioni, radio o riviste ha propiziato la sua Sezione di appartenenza?

Gianni Minasso

 

Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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