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Un Papa come Loro

di Simona Lancioni

Dopo la lettera al Papa di Franco Bomprezzi, pubblicata in DM 145 (Il simbolo più grande, p. 22), riceviamo un'altra significativa riflessione, da Simona Lancioni, anch'essa riguardante l'aggravarsi delle condizioni fisiche di Giovanni Paolo II e la possibilità che egli usi o meno una carrozzina.

"Città del Vaticano - Il Papa in carrozzella. Seduto e `portato', il pontefice dovrà abituarsi a guidare in modo diverso il miliardo di fedeli cattolici. Lui, Karol Wojtyla, ex Atleta di Dio, non vuole, recalcitra all'idea. `Si irrita soltanto a parlarne', confida un cardinale di Curia, ma la situazione sta precipitando".

Inizia così l'articolo di Marco Politi intitolato Si aggrava l'artrosi al ginocchio, una carrozzella per il Papa, pubblicato dal quotidiano "la Repubblica" il 29 marzo 2002 e al quale anche Franco Bomprezzi aveva fatto riferimento in DM 145.

Intendiamoci: il Papa non ha niente contro le persone disabili, infatti dedica a Loro molte belle e confortanti parole, ma essere uno di Loro? Meglio di no: cosa potrebbe pensare la gente! In fondo alle persone disabili manca sicuramente qualcosa e Lui, l'autorità morale per eccellenza, non può permettersi di farsi mancare niente, la Sua autorità potrebbe risultarne sminuita.

Che tristezza, ho pensato, la Chiesa non si smentisce mai!

Osservo talvolta i ragazzi del volontariato cattolico rivolto alle persone disabili. Sono molto disponibili, dedicano Loro intere giornate nei periodi estivi e alcune serate in quelli invernali. Vanno assieme al mare e in gita e fanno ciò con grande senso del dovere, ma la sensazione è che ci sia sempre una distinzione rigida tra un Noi e un Loro. Un Noi che aiuta e un Loro che è aiutato. Un Noi altruista e un Loro passivo. Un Noi che fa "l'opera buona per andare in paradiso" e un Loro che si fa mezzo per la traversata. Non tutti si comportano così, ma coloro che si distinguono lo fanno per capacità critica individuale: capacità che frequentemente li induce ad attaccare la Chiesa dal suo interno.

Il Papa dovrebbe accettare la carrozzina, non tanto e non solo perché - come ha scritto Bomprezzi - così potrebbe "continuare a viaggiare a lungo, a muoversi liberamente e dignitosamente, a testimoniare con vigore rinnovato il Vangelo", ma soprattutto perché questa è una grande occasione per superare quella dicotomia tra quel Noi e quel Loro. Una dicotomia così scomoda e indecorosa per chi si offre come esempio di moralità.

L'autorità papale non ne risulterebbe sminuita, anzi! Dopo tanti secoli passati a sostenere la superficialità e la caducità del corpo rispetto alla nobiltà e all'eternità dell'anima, si presenta finalmente un'opportunità concreta per dimostrare che l'apparenza non conta, che ciò che è caro a Dio sono le persone e il loro spirito, che anche chi aiuta ha bisogno di essere aiutato, che l'amore di Dio è così grande da potersi comunicare tranquillamente anche stando seduti su una carrozzina, che le persone disabili, i poveri, gli emarginati sono il fine del messaggio cristiano e non il mezzo.

L'autorità papale non ne risulterebbe sminuita: anche chi, come me, non frequenta abitualmente la Chiesa avrebbe modo di intuire una maggiore coerenza tra predicato e "razzolato" e sentirebbe quella Chiesa un po' meno distante da sé.

 

Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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