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Due viaggi diversi

di Nadia Minardi

Il tuo corpo di giovane donna accartocciato su se stesso, i capelli biondi che ti coprono il volto forse ancora di bambina, scarpe da tennis, il vestito appena accennato... tu eri lì che volevi fare un viaggio, il "viaggio" che ti avrebbe allontanato da cose che non vuoi vedere, che non ti piacciono, da persone che ti amano e non sai che è così perché non sai ancora cosa sia l'amore.

Questo "viaggio" ti avrebbe portato in un mondo di illusioni, allucinazioni, abbagli perché il mondo attuale non ti piace già più! Tu non vuoi soffrire e cerchi di avere la felicità con questo strano passaggio dal reale all'ignoto.

Indifferenza, odio, guerre... chissà se sono queste le cose che non ti soddisfano o solo il bisogno immenso di tenerezza, affetto, calore, che senti crescere dentro di te e che pensi che nessuno possa mai darti.

Passo e ti guardo. Non sento pietà, ma rabbia; sono confusa, ma non indifferente; i tuoi anni mi fanno quasi invidia, la tua disperazione quasi rabbia. Eppure ti guardo con dolcezza, mista a compassione, non so essere severa con te, anche se lo vorrei, sputandoti in faccia la mia voglia di viaggiare!

Il mio tragitto, questa sera, l'ho fatto sulla mia "Ferrari" rossa che sfrecciava alla bellezza di sei chilometri all'ora, lungo i marciapiedi sconnessi della città, sulle strade poco asfaltate, nelle piazze, mentre cercavo di scansare le gambe della gente; il mio viaggio è fatto di piccole pretese: vedere le vetrine, gustare un gelato, incontrare amici, vivere come una persona normalmente vive solo per poche ore, uscire dalla routine del quotidiano, nulla di eclatante, ma sempre molto piacevole.

La vita credo sia questa: accontentarsi di piccoli momenti resi belli da come li sai vivere. La giovinezza gioca a tuo favore: la vita deve ancora schiudersi davanti a te e tu la butti già via; la mia vita se ne va senza ricorrere ad allucinogeni: considero il giorno seguente un regalo, mentre per te è solo un'angoscia.

I passanti ti guardano con compassione, ma hanno sguardi anche per me; siamo i "diversi", tu per come sei piegata su te stessa, io per la mia "Ferrari"! Ogni cosa che può "deturpare" in qualche modo questo mondo viene vista con occhi tristi o segnata a dito. Siamo persone scomode perché coloro che ci guardano si sentono, in qualche modo, investiti di un senso di colpa: loro sono la società per bene e la società dovrebbe dare qualcosa per non avere immagini come queste attorno; dovrebbe dare maggiore affetto, disponibilità, amore, ma non è semplice; meglio voltarsi dall'altra parte e dire, magari indignati come faccio io con te: "Certe scene non dovrebbero mai vedersi!", con aria da sacerdoti del tempio!

Ma la mia rabbia è legata al fatto che non hai saputo apprezzare la tua verde età, il tuo viaggio appena iniziato poteva offrirti le cose più belle e gioiose che si teneva in serbo per te e tu invece non gliel'hai permesso.

Loro sgranano gli occhi e con sdegno cambiano direzione, lasciandoci al nostro destino di persone differenti.

La mia preoccupazione questa sera è però totalmente rivolta a te, giovane ragazza che ti sei accasciata su questi gradini ad attendere che il tuo viaggio porti fine alla tua disperazione che non posso capire ma che sicuramente dev'essere maggiore della mia. Il tuo viaggio è terminato ed io invece torno a casa con la mia "Ferrari", sperando di poter apprezzare anche domani il sorgere del sole, il profumo dei fiori, il sorriso della persona che mi ama e che vive per me.

 

Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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