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Anima latrina

di Gianni Minasso

Nonostante il progresso e la raggiunta civiltà, sono ancora parecchi i tabù presenti nell'attuale consorzio umano, gli argomenti dei quali "è meglio non parlare". Tralasciamo quelli più angosciosi, per avventurarci comunque su un sentiero disagevole, quello di alcune peculiari funzioni organiche.

Sembra infatti che anche ai giorni nostri il pudore si debba arrestare allo stomaco senza proseguire più in là. Nel particolare ambito dell'handicap, poi, anche se si passa sotto silenzio l'inevitabilità del dover fare ciò che un altro non può fare per noi (parafrasando Cervantes), ciò diventa spesso fonte di preoccupazione. Ponderate statistiche affermano che, campando, ogni dieci anni trascorriamo circa due mesi e mezzo seduti su una particolare tazza (che non è quella del tè). E per arrivare ad eseguire correttamente il nostro dovere fisiologico in questo arco di tempo, specialmente quando non siamo a casa, può davvero capitare di tutto.

In primo luogo dobbiamo fronteggiare la malleabile interpretazione data al signor Bagno Accessibile. Millanta esperienze assegnano a questo locale fantascientifico le più disparate prerogative (e dire che il primo water-closet "moderno" è stato inventato da Sir John Harington nel 1596!). Accessibile sì, ma con scalino, porta a feritoia, chiuso a chiave, munito di tazza irraggiungile-larga-stretta-altissima-bassissima, magari senza asse e via dicendo. Calcolando poi che l'apparato digerente può talvolta trasformarsi in un meccanismo infernale funzionante con ritmi scriteriati, ecco che il raggio della massima autonomia di spostamento viene spesso a coincidere con il bagno attrezzato più vicino.

Serve comunque poco cercar di prevedere in anticipo la disponibilità di luoghi adatti. Nella "roulette russa" della fase digestiva finale, tanto si può trovare una toilette sistemata, in una moderna struttura pubblica, in fondo a una scala, tanto si può scovare un bagno impeccabile nel centro storico di una piccola cittadina. Gli aneddoti si sprecano: c'è il disabile in "allarme rosso" che, aiutato da un obiettore-giocatore di football americano, è riuscito ad entrare in una microtoilette di un pullman granturismo; c'è chi ha rintracciato il bagno adatto ma non è arrivato a utilizzarlo, causa il blocco dell'ascensore che serviva a raggiungerlo; un tale ha adottato poi la porta di un automezzo della propria Sezione come efficace paravento, mentre un altro ha odiato tutta quanta la tecnologia aviatoria che ha sì costruito jet con spaventose velocità di crociera, ma non è stata in grado di progettare una soluzione ai suoi crucci gastroenterici.

Vi sarebbero altre memorabili vicissitudini da narrare, ma stenderei su di esse un velo di riserbo per decenza e anche per rispetto verso i malcapitati protagonisti. Comunque gli architetti e i burocrati sono senza dubbio le classi più esecrate da chi abbia subìto anche solo uno dei suddetti ultimatum idraulici.

Nella grande lotta per uscir di pena (sempre usando un eufemismo del Cervantes), i maschi sono senza dubbio più fortunati delle femmine. E non mi si chieda il perché. E' vero che le donne possono reperire volontari improvvisati, magari somiglianti a George Clooney, però la conformazione virile è nettamente avvantaggiata, almeno per quanto concerne una specifica manovra. E' da manuale la citazione di un disabile giramondo: "In fondo basta il pappagallo, un golf sulle ginocchia, un muro davanti e un volontario dietro che fischietta con indifferenza... e il gioco [sic!] è fatto!". In questo modo il nostro prode è riuscito persino a realizzare con disinvoltura, in piazza San Marco a Venezia, quello che gli scostumati piccioni locali compiono di frequente sotto gli occhi dei molti turisti.

Le tattiche per risolvere o per attenuare questo genere di scocciature sono tantissime. In effetti, come recita un vecchio adagio, i bisogni aguzzano l'ingegno! Pulmini allestiti con tendine, wc chimici portatili, sedie speciali (fra cui il mitico "cesso mobile" di origine toscana), contenitori plastici di varie fogge, radaristica ricerca preventiva di possibili braccia robuste, enteroclismi di ogni misura... sono astuzie che vanno ad integrare le nutrizioni più adatte alla "regolarità" e i sofisticati calcoli (spesso, ahimè, sballati) sui tempi relativi al processo di ingestione-espulsione. Impressionante, poi, la lista delle possibili alchimie sperimentate, tipo lassativi, erbe, argille, cementi, fibre eccetera. Come non accogliere con un hurrà quanto scriveva Simona Lancioni in DM 142 (p. 23): "...Se aiuto invece una persona disabile [...] a fare pipì, nessuno se ne accorgerà, tranne, naturalmente, la persona interessata. [...] fare pipì non fa notizia (ne farebbe invece morire per non averla fatta!)".

Che dire allora? Nonostante le privazioni e le sofferenze provocate da questi grattacapi, riderci un po' sopra non farà male. Tornando seri ribadiamo che lo stato (e l'accessibilità) dei gabinetti pubblici può rappresentare l'indicatore della civiltà raggiunta da un popolo. Anni addietro, del resto, già un certo Federico Milcovich si chiedeva: "Quando verrà il tempo in cui anche chi è in carrozzina troverà un albergo o una pensione con porte abbastanza larghe per entrare, con servizi igienici dove anche noi potremo soffermarci per fare ciò che tutti fanno regolarmente e senza problemi?".

 

Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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