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La leggenda del santo "pedatore"di Riccardo Rutigliano E' stato il tormentone dell'estate. Un autentico fenomeno di costume che nemmeno una rivista come DM può trascurare. Anche perché la vicenda Ronaldo-Inter-Real Madrid ha non pochi risvolti sociali e alcuni di essi, in un certo qual modo, possono anche avere attinenze con il mondo dell'handicap. Cercheremo allora di addentrarci in questi risvolti, sperando di non essere troppo condizionati nell'impresa dal personale tifo nerazzurro. Tifo nerazzurro dal quale non si può comunque prescindere, in quanto l'orgoglio offeso del popolo interista è senz'altro uno degli ingredienti principali di questa vicenda. Oltre, beninteso, al clamoroso (e odioso) voltafaccia del signor Ronaldo. Comincerò col dire che Ronaldo era diventato un simbolo per i tifosi interisti: non era soltanto il giocatore più forte del mondo, era il Campione Esemplare, il deus ex machina atteso da una vita per riportare in alto le sorti della sua squadra, il giustiziere che avrebbe zittito finalmente i pesanti sfottò degli avversari. Incarnava al meglio lo spirito della squadra milanese simboleggiata dal Biscione: una sorta di Araba Fenice che ama risorgere dalle proprie ceneri, quando ormai sembra estinta... Estinta come sembrava esserlo la carriera di Ronaldo. Confesso che già pregustavo, dopo il ritorno in campo e al gol del campione brasiliano nello scorso campionato, al termine di un'eclissi durata due lunghi anni, l'immancabile puntata che nel corso di questa stagione gli avrebbe sicuramente dedicato la bella trasmissione televisiva Sfide, uno dei pochi esempi di sport raccontato in tivù senza enfasi e retorica, ma con la giusta epica del gesto e del personaggio sportivi. Qualcosa del tipo: "E' un pomeriggio terso ma gelido a Brescia, quel 9 dicembre 2001 quando, sotto un sole splendente, scendono in campo Brescia e Inter, che si affrontano per la quattordicesima giornata del Campionato di serie A. Quel campionato che l'Inter non vince ormai dal lontano '89 e che quest'anno sembra finalmente, dopo tante delusioni, alla portata della squadra nerazzurra. L'Inter guida la classifica con tre punti di vantaggio sulla Roma e sul sorprendente Chievo. Ma questa partita non è soltanto una tappa fondamentale verso il titolo di Campione d'inverno. E' importante, importantissima per un giocatore dell'Inter. Il giocatore più amato, il giocatore più atteso. Ronaldo Lima Da Silva viene da due anni da incubo: due infortuni, uno più grave e crudele dell'altro. La paura di non poter più scendere in campo prima, la paura dei contrasti con gli avversari ora, nei pochi minuti di gioco che Cuper, allenatore pragmatico e validissimo, gli ha regalato da quando Ronaldo è tornato, ufficialmente guarito. Ma oggi, anche il ruvido Cuper ha deciso che l'asso brasiliano dev'essere in campo dal primo minuto. Deve rompere l'incantesimo, tornare ad essere un giocatore vero. E al diciannovesimo minuto, i ventimila dello stadio di Brescia e idealmente i milioni di tifosi interisti in ansia, possono assistere all'evento che si compie. Ronaldo cattura una palla sulla trequarti, chiede triangolo al suo alter ego d'attacco, il possente Bobo Vieri, che gliela restituisce millimetricamente: Ronie scatta come ai vecchi tempi e brucia con un destro il portiere in uscita. Gol. Prima di esultare, il dubbio che tutto sia soltanto un sogno... quel sogno fatto tante volte nei giorni interminabili trascorsi dal 21 novembre 1999, data del suo ultimo gol ufficiale. Ma i sogni a volte si avverano..." . Sogni, già. Come un sogno sembrava quello di vedere restituito il cosiddetto Fenomeno alla ribalta sportiva. Diciamo la verità, non erano solo i tifosi delle squadre storicamente nemiche dell'Inter a sostenere tesi del tipo: "Ronaldo? Oramai è un ex giocatore", "E' buono solo per la carrozzina", "Se gli va bene potrà giocare a calcetto sulla spiaggia, ma una partita vera, quella no". Non erano soltanto cattiverie gratuite o schermaglie da bar... anche nel mondo del pallone molti addetti ai lavori erano più che scettici sulle sue possibilità di recupero. Il tifoso interista no. Lui era convintissimo del ritorno di Ronaldo. E il tifoso interista e disabile, poi, era molto più che convinto, vi nutriva una fede incrollabile. Perché? Semplice, perché sentiva Ronaldo molto vicino a sé, accomunato dalla stessa inabilità, dallo stesso percorso accidentato, per tentare di recuperare la funzionalità perduta, dalla stessa affannosa rincorsa per dimostrare di essere valido "nonostante". D'accordo: Ronaldo, anche se con le stampelle, poteva comunque e sempre camminare, ma la sua inabilità si misurava nell'impossibilità di correre, saltare, tirare e compiere le sue prodigiose finte di corpo all'interno di un rettangolo verde. Accomunato al nostro destino, ci avrebbe però un giorno riscattato da quello, tornando ad essere ancora il campione che era stato. Per lui, ma anche un po' per noi! Avrebbe fatto tesoro dei valori di unione, di solidarietà e di partecipazione che solo chi si trova nella condizione di non poter più dipendere solo da se stesso impara ad apprezzare... Valori che si sarebbero innestati del resto su di un carattere già di rilievo. Perché di Ronaldo era piaciuta a tutti, d'acchito, la personalità, i modi da bravo ragazzo, la modestia. Per lui più di una mamma, vedendolo abbandonare il campo in barella, distrutto, dopo il secondo infortunio, aveva pianto. E più di un figlio si era invece commosso il giorno della prima amichevole a San Siro dopo il ritorno dal suo lunghissimo inferno. Quando cioè, invece di commentare la sua prova condita da uno dei suoi antichi inimitabili guizzi in gol, aveva invece posto l'accento sui problemi dei ragazzi africani, dai quali era composta la rappresentativa affrontata. Lo si paragonava spesso a quell'altro fenomeno calcistico, di una generazione appena precedente alla sua, Maradona. Per sottolineare la differenza tra i due nel gestire il successo, nell'amministrarsi, nel proporsi alle folle e ai mass-media. Ronaldo stravinceva il confronto, addirittura con esiti umilianti per l'ipotetico rivale. Ma quanto ci eravamo ingannati su di lui! Quel pazzo mese di agosto del 2002, che sarà ricordato oltre che per gli scompensi climatici anche per quelli provocati nell'animo dei tifosi interisti da un campione ingrato, ci avrebbe fatto amaramente ricredere. Ma quale modello di comportamento, di lealtà sportiva, di umiltà? E quale esponente della cultura della solidarietà era mai quello? Un mercenario capriccioso e in balia dei propri procuratori, ansiosi di lucrare quanti più danari possibili dalla gestione del loro protetto, di "spolpare l'osso" fino in fondo. Ecco il nuovo Ronaldo, al quale evidentemente la ritrovata, piena salute aveva finito per dare alla testa. Dalla vittoria nel Campionato del Mondo era cominciata la sua metamorfosi. Aveva ringraziato proprio tutti, massaggiatore compreso, per quel trionfo. Ma non la sua società. Non una parola per chi gli aveva consentito di tornare a essere un atleta e lo aveva pazientemente aspettato per due lunghe stagioni. Maradona sarà anche stato un bad boy, ma tra tutte le sue sregolatezze e pazzie non si era mai dimenticato dell'affetto dei suoi tifosi. Ronaldo sì. Dopo essere stato cullato e avvolto dall'affetto dei tifosi interisti, non esitava un solo istante a proporsi al Real Madrid che non aveva avuto fino a quel momento, da parte sua, la minima intenzione di tentare l'avance... La simpatia che aveva saputo conquistarsi anche tra i tifosi delle squadre avversarie, ora la perdeva perfino tra i più accaniti sostenitori del suo team. E poi le accuse a Cuper, il suo allenatore. Puerili. Ridicole. Degne di un uomo piccolo piccolo che vuol fare la primadonna, non di un fuoriclasse. Può la pienezza dei propri mezzi fisici far dimenticare chi e che cosa è stato determinante per colmare quegli handicap che sarebbero stati altrimenti insormontabili? Evidentemente sì. Si chiama delirio di onnipotenza. Chi ne è vittima è prigioniero di un abbaglio che prima o poi non potrà che dissolversi fragorosamente, riportandolo bruscamente alla realtà. E noi che non siamo certo soliti augurare il male al nostro prossimo, ci sorprendiamo a immaginare un Ronaldo nuovamente tra noi, tra le fila dei disabili, e questa volta non con il sostegno di una provvidenziale stampella, ma ben ancorato ad una carrozzina. A scopo curativo. Non per cattiveria o per vendetta. Solo perché, paradossalmente, non c'è niente di meglio del doversi aggirare forzatamente per un certo periodo su quattro ruote, per farci ritornare con i piedi saldamente piantati per terra...
Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |