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Miss Telethon? No, graziedi Francesca Arcadu Mi è stato chiesto recentemente di esprimere un parere riguardo l'iniziativa di un concorso di bellezza "Miss Telethon", proposto da alcuni soci della UILDM, all'interno di una manifestazione locale legata all'annuale raccolta fondi. Inizialmente, la riflessione su una simile idea mi ha procurato uno strano senso di fastidio che attribuivo alle mie riserve su Telethon in sé e che non riuscivo bene a focalizzare. Poi però, dopo aver rimuginato per qualche giorno, ho capito... Io sono sempre stata contraria ai concorsi di bellezza, ecco qual era il problema! Non riesco infatti ad apprezzare il fatto che si possa vincere un premio solo per avere il viso o il corpo più bello e armonioso rispetto ad un altro, né che tale armonia venga suddivisa in base a una classifica che premia e tiene in considerazione solo i primi posti. Ultimamente, poi, questo fastidio è cresciuto in maniera esponenziale a causa dell'ondata di "Veline", "Letterine", "Miss Rione", "Quartiere", "Italia", "Mondo"... Per questo - avevo concluso - non posso che essere contraria ad un concorso di bellezza tra persone, disabili o no, non fa differenza. In questo caso, invece, ne farebbe, perché potrebbe finire per essere come una sorta di percentuale di bellezza, nonostante la disabilità. A voler essere cinici si potrebbe dire "una lotta tra poveri". Chi mi conosce sa bene quanto ritenga importante, prima come donna, poi come persona disabile, l'autoaccettazione attraverso la cura del corpo, la valorizzazione delle proprie qualità, interiori ed esteriori. Premiare chi ha un corpo più dritto, un viso più simmetrico e armonioso e magari non assegnare un premio a chi ha trovato il proprio equilibrio interiore e si piace nonostante un fisico compromesso dalla disabilità, mi sembra un'idea sbagliata, un modo sbagliato di emulare in maniera superficiale il mondo delle persone definite "normali". Altro discorso il fatto di organizzare una sfilata con degli abiti e delle persone che li indossano, valorizzandoli col loro fisico, amato "nonostante" la disabilità, senza fasce da primadonna, classifiche e premi. Chi scrive ha preso parte nel 2000 a una sfilata d'alta moda con modelle disabili in carrozzina. Un'esperienza che è stata divertente, che mi ha dato tanto a livello di autostima e che ha mostrato, a chi ha voluto cogliere tale messaggio, un lato diverso della disabilità al femminile. Ci sono persone che hanno trovato da ridire su tale iniziativa e ritengo giusto che ci si confronti su questi temi, solo apparentemente superflui. Per quanto mi riguarda, ho già espresso il mio parere personale sul fatto che quella potesse essere semplicemente un'idea provocatoria e stimolante. Un concorso invece no... Spesso basta già la vita a "squalificarci" come persone, nonostante le indubbie capacità intellettive, solo perché meno efficienti e attraenti e/o ammiccanti... a farci arrivare al secondo posto solo per le quattro ruote. Perché non mostrare la realtà di persone che si sono affermate, nonostante la disabilità, raggiungendo soddisfazioni personali e professionali, che sarebbero di gran lunga da premiare e che servirebbero come stimolo a quanti sono convinti di non potercela fare? Lo stesso evento televisivo di Telethon dovrebbe occuparsi di più e meglio delle persone disabili in carrozzina e non mostrarle raramente e in maniera pietistica durante la trasmissione di raccolta fondi, talora in maniera superficialmente "spettacolare".
Articolo tratto da DM 146/147, numero doppio, Settembre/Dicembre 2002. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |