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La vittoria dei bubble-boysErano stati denominati bubble-boys quei due bambini - di due e tre anni e mezzo - costretti a vivere in una sorta di "campana di vetro" per una grave forma di immunodeficienza congenita (ADA-SCID). I piccoli pazienti affetti da questa patologia nascono senza difese immunitarie e quindi, non essendo in grado di difendersi dalle infezioni, devono essere tenuti in isolamento in attesa del reperimento di un donatore per il trapianto di midollo. Ora, ad oltre due anni di distanza dall'applicazione della terapia genica su cellule staminali da parte del gruppo di ricerca presso l'Istituto San Raffaele (coordinato da Maria Grazia Roncarolo e in collaborazione con Claudio Bordignon e Alessandro Aiuti), la loro malattia può dirsi definitivamente sconfitta. Il trattamento ha consentito infatti la correzione definitiva del difetto genetico alla base della grave immunodeficienza congenita, con piena ricostituzione del sistema immunitario dei due bambini. L'importante risultato, pubblicato sulla rivista "Science", rappresenta una vera e propria "prima" mondiale ed è stato ottenuto grazie ad alcune innovazioni tecnologiche cruciali per il successo medico dell'intervento. I ricercatori dell'Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica delle malattie genetiche (HSR-TIGET) hanno applicato infatti un nuovo metodo di trasferimento genico, basato sull'uso di vettori retrovirali in combinazione con fattori di crescita che regolano l'espansione delle cellule staminali. La strategia ha consentito di correggere geneticamente una percentuale molto alta di cellule staminali ematopoietiche (quelle che formano tutte le cellule del midollo osseo, nonché le cellule che circolano nel sangue, comprese quelle responsabili delle difese immunitarie). Un'ulteriore importante innovazione è rappresentata dall'uso di un farmaco destinato a creare nel midollo osseo dei pazienti uno "spazio" utile a favorire l'attecchimento delle cellule geneticamente ingegnerizzate. Si tratta del busulfano, normalmente impiegato nel trapianto di midollo osseo. In questo caso però il dosaggio è molto inferiore rispetto a quello comunemente usato nei trapianti. I ricercatori ritengono che tale approccio (condizionamento non-mieloablativo) abbia avuto un ruolo decisivo nel successo terapeutico della procedura. L'ADA-SCID è stata la prima malattia genetica trattata con la terapia genica. Nonostante importanti progressi registrati in questo settore da quando, dieci anni fa, fu eseguito il primo trattamento dal gruppo guidato da Claudio Bordignon, nessun paziente aveva ottenuto sinora, dalla sola terapia genica, una correzione completa del difetto metabolico e immunologico. La nuova procedura di terapia genica sulle cellule staminali ha superato tutti i limiti precedenti poiché consente una correzione completa del difetto genetico (immunologica e metabolica) e può essere eseguita su ogni paziente, comportando rischi e tossicità enormemente inferiori a quelle di un trapianto di midollo. L'aspetto forse più rilevante di questo studio è la dimostrazione che le cellule staminali geneticamente corrette sono in grado di produrre, a due anni di distanza, tutti i diversi tipi di cellule del sangue geneticamente ingegnerizzate. Ora si aprono prospettive di applicazione di questo metodo ad altre malattie del sangue, sia genetiche che acquisite. Il prossimo obiettivo è l'utilizzo di questa tecnologia nella correzione di altri difetti genetici del sistema immunitario umano e delle malattie lisosomiali (un gruppo di patologie genetiche del metabolismo). (Paolo Poggi)
Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |