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Internet accessibile: è la volta buona?di Patrizia Bertini Era il 18 gennaio 2001 quando l'onorevole Bono presentava il primo Progetto di Legge 7541, dal titolo Disposizioni per consentire l'accesso ad Internet ai soggetti portatori di handicap, a favore appunto dell'accessibilità dell'informazione dei siti Internet. Esso prevedeva e anticipava quello che sarebbe successo quasi due anni più tardi. Allora, però, il progetto terminò la propria corsa all'approvazione poco meno di un mese dopo, dal momento che il tema - nonostante fosse stato ampiamente promosso nel Piano d'Azione eEurope 2002 - non suscitò all'epoca il necessario interesse e impegno affinché potesse concretizzarsi in una legge esecutiva. Se il Progetto Bono avesse avuto invece successo, l'Italia si sarebbe trovata in una posizione di assoluto privilegio e di avanguardia nei confronti degli altri quattordici Paesi membri dell'Unione Europea: ad oggi, infatti, oltre all'Inghilterra che gode già di leggi attente sin dal 1995 (e di successive revisioni del 1999), solo il Portogallo può affermare di essere a buon punto per quanto riguarda le norme in materia di accessibilità delle informazioni in rete. Ma cosa proponeva concretamente questo disegno di legge passato cosi in sordina? Fondamentalmente esso si sovrapponeva - con i debiti aggiornamenti - a quello presentato dall'onorevole Campa, il 16 dicembre 2002, durante il convegno svoltosi a Mestre, Internet, un diritto per tutti. Strutturato in quattro articoli principali, esso riconosceva come prima cosa il diritto all'informazione per tutti i cittadini portatori di handicap. L'articolo 2 stabiliva "con apposito decreto le modalità di fruizione dei siti Internet delle pubbliche amministrazioni statali, regionali, provinciali e comunali, compresi gli enti non territoriali, allo scopo di consentirne la fruizione anche ai cittadini portatori di handicap". Successivamente, l'articolo 3 definiva il diritto per i fornitori di servizi internet "ad un credito di imposta pari al 30 per cento dei costi aggiuntivi sostenuti per l'adeguamento dei propri servizi". Tale provvedimento avrebbe avuto il semplice scopo di accelerare i tempi di realizzazione e di attirare sul tema dell'accessibilità la maggior attenzione possibile. Infine, l'articolo 4 prevedeva uno stanziamento e la creazione di un "fondo speciale" per gli investimenti in accessibilità: le stime fatte allora per il biennio 2001-2003 erano di circa 10 miliardi di vecchie lire all'anno. Per questo era stato esplicitamente richiesto un contributo e una fattiva collaborazione da parte del Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica. Quando il 16 dicembre 2002, gli onorevoli Campa e Palmieri hanno presentato il proprio disegno di legge 3486 Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei disabili, finalmente i tempi sono sembrati maturi affinché attorno all'iniziativa iniziasse a crearsi il giusto interesse. Il nuovo disegno di legge, organizzato su otto articoli, ribadisce - come lo sfortunato antecedente - l'importanza e il diritto all'informazione online per i cittadini disabili. Le differenze maggiori si incontrano indubbiamente nella maggiore consapevolezza di cosa sia l'accessibilità dei siti e in un'indubbia maggiore conoscenza delle soluzioni del problema. In questi due anni, infatti, la questione dell'accessibilità di Internet ha raccolto l'interesse sia di professionisti del settore che delle autorità: esistono ad esempio due Circolari approvate nel corso del 2001 per sensibilizzare le Pubbliche Amministrazioni, rispetto ai loro siti. La prima di esse, nota come Circolare Bassanini (3/2001 del 13/3/2001), è stata emanata dal Ministero della Funzione Pubblica allo scopo di sensibilizzare sui temi dell'accessibilità. La seconda, a cura dell'AIPA (Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione, AIPA/CR/32 del 6/9/2001), propone e suggerisce soluzioni concrete per rendere accessibili i siti della Pubblica Amministrazione italiana. Basate sulle linee guida internazionalmente riconosciute come standard, nessuna delle due circolari è riuscita a veicolare interventi concreti, colpa forse del carattere non vincolante di esse: l'adesione ai suggerimenti proposti è tuttora volontaria e purtroppo non è facile creare una cultura dell'accessibilità, facendo affidamento esclusivamente sulla volontà dei singoli enti. Sembra dunque cadere proprio al momento giusto il nuovo Disegno di Legge Campa-Palmieri i cui otto articoli riprendono e approfondiscono la proposta del 2001, arricchendola di osservazioni tecniche (art. 3) e di riferimenti alla documentazione legislativa disponibile al momento. All'articolo 5 viene inoltre stabilita la necessità di un'autorità garante in grado di coordinare e monitorare tutte le fasi di attuazione. Analogamente alla proposta 7541, anche il Disegno 3486 prevede agevolazioni fiscali in grado di favorire e accelerare l'adeguamento alla nuova legge e ai nuovi standard: "le aziende di pubblica [...] che adegueranno i propri servizi info-telematici per migliorarne l'accessibilità da parte dei cittadini disabili, beneficiano di una defiscalizzazione pari al 30% dell'investimento di sviluppo o di adeguamento dei servizi info-telematici, nel corso dell'anno fiscale successivo" (art. 6). Anche l'investimento previsto è diverso: se due anni fa il fondo speciale messo in preventivo era di 10 miliardi di lire all'anno, qui se ne prevede uno di 20 milioni di euro per il triennio 2002-2004. Non si sa ancora che sorte avrà il Disegno Campa-Palmieri, dato che a breve scadenza è prevista la presentazione di un terzo disegno di legge, curato direttamente dal Ministro Stanca che, partendo dalle considerazioni e dalla bozza presentata a Mestre, sta rielaborando e approfondendo tutti gli aspetti connessi ad un provvedimento del genere. Sicuramente, il disegno in fase di elaborazione saprà avvalersi dell'esperienza dei suoi precedenti e saprà colmare le lacune che in essi sono rimaste insolute. In ogni caso va registrata la continua ascesa dell'attenzione sull'argomento accessibilità delle informazioni, complice, probabilmente, l'Anno Europeo delle Persone Disabili, il ritardo dell'Italia sui tempi del Piano d'Azione eEurope2002, nonché la Presidenza italiana al Consiglio Europeo del secondo semestre 2003. Tutte coincidenze favorevoli, queste, che potrebbero portare l'Italia in una posizione privilegiata e avanzata rispetto ad altri Paesi europei che ancora faticano ad adeguarsi e a rispettare i tempi e le richieste dell'Unione. Che sia veramente la volta buona? I disegni di legge Bono e Campa-Palmieri sono reperibili
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Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |