|
I mostri di Risidi Stefano Andreoli Scomparso Alberto Sordi, sono rimasti davvero in pochi a rappresentare il gruppo "fondatore" di attori e registi della commedia all'italiana. I pochi rimasti godono comunque di ottima salute. Come nel caso di Dino Risi: abbronzato, in ottima forma, con la battuta pronta, ha ritirato nel 2002 il Leone d'Oro alla carriera alla 59a Mostra del Cinema di Venezia. Ripercorrendo l'opera risiana, non è raro trovare "maschere" sulla disabilità, da quella fisica a quella connessa al disturbo mentale, tutte incarnate dai due attori con cui il regista stabilì un vero sodalizio: Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. E proprio l'ultimo film in cui Risi ha diretto Gassman (è anche l'ultimo fatto per il cinema), emblematicamente intitolato Tolgo il disturbo (1990), è un malinconico apologo sul confine tra salute e malattia. Tutta la vicenda ruota infatti attorno al rapporto tra Rosa (una bambina di nove anni dalla spiccata maturità) e Augusto (il nonno di Rosa, ex direttore di banca, che dopo diciotto anni di ospedale psichiatrico, va a vivere a casa della nuora separata e del fidanzato di lei). Tra Augusto e Rosa si stabilisce da subito un rapporto di complicità e simpatia (contrastato dalla nuora) e di crescente disagio verso la famiglia, nella quale gli unici valori che contano sembrano essere il denaro e l'arrivismo. Gassman è straordinariamente misurato e capace di ricreare in modo non banale l'immagine del disadattato alla ricerca di una piccola oasi di felicità, fatta sostanzialmente di rapporti umani veri. La vena di stanchezza e di malinconia finisce comunque per prevalere sulle intenzioni critiche di Risi verso la società rampante dei cosiddetti "normali", pronti a disfarsi di chi non si omologa al loro sistema di valori. Escludendo i Mostri, di cui parleremo oltre, Gassman darà vita con Risi ad altri due azzeccati personaggi: il capitano Fausto Consolo (Profumo di donna, 1974) e l'ingegner Fabio Stolz (Anima persa, 1976). Consolo, ritratto dell'ufficiale "ardito", perde la vista durante un'esercitazione militare e con lui il tenente napoletano Vincenzo. Il suo orgoglio ferito, che costringe lui, "uomo-tutto-d'un-pezzo", ad affidarsi per gli spostamenti agli accompagnatori messi a disposizione dell'esercito, rafforza il suo atteggiamento di alterigia e di disprezzo verso gli altri. A farne le spese è un imberbe militare di leva, con un fisico da ragazzino, subito ribattezzato "Ciccio" da Consolo, messo a disposizione dell'ufficiale per il viaggio che egli vuole compiere da Torino a Napoli per far visita al compagno di sventura. Lo scopo della visita è però un altro: Vincenzo e Fausto, incapaci di convivere con una tale menomazione, hanno progettato di morire assieme. Qualcosa però va storto: Fausto ha paura, sbaglia il colpo di pistola, ferisce Vincenzo e poi si dà alla fuga. Fragile e disperato, accetterà le cure della giovane Sara, innamorata da tempo di lui, e fino ad allora rifiutata per paura di mettere a nudo i propri sentimenti. Fausto Consolo è la diretta filiazione di Bruno Cortona, protagonista del Sorpasso, interpretati entrambi da Gassman: ad accomunarli è lo sfrenato vitalismo, lo spirito avventuriero e improvvisato, la voglia di sopraffare l'altro. "Azzannare la vita" rivela alla fin fine la paura di esserne "azzannati", magari dalla "bestia" della depressione. La cecità, insomma, è anche la metafora della coscienza del limite: un limite con il quale il capitano Consolo è costretto suo malgrado a confrontarsi ogni giorno, un limite che con il protagonista di Anima persa, ancora una volta interpretato da Gassman, esplode apertamente in schizofrenia. Da Torino a Venezia. E' qui che vivono, in un sontuoso palazzo storico, l'ingegner Fabio Stolz e la moglie Sofia (Catherine Deneuve). La morte della piccola Beba, unica figlia, un rapporto di coppia divenuto sempre più carico di tensioni e frustrazioni represse: lei malata di esaurimento nervoso, lui uomo rigido, severo, irreprensibile, che si sacrifica da anni per il fratello, diventato pazzo e segregato in una stanza misteriosa al piano superiore del palazzo. L'arrivo del nipote Tino, ospitato dagli zii per alcuni mesi e incuriosito da questi fatti, svelerà il segreto degli Stolz: il fratello recluso è in realtà lo zio Fabio, "sano" di giorno e "pazzo" di notte, la figlia morta è la zia Sofia, costretta a travestirsi da bambina di fronte al marito. L'ingegner Stolz è insomma una variante del dottor Jekill e Mr. Hyde, vive con una doppia personalità e nella follia riversa una serie di pulsioni, perversioni e incubi, riconducibili alla decadenza e alla paura della morte, sapientemente sottolineati da un'ambientazione gotica e da toni vagamente horror. E un po' come l'ingegner Stolz, anche il cinema di Risi ha due facce contrapposte, più nello stile che nelle tematiche: una è quella appena esaminata, chiaroscurale, psicologica, malinconica, l'altra è quella degli anni Sessanta, solare, ironica, istrionica, dal tocco leggero e a tratti anarchico. Via via che si va affermando come uno degli epigoni della commedia all'italiana, la comicità risiana è sempre più diretta e sempre meno "politicamente corretta" nei confronti di qualsiasi classe sociale e di ogni categoria, disabili compresi. Ne sono un chiaro esempio due autentici cult-movie, come I mostri (1963) e Straziami ma di baci saziami (1968). Indimenticabile l'interpretazione di Tognazzi in Straziami: Umberto Ciceri, sordomuto, gestisce un'avviata sartoria alla moda ed è perfettamente integrato da un punto di vista sia sociale che lavorativo. E' una persona che si fida del prossimo e mai avrebbe potuto pensare che la moglie Marisa (Pamela Tiffin) lo potesse tradire con Marino (Nino Manfredi), l'ex fidanzato, al punto di tentare di ucciderlo per potersi risposare. Ironia della sorte, l'incidente domestico provocato dalla moglie restituirà udito e voce a Umberto, che grato al Signore e legato a un vecchio voto, si ritirerà in un convento di clausura in cui è proibita la parola. Marino e Marisa, con la sua benedizione, potranno finalmente sposarsi. Tognazzi (sul set c'erano due veri sordomuti che lo aiutarono a calarsi nella parte) dà vita ad uno dei personaggi più riusciti della sua carriera, ricalcato sul celebre comico Harpo Marx, silenzioso e stralunato. In questa commedia, Risi contrappone il candore, l'ingenuità e la finezza di Umberto al provincialismo, gretto e cinico, dei due protagonisti Marino e Marisa (Marisa per convincere Marino ad ammazzarlo gli fa credere di avere sposato un pervertito: "Me picchia nell'intimità", e lui: "Ah, è uno che va de naso, un nasochista... hai capito er sordo!"). L'obiettivo (centrato) è la dissacrazione dei tanti Renzo e Lucia che da Manzoni ai fotoromanzi hanno costruito lo stereotipo dell'"umile" di paese, ritenuto per definizione puro e semplice d'animo. Ed infine I mostri. In almeno tre dei venti episodi che compongono il film, la disabilità costituisce la chiave attraverso la quale decifrare il genoma italico, fatto, spesso, di opportunismo, esibizionismo, assistenzialismo. Nell'episodio di apertura, L'educazione sentimentale, Tognazzi - al luna park col figlioletto - nasconde la mano dentro la manica della giacca e trascina una gamba di peso, superando la lunga coda per il biglietto: "Scusate, sono un invalido di guerra, beati voi che potete camminare". Al bambino spiega che "il mondo è tondo e chi non sta a galla va a fondo". Dieci anni dopo finirà ammazzato dal figlio... Il secondo episodio in trenta secondi concentra con straordinaria efficacia un'altra patologia tipicamente italiana, trasversale alle classi sociali, una sorta di profezia sulla TV dei reality show: la malattia dell'apparire. Il "mostro" (questo il titolo dell'episodio), un uomo dall'aria mesta e grigia, reo di avere ucciso l'intera famiglia, viene arrestato da due carabinieri (Gassman e Tognazzi) che non perdono occasione per mettersi in posa di fronte al fotografo, oscurando il "mostro" stesso e incuranti della propria mostruosità fisica (a Gassman manca un incisivo, Tognazzi è strabico). Nei Due orfanelli invece uno storpio (Gassman) sfrutta l'amico cieco per continuare a vivere di elemosina davanti alle chiese. Mentre il cieco sta cantando, lo storpio è avvicinato da un medico che si offre di operare gratuitamente il compagno di sventura; quando il cieco gli chiede con chi stava parlando, Gassman gli risponde: "Il commissario di polizia ha detto che ce ne dobbiamo andare"... Anche in questo caso, in pochissimi minuti Risi traccia un quadro impietoso sulla falsa pietà e sullo sfruttamento da parte di un povero verso un altro povero, raro caso di rappresentazione di un disabile "cattivo". E pensare che Risi avrebbe dovuto fare lo psichiatra...
Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |