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Lavoro e disabilità: succede in SardegnaAd un primo sguardo della nuova Legge Regionale della Sardegna n. 20 (ottobre 2002), relativa all'istituzione di un Fondo regionale per l'occupazione delle persone diversamente abili, appare doveroso prendere atto della volontà della Giunta di venire incontro, nell'ambito delle proprie competenze, al diritto all'occupazione delle persone disabili. L'istituzione del Fondo - con le sue diverse finalità - si inserisce nell'alveo della Legge Nazionale 68/99 sul collocamento obbligatorio che, pur con tutte le sue carenze più volte evidenziate, ha impresso, in ogni caso, una svolta al concetto di diritto al lavoro per i disabili, nell'ottica di una reale collocazione dei soggetti in base alle competenze e alle professionalità acquisite e non dell'assegnazione forzata di un posto di lavoro imposto per legge. In attesa comunque di un'organica norma di settore e considerata la grave mancanza, per la Sardegna, di un provvedimento regionale di attuazione della 68/99, sembra doveroso evidenziare - rispetto alla recente legge di ottobre - la finalità di stanziamento di un fondo per l'eliminazione delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro e il loro adattamento alle specifiche esigenze dei lavoratori disabili, anche in termini di telelavoro. Tale aspetto è fondamentale, anche al di là della normativa sul collocamento obbligatorio perché, date le capacità lavorative dei disabili, nonché la loro acquisizione di preparazione a più livelli, l'impossibilità di accedere al mondo dell'occupazione è spesso un dato meramente fisico e strutturale. Gran parte degli edifici che ospitano i luoghi di lavoro, infatti, è stata concepita ben lungi dai principi di accessibilità e gli stessi centri per l'impiego, spesso, "ospitano" barriere tali da impedire lo stesso incontro tra domanda e offerta. Un altro aspetto positivo della Legge 20/2002 è l'istituzione del "Comitato regionale del Fondo", con compiti di individuazione delle linee guida, nel rispetto delle politiche regionali del lavoro e della ripartizione dei fondi secondo le effettive priorità. Riguardo ai soggetti chiamati a far parte di tale Comitato, oltre all'Assessorato al Lavoro, ai rappresentanti sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori disabili, è previsto il coinvolgimento anche delle associazioni maggiormente rappresentative nell'Isola. Qui qualche perplessità potrebbe sorgere sui criteri di scelta di tali rappresentanze. Ci si augura quindi che questi vengano diffusi quanto prima nel mondo dell'associazionismo e che siano chiari e rispettosi non solo di un criterio meramente numerico, ma che tengano conto dell'effettivo peso delle attività di ciascuna associazione, in merito promozione dei diritti delle persone disabili, all'abbattimento delle barriere, all'inserimento nel mondo del lavoro e al raggiungimento del necessario grado di autodeterminazione nelle scelte legate all'assistenza. L'occasione sembra inoltre opportuna per favorire - sempre nel rispetto della Legge 68/99 - l'assunzione di persone portatrici di handicap in tutti gli ambiti e livelli di realizzazione e gestione del Fondo. Si auspica infine che nel corso delle legislature regionali si sleghi il più possibile da valutazioni meramente politiche l'attività del Comitato e il mantenimento del Fondo e che l'unica politica da portare avanti sia quella in favore del superamento dell'handicap. (Francesca Arcadu)
Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |