DM 148 Aprile 2003 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Bello come Cary Grant!

di Antonio Garofalo

Dopo la risposta di Simona Lancioni alla mia lettera di DM 146/147 (Dove sta la normalità?, http://www.uildm.org/dm/147/sociale/60sex.htm), vorrei soffermarmi ancora sul servizio intitolato Il prezzo del piacere (pubblicato da DM 145, in http://www.uildm.org/dm/145/sociale/28sesso.htm), per tentare di ampliare ulteriormente qualche concetto. Premessa necessaria: qualsiasi cosa io possa scrivere, vale anche a sessi invertiti.

Quella proposta di un parlamentare belga (riassumo rapidamente: dare una cifra X ai disabili in modo che possano procurarsi piaceri sessuali a pagamento) è alquanto stupida. Anzitutto è ignobilmente discriminante nei confronti delle donne, le quali - che io sappia! - non hanno a disposizione dei "prostituti". Di conseguenza per loro niente "cifra X". Ma soprattutto qualcuno mi sa spiegare come potrebbe il maschietto provare di aver usato quel danaro per pagarsi le prostitute? Dovrà chiedere loro uno scontrino fiscale? E' chiaro che se la proposta fosse fatta in Italia e diventasse legge, io sarei il primo a farne richiesta e a usare poi quel danaro a modo mio...

Che fare allora? Il campo sentimentale e sessuale non è un settore in cui si possa usare la razionalità. L'amore è cieco, dicono. Mi è stato detto, in forma privata, che anche i disabili dovrebbero "darsi da fare", ovvero, per come ho capito, dichiararsi, corteggiare, osare, tanto l'amore è sempre un rischio. Sarà giusto, non lo nego, ma è noto che anche fra i "sani" ci sono innumerevoli persone con gravi problemi di comunicazione sessuale.

Questo è forse il momento di raccontare un aneddoto. Un mio amico conosceva un uomo e una donna; lui era un bell'uomo, somigliava a Cary Grant ed era innamorato di... chiamiamola Maria. "Cary" era però super-timido. Allora il mio amico disse a Maria che "Cary" l'amava, scoprendo così che lo amava anche lei. Ottimo. Egli riferì la lieta novella a "Cary", ma nulla accadde, perché lui era timido in maniera patologica. Qualche lettore si chiederà: "Ma perché Maria non ha fatto il primo passo, visto anche che andava sul sicuro?". Perché, semplicemente, la sua educazione era antiquata, "ottocentesca" o peggio, cosicché mai, dico mai, doveva essere la donna a fare il primo passo. Che idiozia! Non mi risulta che fosse timida, almeno il mio amico non mi ha mai riferito nulla del genere. Come finisce la storia? Arriva un altro, corteggia spudoratamente Maria e dato che nel cuore c'è spazio per due o più amori, lei se ne innamora e si sposano. Povero "Cary Grant"! Che guaio essere super-timidi! Non è paradossale? Uno così bello...

Se perciò capita questo a chi è sano (e pure bello), che si pretende da noi disabili? Ricevere un pur gentile "No grazie" fa male a tutti, ma a noi fa ancora più male. Riesco a malapena a immaginare come dev'essere la vita di una donna disabile... Viviamo infatti in una società in cui la donna "dev'essere bella", il maschio no, non è necessario. Perché è così? Spesso si dà la colpa alla TV e al cinema, ma non credo che sia proprio questa la ragione in assoluto. I canoni di bellezza cambiano col tempo, basta vedere i dipinti dei grandi pittori nel corso dei secoli: i canoni di bellezza esistevano anche quando non c'erano la TV e il cinema. Oggi spesso viene chiesto ai cittadini quale personaggio pubblico sembri loro più bello o più bella. Naturalmente nei sondaggi prevalgono sempre personaggi del cinema o della televisione. Come mai gli italiani come bellezza femminile scelgono Sabrina Ferilli? E' in fondo abbastanza semplice rispondere. E perché il pavone femmina sceglie un particolare pavone maschio? (Fra i pavoni è la femmina a scegliere). Perché il pavone maschio ha la coda, che è senza dubbio una gran bella cosa e se la coda è lucida, ben colorata ecc., ciò indica il suo stato di buona salute, cosicché quel pavone potrà procreare ottimi figli che godranno anch'essi di buona salute. Questa è quella che chiamiamo selezione naturale.

E le "femmine umane"? Le caratteristiche che definiamo "bellezza" sono in realtà quelle che rendono la donna "miglior fattrice di figli" (i fianchi larghi permettono al feto di uscire meglio, il seno florido consente un migliore allattamento, il grasso sottocutaneo è un'ottima riserva di energie ecc. ecc.). Partendo da questi motivi prettamente biologici, si è sviluppato un gusto che poi cinema e TV hanno, come dire, "istituzionalizzato". Il maschio invece deve avere altre caratteristiche. Un tempo doveva essere forte, capace di difendere la famiglia dai pericoli. Man mano poi che la società si è evoluta, quella capacità di proteggere la famiglia si è trasformata nella ricchezza, ovvero la capacità di mantenerla e magari di permettere una vita agiata. E' chiaro che all'uomo si chiede anche tanto altro e una donna potrebbe indicarlo molto meglio di me. E naturalmente tralascio numerosi particolari, dato che oggi anche le donne lavorano (più o meno) e quindi la famiglia si sta trasformando notevolmente.

E' ovvio, nella scelta del partner entra in ballo anche parecchio altro. Per quanto una donna sia bella o un uomo ricco, se non si va d'accordo, meglio lasciar perdere. Bisogna essere in sintonia, se no la vita diventa un inferno. Mi è stato peraltro riferito che la realtà non è proprio uguale al quadro sopra descritto, che negli ultimi decenni man mano le cose sono cambiate e che la bellezza non è più così importante. Dato che esco raramente di casa, presumo forse di non avere ragione al 100%, ma credo che il mio ragionamento sia comunque abbastanza sensato.

Tutto si complica per gli handicappati. Come maschio, inutile negarlo (tutti i maschi che ho interrogato al riguardo dicono la stessa cosa, almeno quando siamo fra soli maschi), guardo prima la bellezza fisica (anche se non pretendo certo una Ferilli...) e subito dopo il carattere, le opinioni e l'intelligenza della donna che mi interessa. Le opinioni sono molto importanti, almeno secondo me, anche quelle politiche... Ci pensate, due coniugi agli antipodi in campo politico... Chissà quanti litigi!

E soprattutto le opinioni religiose. Che fare quando si è di religione diversa? Tre sono le possibilità: due riti diversi, che uno dei due si converta alla religione del partner, oppure - la cosa più logica - il solo matrimonio civile.

Quindi, se un/una "sano/a" deve affrontare tutto questo, ovvero essere bello, ricco, forte e così via, un disabile deve anche affrontare l'impatto che il suo fisico provoca sul partner desiderato. Mettiamoci allora nei panni di un non-disabile. Deve superare l'impatto tremendo provocato dal fisico dell'handicappato. Certo, quando lo si conosce meglio, si può anche imparare ad amarlo. E ci sono coppie sana-disabile, disabile-disabile e penso anche sano-disabile (a parer mio la meno probabile). Naturalmente, ci sono anche diversi gradi di handicap e quindi il discorso è ancor più complicato. Ma in ogni caso non dev'essere facile per un sano/a amare un disabile, sia per il fisico non attraente, sia per i problemi logistici, che certo contribuiscono a scoraggiare chiunque abbia l'ardire di farci un pensierino.

Quindi, cari lettori disabili, non si può far altro che avere pazienza. Non propongo certo soluzioni, che probabilmente non ci sono nemmeno. In questo campo ognuno deve risolvere per proprio conto i suoi problemi!

Ma per concludere vorrei ribadire un concetto già espresso altrove: credo che non dovremmo criticare un sano, quando questo/a non riesce ad avere il coraggio di amarci. Non è facile farlo. Noi cosa faremmo al loro posto?

 

Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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