DM 148 Aprile 2003 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

A cent'anni di distanza

di Aldo Bisacco

Quando sono tornato in Italia da un viaggio fatto in Kenya il mondo, per me, non era più quello di prima! Ma andiamo per ordine.

Suor Michela, nativa del mio paese e missionaria in Kenya a Banana Hill - paesino a venti chilometri da Nairobi - con tutti i suoi racconti e le esperienze vissute, mi aveva incuriosito e convinto ad andare a trovarla, per rendermi conto di persona di quello che avevo sempre visto solo in televisione o che avevo letto sui giornali. E così, nell'agosto dello scorso anno, per venti giorni, sono stato ospite in alcuni centri missionari della provincia di Nairobi.

E' incredibile a pensarlo, ma in un secolo come questo, ultratecnologico, ci sono ancora popolazioni che vivono praticamente "all'età della pietra". Ai margini delle discariche di Nairobi - una delle megalopoli più affollate al mondo - vive, in condizioni estremamente difficili, la maggior parte degli abitanti della città. E qui l'esistenza ha una dimensione diversa da come viene comunemente intesa in Occidente. Tutto è alla giornata, quasi appeso a un filo. Delinquenza, droga, sfruttamento e prostituzione sono di casa. La paga normale di un operaio è di venti dollari al mese e per questo, spesso, le famiglie sono costrette a far lavorare i propri figli sin da piccoli, a farli vagare per le strade, cercando in tutti i modi di procurarsi qualche spicciolo per potersi sfamare.

Foto: Aldo Bisacco
Il nostro corrispondente Aldo Bisacco, con Joseph Kinyanjui e la sua famiglia

Molti bambini vengono abbandonati, altri sono orfani di genitori morti di AIDS o di malattie endemiche ugualmente gravi. Altri ancora, per sfuggire alla fame e alla durezza della vita, si ritrovano per le strade della città a sniffare la colla. L'educazione costa troppo e i pochi soldi servono per sopravvivere. Non esistono ospedali o centri di pronto soccorso pubblici. Quelli privati hanno prezzi troppo alti, accessibili solo a persone di una certa fascia sociale. Di acqua non ce n'è e chi la vuole deve comprarla da persone che la prendono dall'acquedotto e la rivendono. Non esiste un sistema fognario e le latrine in comune a pozzo nero costituiscono un grave fattore di rischio igienico, in particolar modo durante la stagione delle piogge, quando le aree vengono inondate.

Per le strade della città, mancanti di illuminazione, circolano molti veicoli vecchi che rendono l'aria tetra e irrespirabile. La criminalità è diffusissima e il "farsi giustizia da sé" è all'ordine del giorno. Non è raro che un ladro, colto in flagrante, venga lapidato o bruciato. Infine, la diffusione dell'AIDS, stando alle statistiche, continua ad essere in forte espansione.

Gli unici punti di riferimento per queste popolazioni bisognose, per ora, sono i centri missionari che gestiscono e forniscono vari servizi, tra cui le analisi e le consulenze mediche, le vaccinazioni per i piccoli, le necessarie medicazioni, una formazione scolastica elementare e una professionale. Non tutti i servizi sono gratuiti, quelli a pagamento vengono coperti in parte dal centro missionario e il restante dall'utente. Tutto ciò non basta, però, per riuscire ad accontentare tutti e i fondi che vengono inviati dall'Italia non sono mai abbastanza.

Ho conosciuto, alla messa domenicale di Banana Hill, un ragazzo disabile, Joseph Kinyanjui e un pomeriggio, con suor Michela e suor Margaret, siamo andati a far visita alla sua famiglia. Il tragitto non è stato facile neanche con la jeep, figuriamoci per una persona a piedi che spinge una carrozzina sgangherata. La strada è sterrata, in salita e piena di buche profonde.

Giunti a destinazione, dalle abitazioni vicine sono spuntati subito incuriositi altri bambini, tra cui il cugino di Joseph, anch'egli disabile.

Joseph, 17 anni, ha un fratello, Njuma, di 15, due sorelle di 20 e 22 e con la madre Mary vive in una casa in affitto per 13 euro al mese, costituita praticamente da una stanza di tre metri per quattro. Niente pavimento, niente energia elettrica. Tutto il ciclo quotidiano si svolge all'interno di queste quattro mura: si dorme, si cucina, si mangia.

La madre mi ha detto: "Mi sono rincuorata quando ti ho visto in carrozzina". E' sempre stata convinta, infatti, che il male di suo figlio fosse causato dalla maledizione di qualcuno. Mentre le dicevo che nel mondo ci sono tantissime persone in queste condizioni, dal suo volto continuava a trasparire un convinto compiacimento. Intanto i ragazzi fissavano la mia carrozzina nuova.

Poi sempre Mary mi ha raccontato: "Vedevo mio figlio cadere e pensavo facesse apposta, per farmi uno scherzo... volevo quasi picchiarlo... poi però mi sono resa conto che era vero... Mi sono spaventata tantissimo e piangevo perché non sapevo che fare. Pensavo fosse la maledizione di qualcuno. Poi le suore mi hanno aiutato. Hanno portato all'ospedale tutti e due i miei figli Joseph e Njuma per delle analisi e lì, vedendo altri ragazzi come i miei, mi sono tranquillizzata". La diagnosi, come mi ha confermato suor Michela, era di distrofia muscolare.

Oggi Joseph non cammina più e sta seduto tutto il giorno sulla carrozzina in una postura scorretta che non aiuta di certo a contrastare l'andamento della malattia, anzi. Ha smesso di andare a scuola quando non riusciva più a camminare. L'unica istruzione, se così si può dire, è il catechismo. Legge la Bibbia, libri di storie, tiene attaccata all'orecchio una piccola radiolina, va a fare qualche giro in paese e saltuariamente vede la TV (a pagamento), spinto, con enorme fatica, dal cugino Kamau e dagli amici. Ha un quaderno dove scrive racconti, attacca foto ritagliate da giornali e figurine di calciatori di fama internazionale. Per il suo futuro vorrebbe avere un televisore tutto suo e diventare un venditore di dolci e figurine.

La madre, invece, è molto angosciata per il futuro dei suoi figli perché si rende conto che continuano a peggiorare. Ora lavora solo lei perché il marito è morto qualche mese fa. L'affitto è caro e i soldi per mangiare e per vestirsi non bastano. Sta cercando un posto dove poter vivere, senza pagare l'affitto, sperando nell'aiuto di qualcuno.

Quando ho detto a Joseph che esiste uno sport, l'hockey, che si può praticare in carrozzina elettrica, non stava più nella pelle dalla gioia!

Prima che andassi via, mi hanno detto di nuovo - tutti quanti - di essersi rincuorati nel sapere di altri ragazzi nel mondo con lo stesso problema. E mi hanno ringraziato ancora per la visita.

Ho avuto un'impressione precisa: rispetto a noi queste persone non hanno praticamente nulla, ma non mi sono affatto sembrate scontente della vita, anzi il sorriso non gli mancava mai, non finivano più di ringraziarmi...

Per Natale Joseph mi ha inviato un biglietto di auguri, ringraziandomi ancora del messaggio di speranza che gli avevo portato e chiedendomi l'aiuto per la costruzione della casa nuova. Suor Michela mi ha detto che il costo, per due-tre stanze, si aggira intorno agli 8.000 euro.

Qui in Europa è l'Anno delle Persone Disabili, lì in Kenya si vive ancora in una condizione lontana almeno cent'anni da noi.

 

Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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