DM 148 Aprile 2003 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Le profonde radici di una lacrima

di Gianni Minasso

E' difficile parlare di Emil Cioran. Bisognerebbe leggerne le opere e l'enormità di quello che quest'uomo ha ponderato non avrebbe bisogno di ulteriori commenti ("Qualsiasi parola è una parola di troppo", ha scritto lui stesso). Eppure non è neanche semplice consigliare la lettura dei suoi libri, nei quali gran parte del testo risulta sconvolgente, per non dir altro.

Disegno di Gianni Minasso
Disegno di Gianni Minasso

Emil Michel Cioran nacque in Transilvania nel 1911, ove visse la parte formativa della sua giovinezza fino al 1937, quando si trasferì a Parigi, adottando la Francia come nazione di appartenenza sino alla fine dei suoi giorni, avvenuta nel 1995. Pensatore lucidissimo, intellettuale pessimista e scettico oltre ogni limite, filosofo spietato, scrittore raffinato e cinico, dall'alto delle sue concezioni non si prostituì mai ad alcuna regola, non scese mai a patti con alcuna forma di consolazione. Uomo senza etichette, ha sconfinato - soprattutto grazie all'aforisma - dalla morte alla fede, dalla storia alla filosofia, dalla vita all'arte, sempre sorretto da un'incomparabile razionalità. Ha scavato, con il bisturi della sua cruda lucidità, la carne di chi è stato disposto ad ascoltarlo e ad accettare l'atrocità delle sue conclusioni.

Lo scrittore rumeno ha cambiato (in bene) la mia vita, è stato per me un maestro, un amico, un insostituibile confortatore. Personalmente gli sarò sempre grato per tutto quello che mi ha insegnato. Consiglio a tutti di leggere almeno L'inconveniente di essere nati (edito da Adelphi) e garantisco che, terminato il volume, non sarete più le stesse persone di prima!

Ora, se qualcuno vorrà seguirmi, potremo accostarci al suo pensiero in relazione a un argomento che ci riguarda molto da vicino: la malattia e la sofferenza. A questo scopo ho raccolto alcuni pensieri significativi di Cioran, qui di seguito virgolettati, e sono felice di proporli. Vanno analizzati con attenzione.

Incominciamo con un aspetto mediante il quale viene spesso messa a dura prova la nostra sensibilità "disabile": il pietismo. Ecco cosa ne pensa Cioran: "La pietà e la consolazione non solo non servono a niente, ma sono anche offensive".

Siete delusi per tutto quello che la distrofia vi ha tolto? "Senza dubbio, le sole esperienze davvero autentiche sono quelle che nascono dalla malattia".

Spesso capita di pensare che il mondo dell'infermità è desolato e crudele: "Il lirismo della sofferenza provoca un incendio, e attua una purificazione interiore cui le ferite non sono più semplici manifestazioni esterne, senza implicazioni profonde, ma partecipano della sostanza stessa dell'essere. E' un canto del sangue, della carne e dei nervi. Quasi tutte le malattie, dunque, hanno virtù liriche".

Talvolta il tempo trascorre troppo in fretta e lascia l'amaro in bocca. Però... "La sofferenza vi fa vivere il tempo minuziosamente, un attimo dopo l'altro. [...] Sugli altri, su quelli che non soffrono, scivola; è anche vero che non vivono nel tempo, anzi non vi sono mai vissuti".

Vi hanno accusato di essere noiosi? "Gli uomini non hanno capito che non esiste miglior arma contro la mediocrità che la sofferenza. Non si può cambiare granché con la cultura o lo spirito; invece, grazie al dolore, si trasformano un numero incalcolabile di cose. Il solo antidoto alla piattezza è quindi la sofferenza".

Una persona in buona salute, invece, può veramente temere quanto l'intransigente Cioran scrive di lei, ovvero: "Quali che siano i suoi meriti, una persona sana delude sempre. Impossibile dare il minimo credito alle sue parole, cogliere in esse altro che pretesti o virtuosismi. Non possiede l'esperienza del terribile, che sola conferisce un certo spessore ai nostri discorsi. Non avendo nulla da trasmettere, neutra fino alla rinuncia, si accascia nella salute, stato di perfezione insignificante, d'impermeabilità alla morte, come a tutto il resto, di disattenzione a sé e al mondo".

E del resto... "E' semplice chiacchiera ogni conversazione di chi non ha sofferto". Noi disabili, invece, diventiamo profondi nostro malgrado: "La malattia, accesso involontario a noi stessi, ci assoggetta alla `profondità', ci condanna ad essa. - Il malato? Un metafisico suo malgrado".

Per non parlare poi della comprensione dei fatti della vita: "La sofferenza apre gli occhi, aiuta a vedere cose che non si sarebbero percepite altrimenti [...]. `Ha sofferto, dunque ha capito'. E' tutto quello che si può dire di una vittima della malattia, dell'ingiustizia, o di qualunque altra varietà di sventura".

E lo spirito? "Lo spirito avvizzisce all'approssimarsi della salute: l'uomo è invalido - o non è".

Insomma, il pensatore rumeno sembra arrivare addirittura ad "invidiarci": "Quelle ore in cui alzarmi mi sembra inutile aguzzano la mia curiosità per gli Incurabili. Inchiodati ai loro letti, e all'Assoluto, quanto devono saperla lunga su ogni cosa!".

E a chi soffre qual è l'antidoto proposto? "Senza il dolore, saremmo tutti dei fantocci, non ci sarebbe più alcun contenuto dove che sia; con la sua sola presenza, esso trasfigura qualsiasi cosa, persino un concetto. [...] Il dolore dà coerenza alle nostre sensazioni e unità al nostro io, e resta, una volta abolite le nostre certezze, la sola speranza di sfuggire al naufragio metafisico".

Ecco infine da dove nasce il titolo di questo articolo: "Un grido di disperazione è ben più rivelatore della più sofistica delle sottigliezze, come una lacrima ha radici più profonde di un sorriso".

Anni fa ebbi occasione di parlare con Franco Bomprezzi di Cioran e Franco, memore di questo dialogo, così scrisse a mo' di dedica sulla mia copia del suo libro La contea dei ruotanti: "A Gianni, estimatore di Cioran e quindi cercatore di lucidità interiore". Mi si scusi, ma come potrei non esserne orgoglioso?

 

Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

torna su