DM 148 Aprile 2003 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Quando il nudo è inopportuno

di Gabriella Imperatori*

Handicappate nude? Meglio di no. "Business is business", anche se travestito da correttezza politica. E se un calendario che s'intitola Angeli senza ali è dedicato a dodici donne paraplegiche nude, un qualche interesse, anche economico, ci dev'essere.

A Udine una dozzina di donne si sono dunque prestate a posare senza veli per far da portavoce, dicono, a tutti i traumatizzati spinali che in Italia son costretti in carrozzella. Lo scopo è nobile: ma perché nude? Se al posto dei nudi - per casti che siano - ci fossero delle storie di vita magari illustrate da artisti, sarebbe davvero un modo per risvegliare la nostra sensibilità su uno di quei problemi che molti preferiscono ignorare, tutt'al più cavandosela con un obolo annuale. I nudi però fanno notizia, i nudi in carrozzella choccano, diranno gli ideatori e le stesse modelle che si sono offerte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul loro handicap o mutilazione. Era proprio necessario? Era etico?

Abbiamo così poca fantasia da aver bisogno di vedere e far vedere tutto, magari con un brivido in cui si mescolano pietà e turbamento, quando non un filino di perversione? Altra cosa sarebbe rimuovere ovunque gli ostacoli che di fatto impediscono ai portatori di handicap l'accesso a edifici, mezzi di trasporto, aree di paesi e città. Altra cosa promuovere una vera parità (non un'impossibile uguaglianza) tra chi è sano e chi non lo è, o non lo è più. Mostrare una donna nuda in carrozzella, magari con il pupo in braccio, può significare, nelle intenzioni, che per quanto impossibilitata a camminare, una donna è sempre una donna, e ha diritto a cercare l'amore, la maternità, la felicità. Ma l'amore, la maternità, la felicità (e il dolore) possono essere espressi solo da un corpo nudo? Chi l'ha detto? Una persona con handicap può essere bellissima, più bella di tante persone senza handicap: la bellezza ha mille forme. Cercare solo la bellezza fisica è sempre un limite, quando non è un errore. In arte il nudo impera. C'è il nudo bello e il nudo terrificante (basti pensare al famoso dipinto di Klimt sulle varie età della donna), il nudo che esprime la gloria della natura e quello che ne esprime l'umiliazione e la sofferenza. Nessuno, però, nell'arte che sia arte, esprime il tornaconto o peggio l'affare, e neppure il bisogno di protagonismo che è proprio del nostro tempo e che spinge ad apparire non importa come (a costo perfino di magrissime figure in tivù, ove si va a raccontare il proprio privato tra gli applausi di un pubblico voyeur).

Ora queste donne sfortunate, rispettabilissime nella loro sofferenza e ricerca di una vita che sia vita, si sono lasciate convincere che l'esibizione paga, oltreché in moneta sonante, anche creando attenzione per un giorno, un mese, un anno. Se non addirittura provocando nei più cinici un commento del tipo: "Però, sarà anche in carrozzella ma che pancia, che tette!". Non si tratta di scandalizzarsi per ciò che vien mostrato e che ha ben poco di scandaloso, ma per la mancanza di riserbo nei sentimenti che sempre più caratterizza la nostra epoca ed è in continua escalation. Anni fa la copertina di un settimanale annunciava un servizio sulla depressione con l'immagine di una ragazza nuda. Il messaggio che passava era suppergiù il seguente: "Ragazzi, ce le siamo fatte tutte, e se provassimo con le depresse?". Poi è stata la volta delle mastectomizzate. Dei volti sfigurati. Dei centenari. Ora delle paraplegiche. Prossima tappa?

E' giusto sapere e non rimuovere, ma l'immagine-choc uccide l'immaginazione e abitua a tutto, mentre indebolisce il potere della parola che diventa logora solo perché non sappiamo farle dire di più e di meglio.

*Giornalista e scrittrice, dirige la rivista "Leggere Donna" e collabora da tempo con i giornali veneti fondati da "la Repubblica", tra i quali "il mattino di Padova", sul quale è pure apparso questo articolo.

 

Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

torna su