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Sequestrata in casaDa cinque anni, a causa di una forma di distrofia diagnosticatami in età avanzata, sono praticamente impossibilitata a svolgere qualsiasi attività. E oggi, oltre a questo, devo anche fare i conti con l'"incomprensione" - e come altrimenti potrei definirla? - di alcune persone che dovrebbero tener conto del prossimo che ha diritto, per legge, alla propria autonomia. C'è infatti una questione che lede la mia dignità e soprattutto la mia indipendenza. Abito al terzo piano di un condominio che dispone di un ascensore molto piccolo, a tal punto che non solo è impedito l'accesso ad un'invalida come me costretta in carrozzina, ma anche ai comuni passeggini per bambini. E se in quest'ultimo caso si tratta soltanto di un po' di fatica in più per la mamma, per quanto mi riguarda rimango completamente esclusa dalla possibilità di mettere il naso fuori della porta. Devo andare dal dentista? Mi devono accompagnare in banca a ritirare la pensione? Niente da fare. Sequestrata in casa. Esiste una legge in Europa che dal 1979 impone che in ogni condominio, anche in presenza di una sola persona portatrice di handicap, vi sia un ascensore idoneo. L'amministratore del palazzo in cui vivo evidentemente la ignora, nonostante più volte gli abbia fatto arrivare, grazie al Tribunale per i Diritti del Malato, una copia del decreto. Un buco nell'acqua: da un anno non faccio altro che tempestarlo di telefonate. Sono intervenuti anche i carabinieri: tutto inutile. se qualcuno mi può aiutare... Amelia Rota
Articolo tratto da DM 148 - aprile 2003. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |