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Miostatina sotto i riflettoridi Tiziana Mongini L'Ottavo Congresso Internazionale Annuale della World Muscle Society si è svolto a Szeged, in Ungheria, all'inizio di settembre 2003, organizzato da László Dux, titolare della prestigiosa Cattedra di Biochimica dell'Università di Szeged. La scelta della sede ha voluto cogliere l'occasione per celebrare il centodecimo anniversario della nascita di Albert Szent-Györgyi, considerato in Ungheria uno dei padri della scienza e in particolare della ricerca sul tessuto muscolare; infatti, il noto scienziato, Premio Nobel nel 1937 per i fondamentali lavori sulla vitamina C, ha anche di fatto iniziato le prime ricerche sulle proteine contrattili del tessuto muscolare e nell'istituto da lui diretto a Szeged sono state avviate le prime ricerche sugli enzimi del ciclo di Krebs all'interno dei mitocondri. Tuttora la scuola di Szeged conduce studi biochimici all'avanguardia sul funzionamento del muscolo scheletrico. Come ogni anno, il Presidente della World Muscle Society, Victor Dubowitz, ha voluto condensare nei tre giorni di discussione i tre concetti fondamentali della Società, riassunti dalla tripla "E" inglese: Education, Entertainment, Excitement, come sempre con grande successo. Tutto questo allo scopo di favorire lo scambio multidisciplinare delle conoscenze e delle ricerche più nuove, in ambito neuromuscolare, sempre più in espansione, soprattutto a favore delle generazioni più giovani. Vari gli argomenti interessanti trattati. Per limitarci a quelli più significativi, grande attenzione è stata rivolta alle nuove forme di miopatie congenite e di distrofie muscolari, come già l'anno scorso a Rotterdam, con una migliore caratterizzazione dei difetti genetici e biochimici. Ampio spazio è stato dato agli studi di base sui cosiddetti "sistemi di segnale", cioè di comunicazione tra le cellule, nel tessuto muscolare in sviluppo e in quello patologico. Con l'avanzamento delle scoperte genetiche, le ricerche si stanno concentrando sempre di più sulla comprensione della correlazione tra alterazioni di un certo gene e il difettoso funzionamento della proteina da esso codificata, anche per concretizzare questa ormai immensa quantità di notizie genetiche in una possibile via terapeutica mirata. Un altro argomento di grande attualità, i nuovi orizzonti del trattamento delle malattie neuromuscolari, ha visto due momenti clou: uno nella presentazione dei promettenti risultati degli esperimenti in vitro e in vivo con la tecnica di exon skipping ("salto degli esoni"), che sempre più appaiono vicini al traguardo [ci eravamo già soffermati sulla questione in DM 148, vedi La Duchenne e il "salto" di un esone, N.d.R.]; il secondo, di assoluta novità, nella descrizione della miostatina, una nuova proteina regolatrice della crescita muscolare. Tale molecola - che appartiene alla superfamiglia dei fattori TGF-beta - ha una potente attività inibitrice sullo sviluppo del muscolo; quando il gene che la codifica è mutato, come avviene spontaneamente in un ceppo bovino, si verifica un'abnorme crescita dei muscoli che appaiono fino a dieci volte più grandi del normale; inoltre, non solo aumenta il volume del muscolo, ma aumentano anche il numero di fibre muscolari e le capacità rigenerative, con corrispondente aumento della forza. Questa osservazione, associata al fatto che nei topi transgenici privi di miostatina non sono state osservate altre alterazioni funzionali, ha fatto ipotizzare un possibile ruolo terapeutico dell'inibizione farmacologica (cioè nell'abolizione dell'attività) della miostatina nelle malattie neuromuscolari, che sono in genere caratterizzate da atrofia e perdita di tessuto contrattile. Uno studio preliminare sui topi mdx ha infatti dimostrato un aumento della massa muscolare, con un miglioramento fisiologico corrispondente, senza provocare effetti dannosi. Il nuovo approccio terapeutico di potenziamento della massa muscolare - mediante l'inibizione della miostatina - potrebbe quindi guadagnarsi rapidamente un ruolo primario in attesa dei successi della terapia genica; si attendono perciò i risultati degli studi ancora in corso sui benefici e sugli eventuali effetti negativi a lungo termine, che potrebbero limitarne l'efficacia, prima di iniziare le ricerche sull'uomo.
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |