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L'importanza della Pet Therapydi Alice Arduin* La Pet Therapy consiste in attività assistite da animali, ossia attività di sostegno rivolte a persone che possano trarre beneficio, a diverso titolo, da sedute di relazione guidata con gli animali stessi. Il più importante vantaggio ascrivibile a questo tipo di terapia - e più in generale all'intimo rapporto di un essere umano con gli animali - è certamente quello di migliorare la qualità della vita di una persona. Grazie alla Pet Therapy, infatti, si possono conseguire netti miglioramenti a livello emozionale-espressivo, relazionale, cognitivo, nelle più diversificate patologie. Recentemente, in occasione del Meeting Nazionale organizzato dalla Regione Veneto (Non discriminazione e diritto di cittadinanza delle persone con disabilità), a Montegrotto ed Abano Terme, presso Padova, vi è stata anche la presentazione di un interessante progetto (Qua la zampa!), curato dall'Associazione Culturale "Cave Canem" di Lìmena (Padova) e introdotto dalla psicologa Alice Arduin, con una relazione della quale presentiamo i passi più importanti. Come psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia analitica transazionale, faccio parte da qualche tempo di un gruppo multiprofessionale di Pet Therapy, composto anche da un veterinario (Roberta Palladino), un educatore (Daria Zanocco) e alcuni amici pet trainers (i signori Rampazzo), insieme ad una serie di meravigliosi cani. La Pet Therapy è da molti conosciuta, ma da pochi praticata e d'altra parte solo da poco tempo essa ha trovato riconoscimento nelle nuove disposizioni del Decreto Sirchia, vera e propria carta dei diritti degli animali, in cui sono dettati tutta una serie di articoli a loro difesa. Nell'articolo 8 di tale provvedimento si parla appunto di terapia assistita dagli animali. Ma che cosa significa esattamente Pet Therapy? Si tratta letteralmente di "terapia con un animale da compagnia", un animale che presenti cioè una particolare socievolezza e una cura, un'attenzione, una predisposizione per l'essere umano. Fra i gatti, i conigli, le caprette, i cavalli ecc., che vengono utilizzati a tal fine, noi abbiamo focalizzato la nostra attenzione sui cani di razza Labrador, cagnoloni non proprio di piccola stazza, ma che presentano una pazienza, una docilità e un vero e proprio amore per il lavoro con l'uomo. Essi, naturalmente, sono controllati sia dal punto di vista fisico che psicologico dal veterinario competente. Il nostro lavoro è iniziato grazie ad una collaborazione con l'USLL 16 di Padova e in particolare il Centro Disabili Psichici Gravissimi dell'Ospedale dei Colli aderisce da quest'anno ad un programma di Pet Therapy con sedute settimanali. Tale struttura, diretta da Paolo Paolucci, ospita persone con un grado di disabilità psichica piuttosto rilevante, prevalentemente di tipo autistico. Essi sono assolutamente non autosufficienti, oltre che privi delle abilità sociali e comunicative di base e il loro ritiro sociale è davvero molto pronunciato. Il programma con queste persone ha cercato di stimolare aspetti motori (con lunghe passeggiate nel giardino del Centro e l'acquisizione di abilità quali mettere e togliere il guinzaglio al cane), cognitivi (con l'osservazione di componenti della memoria a breve e lungo termine e dell'attenzione nell'esecuzione di semplici compiti, quali preparare da mangiare all'animale), ludici (con l'organizzazione di giochi con la palla) ed espressivi (prendersi cura del cane, ad esempio dandogli da mangiare e da bere, spazzolandolo, accarezzandolo e così via). Oggi ci sembra che la Pet Therapy abbia avuto un ruolo fondamentale nel motivare in queste persone movimenti affettivi ed emozionali, con l'emergere di un atteggiamento relazionale e di un rapporto talora addirittura "esclusivista" con l'animale. Ed è noto che molto raramente nella patologia autistica grave si verifica un comportamento affettivo nei confronti dell'essere umano; la nostra esperienza sembra ora dimostrare che nei confronti del cane tale moto relazionale sia possibile. Lo stesso già citato dottor Paolucci ha sottolineato come le persone ritornassero al Centro manifestando una sensazione positiva di benessere e di rilassamento, prendendo parte con una maggiore motivazione anche alle altre iniziative proposte. La possibilità, quindi, di stimolare elementi relazionali ed affettivi nelle persone ci ha portato a sviluppare programmi indirizzati a tutte quelle patologie che mostrano deficit o difficoltà proprio in queste aree: mi riferisco alla schizofrenia, alla depressione maggiore o minore, alla demenza, all'insufficienza mentale e altre ancora. In tal senso, alcune importanti collaborazioni ci hanno consentito di ideare programmi educativi e didattici da presentare nelle scuole (zooantropologia). Se parliamo però di persone diversamente abili, di coloro cioè che per motivi diversi si trovano a sperimentare uno stato di sofferenza fisica e, talora, conseguentemente psicologica o adattativa, riteniamo che la Pet Therapy possa essere proficuamente indirizzata anche a loro, con programmi specifici che tengano conto delle esigenze e delle richieste individuali. Tale pratica, infatti, offre la possibilità di uno spazio psicologico di positività e, a livello fisiologico, ha importanti riflessi sul piano del sistema nervoso centrale, di quello autonomo e del sistema cardiovascolare. Potente, infatti, è lo strumento utilizzato, che non consiste solo nel rapporto con il cane, ma anche nella nostra stessa istintività. E' in pratica la possibilità di un contatto con la parte "più bambina" di noi stessi che, molto spesso, con i ritmi sfrenati della vita contemporanea, non ha molto tempo od occasione di emergere. In sostanza, crediamo fermamente che la Pet Therapy sia in grado di migliorare la qualità della vita delle persone, oltre ad essere portatrice di una filosofia estremamente positiva, come quella del contatto con la natura e con la naturalezza che c'è in noi. *Psicologa dell'Associazione Culturale "Cave Canem" di Lìmena (Padova) (E-mail: cavecanem3@libero.it).
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |