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La lezione di Nadiadi Franco Bomprezzi Qualche settimana fa, una bruttissima notizia ci ha colto in redazione: quella della scomparsa di Nadia, moglie di Franco Bomprezzi, nostro direttore responsabile. Mai come questa volta - al di là delle formule d'uso - più che volentieri riceviamo e pubblichiamo la seguente nota inviataci proprio da Franco, al quale ci stringiamo tutti in un grande, ideale abbraccio. Possono le vicende personali avere un valore generale, senza che questo giudizio derivi solo dai propri sentimenti? Io credo di sì. E oggi, a pochi giorni dalla perdita di mia moglie Nadia, trovo molte risposte alle mie scelte di vita e di impegno professionale. Le ho avute assistendo al ricordo commosso di tanti suoi amici, recenti e antichi, che conservano vividi ricordi di una persona capace di porsi sempre in ascolto e di donare generosamente agli altri almeno un sorriso e un consiglio concreto. Nadia viveva in carrozzina dall'età di tre anni, da quando un camion l'aveva travolta a due passi da casa. Per lei dunque, come per me, la disabilità era la condizione "normale" di vita. Con grinta e determinazione è divenuta, negli anni, un esempio concreto di che cosa significhi mettere a disposizione la propria esperienza di vita, con semplicità, con praticità. Ha aiutato innumerevoli giovani paraplegici (e non solo) ad avere più grinta, più rispetto per se stessi, per la propria immagine fisica, per la propria autonomia personale. Ha affrontato la vita con durezza, e con gioia. Mi ha messo spesso in difficoltà, perché ogni volta dovevo verificare - al vaglio della sua esperienza di vita vissuta - la distanza che intercorre tra le parole e i fatti. Ha saputo organizzare una vita indipendente per noi due, senza scegliere percorsi burocratici o aiuti assistenziali, ma semplicemente usando energia e buon senso. Non si è mai pianta addosso. Eppure da anni viveva le conseguenze devastanti di una serie incredibile di scompensi fisici, che la limitavano, e la costringevano a ricorrere sempre più all'aiuto altrui. Ma anche in questa situazione, sempre più difficile, era lei che rappresentava, anche per le persone che la accudivano, una fonte inesauribile di consigli e di attenzioni affettuose e pressanti. Il suo scambio era sempre alla pari. Dava e riceveva, ogni giorno. Fino a quando il gioco della vita ha mantenuto un equilibrio accettabile. Poi, con grande dignità, ha scelto di staccarsi da un involucro che non le si adattava più. E ha rinunciato a combattere. Ora devo continuare io, anche per lei. Ci proverò.
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |