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La mia cara girandolonadi Salvatore Coppola Ho conosciuto Lorena dieci anni fa, tra gli "Amici di Penna" di DM. Aveva una grande passione per la Sicilia, senza esserci mai stata e da un po' di tempo corrispondeva con alcuni ragazzi della mia terra, che per lei significava il sole, il mare e il calore che sentiva nelle persone che conosceva e che aveva imparato ad amare. Cercava sempre nuovi contatti, per alleviare una solitudine spesso presente, in una vita che scorreva su binari "scritti" dalla sua famiglia, per troppo amore o per troppa ignoranza, non saprei dirlo. Dentro quel corpicino, però, c'era una voglia pazzesca di emergere, di non darsi mai per vinta, lei, nata troppo presto e troppo tardivamente messa in un'incubatrice. Era stata la sua forza a farla sopravvivere, a dispetto di una tetraparesi spastica, aggravata da gravi problemi di udito, linguaggio e vista. Sopravvivere. E vivere. Lottando, aveva superato l'infanzia, la scuola, aveva preso un diploma, poi un altro, limitata da tante cose, ma mai doma. Allora era già donna, ma non riusciva a vivere come avrebbe voluto. Andava avanti con coraggio, però, senza mai lasciare che l'handicap limitasse la sua intelligenza. I primi tre anni del nostro rapporto a distanza sono stati tranquilli. Lorena mi raccontava la sua vita, legata soprattutto alla famiglia, alla chiesa, ai gruppi che frequentava, in cui però non trovava quello che cercava: la libertà di decidere, di vivere la sua esistenza. Poi, dopo tanta attesa, ricominciò a lottare con forza per allontanarsi da casa, per andare a Roma e frequentare il Don Gnocchi, imparare ad usare un computer e visitare l'amata Sicilia, la terra dei suoi amici più cari. Alla fine venne a Palermo e lì la conobbi, minuta, con i suoi spessi occhialoni, così tenera e disarmante nella sua grande emozione che le impediva di stare ferma seppure per poco. Le portai dei fiori - unico fra i tanti che l'accoglievano - ma non ebbi il coraggio di stare con lei se non per pochi minuti. Ero timido, schivo e mi trovavo in difficoltE0 nel parlarle, nello stare insieme agli altri. E così ricominciammo a scriverci come sempre, a parlare qualche volta al telefono. La chiamavo "girandolona", io che non uscivo mai di casa, io che potevo fare tante cose, ma che al confronto venivo surclassato da quella birbante, piccola donna... Tornò presto in Sicilia, ma non potei rivederla neanche per un attimo, pur avendone voglia. Così, la volta successiva, venne con un'amica, per stare un po' anche a casa mia. Dicono che siamo gente calorosa e forse fu quello che fece amare a Lorena la Sicilia, i siciliani e poi anche me... O forse furono i dolci, il mare, il sole... Fatto sta che dopo quei due giorni, mi volle sempre più vicino a lei. Era un momento di forti contrasti con la sua famiglia e io le stetti vicino come potevo. La chiamavo spesso, le scrivevo molto, si sentiva compresa da me più che da altri. Le parlavo di mia cugina - una ragazza con gli stessi suoi problemi - e della sua vita molto libera. Al Don Gnocchi la rendevano più autonoma, le insegnavano a non avere paura nell'affrontare da sola le varie prove della vita e i primi contatti con altre persone nella sua stessa condizione le infusero nuovo coraggio, oltre al "germe della disubbidienza". Cominciò così a rivoltarsi contro la famiglia, ad affermare diritti che prima non sapeva neanche di avere e io le fui vicino, ammirandone il coraggio. Un giorno si allontanò da casa da sola, prendendo il treno dalle Marche alla Sicilia, raccontando un sacco di bugie, per stare vicino a me - sentiva di cominciare ad amarmi - e ad altri ragazzi come lei, che sempre più le infondevano la voglia di cambiare la sua vita. E alla fine, dopo numerosi scontri con la famiglia, se ne staccò completamente e venne a vivere da me. Per me lei restava una piccola sorellina, bisognosa di aiuto, che le serviva per proclamare la sua indipendenza, per gridare al mondo che era libera, anche di vivere con un uomo, anche di volersi sposare. I dissapori con i suoi genitori durarono per ben due anni. Fummo presi per pazzi, io anche per approfittatore. Ma non molto tempo dopo Lorena vinse le mie reticenze e mi "strappò" una promessa di matrimonio. Pian piano le acque si calmarono e... ci sposammo! Dicono sia stata una cerimonia bella e commovente. Di sicuro fu insolita, sia per gli sposi che per gli invitati e la mia piccola strappò anche a me una lacrimuccia, quando arrivò davanti alla chiesa nel suo abitino bianco. Ora sono passati quasi due anni e Lorena è sempre la solita piccola testarda dal caratteraccio impetuoso! E' difficile stare vicino ad un vulcano del genere. Io ci provo come posso, ma mi sento molto meno abile di lei! E vorrei che tanti nostri amici avessero quel suo caratteraccio. Quante vittorie potrebbero ottenere!
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |