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Quando arriva il businessdi Gianfranco Bastianello "Al servizio dei bisognosi". "Per la risoluzione dei problemi dei disabili". "Il nostro volontariato al servizio dei cittadini": sono alcuni tra gli slogan che si trovano presso alcune associazioni di volontariato, le famose ONLUS. Enrico Lombardi, sul nostro stesso giornale [Un mondo che cambia, in DM 146/147, N.d.R.], lamentava una sorta di processo di "polverizzazione" delle associazioni che si occupano di disabilità. Ho provato a sentire in giro, oltre alle solite "navigate" in Internet, per capire cosa stia succedendo. Per semplificare, senza fare nomi, porterò alcuni esempi. Caso A - I volontari del soccorso nascono perché c'è un'effettiva carenza nei soccorsi prestati dall'ospedale, essendo questo troppo lontano. Si comincia con un'ambulanza di seconda mano, in caso di bisogno, basta telefonare e si trova sempre un volontario disposto a dare una mano. Loro si prestano gratuitamente per assistenza alle gare ecc. Passano gli anni, il loro servizio diventa indispensabile, ora hanno quattro ambulanze più un pulmino per trasporto disabili. Hanno una convenzione con l'ASL per i trasporti. All'assistenza alle gare si fanno pagare. Oltre ai soci hanno quattro dipendenti più alcuni obiettori. Ora, se chiedo un trasporto, mi rispondono che se non è urgente bisogna prenotarlo, altrimenti bisogna chiamare il 118. Lo stesso dicasi per i trasporti per esami clinici: bisogna rivolgersi all'ASL. Che fine ha fatto la disponibilità del volontario? Caso B - L'associazione di disabili nasce per dare dei riferimenti e un aiuto concreto ai disabili e alle loro famiglie. I volontari si prestano a fornire informazioni, i medici a visitare i pazienti e si interessano ad inviarli a strutture specializzate. Si svolgono pratiche per il riconoscimento dell'invalidità e così via. Basta telefonare e si trova sempre qualcuno disponibile a consigliarti o a darti una mano. Ora hanno una convenzione con l'ASL per le terapie, hanno dei dipendenti, degli orari d'ufficio, diversi pulmini per la gestione dei trasporti disabili. Se ho bisogno, non trovo nessuno che mi ascolti o che mi indirizzi in qualche centro specializzato, mi devo arrangiare. Oppure devo associarmi. Per i documenti mi dicono di andare al distretto sanitario. Che fine ha fatto il volontariato? Caso C - Un'altra associazione che si occupa di legislazione per disabili. Nasce perché c'era bisogno di soddisfare una grande richiesta di chiarimenti legislativi legati alla disabilità. I volontari si prodigano nella compilazione dei moduli, distribuiscono consigli per l'esenzione dei ticket, per gli ausili ecc. Basta una telefonata e trovi qualcuno disposto a consigliarti e a darti una mano. Ora l'associazione è ramificata in tutta Italia, hanno dipendenti e orari d'ufficio; ti consigliano dove recarti per gli ausili o per acquistare una vettura e però per ottenere degli sconti ti devi associare, altrimenti fanno fatica a darti retta. E il volontariato solidale? Succede questo in giro per l'Italia del volontariato che diventa business. Succede che ci si rivolge ad un'associazione perché quotata e questa non ci aiuta; o perché troppo politicizzata per badare alle nostre quisquilie oppure ci costringe ad associarci per avere un po' di attenzione. Ecco allora, probabilmente, il motivo del fiorire di piccole associazioni (magari formate da una decina di persone fra direttivo e soci) che si occupano unicamente di un problema e, concentrate unicamente su quello, vanno incontro al mondo. Poi forse anche loro cresceranno e per strada perderanno i princìpi per cui sono nate: aiutare gli altri. Ma perché succede ciò? Perché l'associazione inizialmente nasce con uno scopo primario, con buone idee e princìpi, che possono essere di aiuto, consulenza o altro. Può succedere che poi, grazie a dei buoni operatori, grazie all'impegno dei volontari, grazie a qualche tattica vincente, l'associazione riesca a sfondare e ad avere successo. E così comincia ad ingrandirsi, partecipa a bandi, concorsi nazionali ed europei. Per fare tutto ciò serve però una struttura capace di "rincorrere i soldi pubblici". Succede così che alla fine il lavoro del sodalizio sarà in gran parte svolto per assicurarsi fondi per vivere, per continuare a crescere, dimenticandosi però di coloro per i quali era nata l'associazione. Scatenerò le ire di qualcuno affermando ciò? Mi piacerebbe essere smentito, ma il germe della polverizzazione credo che stia proprio qui, nel dimenticarsi il motivo per cui si è nati, la base che ci ha dato i natali. Spesso e giustamente riusciamo così bene nell'integrarci con i normodotati che ci dimentichiamo di chi ancora sta lottando per emergere dal proprio tunnel di disperazione.
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |