DM 149/150 Gennaio 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Nude: perché no?

di Gianni Minasso

Non ho alcuna intenzione di incominciare una sterile disputa con Gabriella Imperatori, vorrei solo manifestare qualche dubbio a proposito del suo articolo Quando il nudo è inopportuno, pubblicato da DM 148, in riferimento al calendario Angeli senza ali, dedicato a dodici donne paraplegiche nude.

Dice Imperatori: "Handicappate nude? Meglio di no. `Business is business', anche se travestito da correttezza politica". Sono femminista da lunga data e quindi l'ipotizzata correttezza politica di un qualsiasi calendario di donne svestite mi sembra davvero una contraddizione in termini.

E poco oltre: "Abbiamo così poca fantasia da aver bisogno di vedere e far vedere tutto, magari con un brivido in cui si mescolano pietà e turbamento, quando non un filino di perversione?". Pietà e turbamento... ma non erano questi i motivi per cui, una volta, gli handicappati erano segregati in casa? Perversa la nudità di un disabile? Non potrebbe a suo modo essere anche bella?

E ancora: "Ma l'amore, la maternità, la felicità (e il dolore) possono essere espressi solo da un corpo nudo?". Non "solo", a parer mio, ma "anche" da un corpo nudo.

"Cercare solo la bellezza fisica - sostiene ancora Imperatori - è sempre un limite, quando non è un errore". Poiché la bellezza fisica dei disabili è un limite quasi mai cercato, ben venga l'occasione in cui qualcuno prova a rintracciarlo. Pur esagerando.

"Se non addirittura provocando nei più cinici un commento del tipo: `Però, sarà anche in carrozzella, ma che pancia, che tette!'": in genere l'autostima dei disabili è più latitante dell'acqua calda in Antartide e quindi, personalmente, non sarei così dispiaciuto se un'esponente dell'altro sesso commentasse il mio passaggio con un inverosimile "Ammazza, che fusto a rotelle!".

"E' giusto - conclude Imperatori - sapere e non rimuovere, ma l'immagine-choc uccide l'immaginazione e abitua a tutto". Sia per una volta lodato il tentativo di "banalizzazione mediatica" del diverso, in modo che un giorno osservare un corpo nudo in carrozzina (o una semplice carrozzina) non sarà più scioccante che occhieggiare le poppe di una starlette o le chiappe flaccide di un cantante famoso.

Siamo alla spasmodica ricerca di un'integrazione armonica dell'handicap nel contesto sociale, ma in primo luogo dovremmo arrivare ad essere considerati tutti uguali (nel bene e nel male); soltanto in una fase successiva potremo allora tentare di migliorare cinismi, consumismi, settarismi e tutti gli altri deleteri -ismi. Non ci illudiamo: il disabile appare ancora molto distinto dal resto della popolazione e quindi mi chiedo: non è che magari una tappa della (peraltro) utopica integrazione possa anche passare per la diffusione di un calendario scollacciato?

Infine, non voglio sollevare altre questioni relative all'ormai arcaica concezione cattolica del sesso, considerato come peccato ovunque e con chiunque, disabili inclusi...

 

Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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