DM 149/150 Gennaio 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Muri di cristallo

di Stefania Delendati

Normodotati, ovvero quelli dotati di normalità, e disabili, vale a dire quelli con abilità dis-torte. Ci hanno classificati così, in due caste ben distinte e timorose l'una dell'altra. Un normodotato può ritrovarsi disabile, ma un disabile non riesce a trasformarsi in normodotato e tutti continueranno a guardarsi con sentimenti differenti a seconda della condizione fisica: mentre la persona sana avrà sempre negli occhi un lampo di compassione per il più sfortunato, quest'ultimo non potrà fare a meno di pensare con invidia alla vita ricca di possibilità di chi non sia portatore di handicap.

I due mondi si incontrano ma non si integrano, sono ancora troppi i pregiudizi e la diffidenza insita nell'uomo non aiuta ad abbatterli. I muri eretti dalle barriere culturali una volta erano di spessi mattoni, senza feritoie per spiare dall'altra parte; oggi sono di cristallo, quindi si osserva di là, ma non ci si tocca.

Quali pensieri attraversano la mente dei normodotati quando riflettono su ciò che vedono oltre il muro di cristallo? Se è vero che le esperienze per capirle bisogna viverle, invito tutti ad immedesimarsi in prima persona nel racconto che segue, da non leggere come un semplice "elenco di azioni". Bisogna invece entrare nelle azioni e pensare a come ci si sentirebbe da protagonisti!

Siete disabili e perciò ogni vostro movimento è condizionato dalla presenza assidua accanto a voi di una persona che vi dà una mano, persino per allontanare una mosca dispettosa che vi passeggia sul naso. Al mattino potete alzarvi quando vi pare, non c'è una sveglia rompiscatole che interrompe i sogni. Una pacchia? Mica tanto, visto che il `privilegio' di dormire qualche ora in più è dovuto alla vostra cronica disoccupazione. Per gli standard aziendali siete inesorabilmente un ingranaggio lento e improduttivo, quindi inutile. Poco importa se voi sapete che non è così, se con i giusti adeguamenti potreste fare la vostra parte, non conta la legge sul collocamento obbligatorio: siete handicappati e il vostro status vuole che lo stipendio guadagnato venga sostituito dalla pensione. Ah, dimenticavo: una percentuale consistente di normodotati vi crede fortunati proprio perché avete la pensione d'invalidità (che provino loro a viverci dignitosamente!!). Tornando alla giornata tipo, dopo la toilette mattutina, la vestizione e la colazione - tutte mansioni bisognose di assistenza - rimane da decidere che si fa: si resta tranquilli a casa o ci si avventura nel mondo esterno? Optate per la seconda, sempre se qualcuno vi accompagna, e andate in città. Avete il permesso per parcheggiare nelle aree riservate, ma tante sono occupate abusivamente da non aventi diritto. Il vigile passa, vede e prosegue. Riuscite comunque a trovare un posto libero e iniziate la passeggiata. Tra gradini disseminati ovunque, anche nei luoghi pubblici, marciapiedi sconnessi e un fondo stradale a ciottoli che `fa chic', ma mette a dura prova le sospensioni della vostra carrozzina, arriva il momento di ripartire (anche perché avete un'urgenza impellente e non si trova un bagno accessibile, sono tutti `formato puffo'). A casina sì che si sta bene, è tutto comodo, niente barriere architettoniche e niente sorrisini compassionevoli dalla gente che vi giudica persone a metà. Attenzione: che non vi salti in mente di diventare come quei disabili lagnosi che si lasciano vivere, piangendosi addosso. Le difficoltà ci sono e ci sarà sempre bisogno di qualcuno che scacci la mosca posata sul vostro naso, ma l'imperativo è non arrendersi e diventare, ognuno come può, attore di un cambiamento positivo della propria situazione...

Bene, com'è sembrata questa incursione virtuale nel quotidiano vivere disabile? Chi abbia seguito il mio consiglio e si sia immedesimato con trasporto nel racconto, credo che ora abbia un'idea più vicina alla realtà di quali problemi un portatore di handicap debba affrontare. Problemi a volte in apparenza banali, difficili da immaginare per le persone che possono muoversi liberamente e in piena autonomia.

Eppure, quando vengono intavolati discorsi sulla disabilità - si tratti di sedi istituzionali o di semplici dibattiti - gli invitati a dire la loro hanno lauree, prestigio, un nome famoso e... un'invidiabile forma fisica!! Manca insomma la competenza pratica e diretta che in tema di handicap vale più della teoria.

I discorsi di mille studiosi, illustri e normodotati, che hanno trascorso un'intera esistenza ad analizzare le difficoltà dei disabili e le possibili soluzioni, non avranno mai l'incisività e l'ampiezza di vedute del pensiero di un unico disabile ignoto che invece ha trascorso l'esistenza sua in compagnia di quelle stesse difficoltà, superandole (o almeno provandoci) e quindi, nel momento in cui ne parla, non lo fa per sentito dire.

 

Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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